Allarme bomba inesplosa, possibile evacuazione. Il ricordo dello scoppio del 21 gennaio ’44

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6 ottobre 2011

Bomba seconda guerra mondiale

Un ordigno bellino della seconda guerra mondiale

MONTECCHIO – Un ordigno da 100 chili è stato trovato nel cuore di Montecchio. La bomba, un residuato bellico, è stata rinvenuta mentre venivano effettuati lavori sulla rete fognaria del centro del paese. Da giorni, infatti, sull’arteria principale di Montecchio, via XXI Gennaio (che prende nome, non a caso, dal 21 gennaio ’44, data dello scoppio di una polveriera nel cuore di Montecchio) il traffico è ridotto a una corsia all’altezza della lavanderia a gettoni, nei pressi del night club Tiffany, fino all’incrocio che porta a Tavullia: il cantiere che ha riportato alla luce la bomba, inesplosa, si trova a poche decine di metri da un distributore di benzina. Quattro famiglie sono state evacuate ma domenica, giorno stabilito per far brillare l’ordigno, potrebbero essere evacuate molte più abitazioni montecchiesi così come dei centri vicini. Si deciderà questa in Prefettura, in un summit in cui verranno decise le modalità di scoppio.

Non è la prima volta che a Montecchio riaffiorano bombe della Seconda Guerra Mondiale. Il centro fogliense, infatti, fu teatro delle terribile scoppio di una polveriera, nel cuore del paese, che ne devastò abitazioni e provocò decine e decine di morti.

Riportiamo, di seguito, un estratto dell’intervista a Domenico “Bibi” Burani, titolare della Davani Viaggi, tratta dal periodico “Forza Real”, che quel 21 gennaio del ’44 lo visse in prima persona a Montecchio.

 

 
 
 

 
 
 
 

 

“Facevo la quinta elementare. Una mattina trovammo tutti i banchi in piazza – racconta Burani -. Di notte erano arrivati 120 italiani prigionieri dei tedeschi. Per molti giorni accatastarono cassette di mine: lì, nel centro del paese, nessuno le avrebbe toccate. Il 21 gennaio, alle 9 di sera, divampò l’incendio fatale. Tra i montecchiesi e i soldati italiani si era creato un bel rapporto: ci vennero ad avvisare, molti non fecero in tempo. Io rimasi 5 ore sotto le macerie, insieme a mio padre. Usciti vivi ci ritrovammo nella casa di “Tiravent”: lì c’era la Gioconda di Bezziccheri con la figlia morta nelle braccia… Prendemmo un cavallo da Pedini e verso Montegaudio incontrammo mio zio su un furgone Guzzi: lì c’erano mia mamma e mia zia. Era freddissimo quel 21 gennaio. Mia madre piangendo disse a mio padre: dammi la chiave di casa. Mio padre rispose che non ce n’era più bisogno…”.

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