Le nostre storie, quelli che fanno sport: Maria, un esempio per tutti

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6 ottobre 2011

di Luciano Murgia

 

 

Maria Piersanti

Maria Piersanti

PESARO – In una città in cui lo sport è un fenomeno sociale rilevante, vogliamo fare la conoscenza di chi lo sport lo pratica con passione e non si accontenta di seguirlo stando comodamente in poltrona o sul divano o in tribuna. Il nostro viaggio inizia con una straordinaria ottantacinquenne. Forse è capitato anche a voi di vederla pedalare su una bicicletta a tre ruote mentre va a Fosso Sejore, sulla pista ciclabile del mare.

Maria Piersanti, nata il 20 gennaio 1925, è uno straordinario esempio di volontà, di amore per se stessi, di vita sana praticando sport. Maria è una… triatleta: nuota, pedala e cammina.

“Vado in bicicletta tutti i giorni, ovviamente quando le condizioni meteorologiche me lo permettono. Pedalo fino a Fosso Sejore. In estate – soprattutto in questa, visto che bel tempo e caldo non sono mancati – esco alle 6,30 del mattino. Sono circa 10 chilometri al giorno. Quando vado al porto anche qualcuno di più…”. E pensare che tempo addietro ha avuto un incidente stradale che l’ha fermata a lungo.

Maria non si accontenta della bicicletta…

“Che mi fa compagnia soprattutto d’estate, quando la piscina è chiusa…”.

Quando la piscina, anzi la micropiscina di Viale della Vittoria, riapre… Maria nuota.

“Adesso che ha riaperto, vado tre volte la settimana a nuotare. In verità, prima facevo nuoto a giorni alterni, adesso due volte nuoto e una pratico l’hidrobike”. Una pedalata in acqua che giunte all’altezza della vita. Nei fatti è una sorta di spinning (pedalata accompagnata dalla musica), ma nell’acqua.

E aggiunge le pedalate e le camminate.

“Anche oggi, prima di uscire in bicicletta, ho fatto una bella camminata per andare al cimitero alla tomba di mio marito”.

L’ho vista nuotare, molto bene, a dorso e addirittura stare con la testa sotto l’acqua per almeno un minuto. La sua capacità respiratoria è incredibile.

“E’ vero, ci sto a lungo, più di un minuto, misurato con il cronometro”.

Alla quotidiana attività fisica, Maria unisce l’impegno per la famiglia.

“Ho due figlie, quattro nipoti e adesso sono anche bisnonna. I nipoti li ho cresciuti tutti io. Alla domenica siamo in dieci a tavola. Cucino io, faccio tutto a mano (ravioli, cappelletti, cannelloni). Compro soltanto il tonno”.

Maria ha iniziato tardi a la pratica sportiva…

“Avevo più di settant’anni. La prima volta che sono andata alla piscina di Via Togliatti ero impaurita. Prima di allora temevo di bagnare anche i piedi in mare. Ci pensava mio marito a tenermi su; io l’abbracciavo con le gambe ai fianchi e con le mani al collo. In piscina ho iniziato con il salvagente e con i braccioli. Mi veniva da ridere e al bagnino Claudio dicevo: “Ho fatto il massimo per l’età che ho”. Ma non mi sono vergognata. Avevo in testa solo che dovevo riuscire a imparare, che dovevo nuotare… Lei mi ha visto andare a dorso. Non posso nuotare a stile libero per problemi alla schiena, alle vertebre. All’inizio non riuscivo a rimettermi in piedi e Claudio, sorridendo, mi invitava a non preoccuparmi: Domani ti troviamo ancora qui e ti tiriamo su. Io non mi sono lamentata mai, anche del dolore che mi porto dentro dalla scomparsa di mio marito”.

Uno straordinario esempio di forza di volontà.

“Alla mia età, quando si perde tutto, ci si sente svuotati. Non ho desideri, ma non conosco il significato di voglio o vorrei, per me esiste solo devo. Quando mi impegno devo riuscire a raggiungere l’obbiettivo”.

Figlie e nipoti come commentano quando racconta che ha nuotato, dove è andata in bicicletta…

“Mie figlie dicono: mamma, sta zitta che non ti capita più niente. Sì, sono molto contente. Doveva vederle quando la piscina mi ha dato la medaglia… Erano presenti responsabili del Comune. Roberta, che ci assiste mentre nuotiamo, ha fatto un discorso con tanti elogi per me. Io mi ero messa dietro, perché all’età mia in piscina non ci sono neanche le mosche. Lei mi ha messo la medaglia al collo, abbracciandomi forte. Ero in imbarazzo”.

Lei utilizza la pista ciclabile: come si trova?

 

“Bene, ma ci vorrebbe più rispetto reciproco. Bisognerebbe cambiare la testa di molti. Giorni fa, tamponandomi, hanno rotto una luce della mia bicicletta. Come vede, è a tre ruote. Quando ho iniziato a pedalare, volevo essere certe dell’equilibrio e ho scelto una Graziella con la terza ruota. Mi sento più tranquilla. Le dicevo che ci vorrebbe più rispetto, e invece… Vi racconto un fatto che mi ha rattristato molto. Lunedì, mentre pedalavo tranquillamente diretta a Fosso Sejore, sono transitati tre ciclisti. Sorpassandomi, uno ha detto agli altri: “Questa qui la vedo ogni tanto, sta sempre in questa pista…”.E un altro ha commentato: “Questi vecchi!”. Me l’avesse detto più vicino, gli avrei risposto a tono. Quando tornavo verso Pesaro, mi hanno sorpassato ancora e uno ha esclamato di nuovo: “Oh, questa la ritroviamo ancora!”. Io conosco la mia età e ne sono orgogliosa. Mi dà fastidio il disprezzo che mostra alcuni come i tre ciclisti. Per fortuna non sono tutti così. In piscina sono tutte più giovani di me. Una mi abbraccia sempre dicendomi: “Maria, racconto sempre di te, sei un esempio”. Mi dà fastidio, invece, la mancanza di rispetto”. Quel rispetto che i tre ciclisti non conoscono. E non sono i soli, purtroppo.

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