Un atto di “Fede” per Buffa e il suo Black Jesus

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10 ottobre 2011

Federico Buffa

Federico Buffa circondato dai fans a fine serata

PESARO – Domenica sera, più freddo che fresco, in diretta televisiva non criptata il derby lombardo dei canestri. EA7 contro Cimberio, Scariolo contro Recalcati. Il ritorno ufficiale di Danilo Gallinari. E altri motivi per stare a casa, al calduccio. Non per la “tribù” di Federico Buffa, per quelli che “se non fai le telecronache della Nba è già pronta la disdetta a Sky”.

“Al momento, le farò. Magari non mi vogliono per il calcio, ma per il basket sì”.

“Quelli” prendono d’assalto la sala del Consiglio provinciale, esaurita a sedere e in piedi. Ci si accomoda sul pavimento senza battere ciglio. L’importante è esserci, partecipare alla tappa pesarese del tour per la presentazione dell’ultima edizione di Black Jesus, la straordinaria antologia con cui Federico racconta “storie che oggi sarebbero su youtube, ma allora non c’era. Serve la parola, scritta o parlata”. Lo presenta Lorenzo Scatigna, che di “Fede” è amico vero, ma anche di colori (rossoneri) e di frequentazioni di basket. Buffa, che a Pesaro è amico anche di Massimo Ambrosini, qui torna sempre volentieri. Nell’occasione per l’ultimo appuntamento con i racconti dello sport proposti da Pindaro. Lo saluta e lo ascolta, attentissimo come tutti, l’assessore provinciale allo Sport Massimo Seri. Due ore di domande e risposte, prima di Lorenzo poi del pubblico. Si parla solo di loro, dei miti della Nba. Dei “maudit” come dei campioni che non si sono gettati via. Dei Lakers e di Ettore Messina, voluto da Mike Brown. “Mike Brown????”, ironizza Buffa, raccontando storie su Phil Jackson e Jimmy Buss, figlio del padrone dei Lakers. Della serrata, pardon del lockout, e di Bryant. Federico ha un’opinione che chiude le porte alla proposta di Sabatini: “I campioni non scendono dall’Olimpo!”. La serrata è solo un discorso economico, perché “la Nba fa girare 4,3 miliardi di dollari”. In ogni caso, se partirà “sarà una stagione in tono minore. Ditemi voi se si possono giocare 5 partite a settimana girando gli Stati Uniti”.

Che lui conosce bene, visto che ha varcato l’Atlantico 103 volte. Una volta, grazie alla Scavolini che gli aveva chiesto un aiuto per trovare un americano, “in prima classe. Non sapevo cosa fosse, abituato a partire in standby, quando si liberava un posto mi precipitavo all’aeroporto. Ringrazio ancora Vito Amato, l’allora general manager pesarese, per quel viaggio. Pesaro puntava su Antoine Carr, ma lo lasciò a Milano. Ad Amato piaceva un bianco… Larry Bird”.

Oggi Buffa scruta anche altri orizzonti. I proventi delle vendite potrebbero aiutare quindici studenti birmani, “un paese e un popolo meravigliosi, solo per esistere, malgrado la dittatura”.

Domenica sera, le vendite sono andate benissimo. Fans in fila per la dedica. Chi non ha letto Black Jesus s’affretti. E’ un libro che racconta storie che restano nella mente e nel cuore.

l.m.


 

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