Miniucchi: “La pallavolo ha un potenziale incredibile”

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11 ottobre 2011

 

Alberico Miniucchi e Beatrice Terenzi

Alberico Miniucchi con Beatrice Terenzi, giornalista del Resto del Carlino

di Luciano Murgia

PESARO – Sabato, durante la presentazione della nuova Scavolini Volley, il presidente Giancarlo Sorbini ha sollecitato – giustamente – un applauso ad Alberico Miniucchi, storico dirigente della Robur, fresco di nomina alla vice presidenza della Lega Pallavolo Serie A Femminile.

Bene. La memoria è importante. Per questo, ma non solo, ci si sarebbe aspettati che, nel momento in cui si introduceva la nuova stagione, il dirigente avrebbe speso una parola per ricordare le ragazze che hanno contribuito alla storia della società: Martina Guiggi, soprattutto. Ma anche Senna Usić, protagonista di uno scudetto, e – restando in famiglia – la sorella Marija. E – perché no? – Manon Flier, che ha vinto una supercoppa e partecipato alle Final Four di Istanbul. Un messaggio anche alle nuove: ragazze sappiate che sarete sempre nel nostro cuore.

Martina, colibrì dal 2004 al 2011, tre scudetti e tanti altri successi, meritava un saluto particolare. Lo riceverà – ne siamo certi – domenica 19 febbraio (salvo possibile anticipo al sabato, non dimenticando che i casi Novara e Forlì potrebbero provocare uno stravolgimento del calendario), quando tornerà a Pesaro con la sua nuova squadra, Villa Cortese.

Alberico Miniucchi è nella storia della Robur e della pallavolo pesarese. Lo ricordiamo attivo dirigente negli anni Ottanta, quando le ragazze giocavano nelle palestre di Via Kennedy e le avversarie – scritto con il massimo rispetto – erano Montemaggiore al Metauro e Viserba. Dopo le partite si andava a mangiare una pizza al Biroccio di Fosso Sejore (oggi non c’è più) a parlare di pallavolo fino a notte fonda. La nomina di Miniucchi a vice presidente di Lega è il meritato riconoscimento a una passione genuina, che non è legata alle vittorie di scudetti e alla partecipazione in Champions League, ma viene da lontano, dalla palestra di Via Kennedy dove il pubblico era composto soprattutto da familiari, fidanzati e amici.

In verità, Alberico, analizzando la situazione, forse non è proprio un premio, ma un onere…
Non vorrei associassero la mia presenza a tutto quel che accade in questo momento: il volley femminile è sulle pagine dei giornali per le questioni Forlì e Novara. Personalmente, vorrei dare una mano al movimento in generale e facendo questo anche alla nostra società. Se cresce il movimento, cresciamo anche noi, non siamo un pianeta a parte. Le cose da fare sono molte, il potenziale della pallavolo femminile è incredibile e si fonda su tre aspetti fondamentali: il primo è la base, i tesserati, la miriade di società disseminate in tutto il territorio; il secondo e il terzo sono le due grandi vetrine, il campionato di serie A e la Nazionale. Se queste tre componenti (mi riferisco appunto a società di base, Lega di Serie A e Federazione Italiana Pallavolo) fossero più vicine e lavorassero nella stessa direzione, si potrebbe fare molto di più, con i conseguenti benefici per l’intero movimento”.

Il problema di sempre nello sport italiano, anche in quello di base, che pure dovrebbe essere svincolato da interessi di parte, è la necessità che si guardi al bene comune, non a curare il proprio giardino.
E’ il problema! Pensate che all’interno di questo grande movimento ci sono due realtà che sembrano andare in direzioni opposte: da una parte la Fipav, che cura gli interessi della Nazionale, dall’altra i club. Si è quasi separati. Le società devono dare le giocatrici alla Nazionale, e basta! E’ interesse della Fipav tutelare i club di vertice, perché sono loro che mantengono alto il livello della pallavolo italiana. Non dimentico, però, che anche al nostro interno – mi riferisco alla serie A – c’è chi si muove in un modo e chi in un altro. Dobbiamo imparare a muoverci insieme, per curare gli interessi generali e non particolari, di tutti i club e non di un singolo”.

Forlì si rivolge al Tar contro il ripescaggio di Piacenza e obbliga alla sosta anche la Scavolini. C’è il rischio che – come nel basket – si vada a un campionato dispari, con una squadra in più?
La decisione dei tribunali sportivi è stata chiara: Forlì non doveva essere ripescata. Ma l’interpretazione degli organismi sportivi, che entrano nel merito, non è sempre in linea con quella dei tribunali ordinari. E’ inutile avanzare ipotesi, non resta che attendere la sentenza del Tar del Lazio che deciderà mercoledì 12 ottobre. Eventualmente si farà un calendario con tredici squadre”.

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