Pesaro e Urbino, rischio default: Cna tenta la terapia di gruppo

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12 ottobre 2011

Cna si mobilita ed organizza assemblee con gli imprenditori per raccogliere problemi, istanze, richieste delle categorie

Dati drammatici nel secondo trimestre e previsioni plumbee per l’ultima parte dell’anno

 

Camilla Fabbri e Alberto Barillari

Camilla Fabbri e Alberto Barillari durante la presentazione dell'iniziativa

 

 

di Gianluca Murgia 

 

PESARO – Braccate. Costantemente nel mirino. Quasi in via d’estinzione. Come gli animali che, casualmente, hanno fatto da sfondo alla presentazione di una serie di iniziative per salvare le imprese sul nostro territorio, – con uno sforzo senza precedenti – firmate Cna di Pesaro e Urbino. L’idea si racchiude nel titolo: “Sos Crisi. Salvare l’impresa per Salvare l’Italia”.

Chiamatela terapia di gruppo, perché saranno una cinquantina le riunioni previste sul territorio, convocate in sedi istituzionali e uffici territoriali Cna, nel corso delle quali l’associazione incontrerà gli imprenditori dei vari settori (edilizia, impiantistica, meccanica, legno, tessile-abbigliamento, nautica, autotrasporto, autoriparazione, artigianato artistico, alimentaristi, acconciatori ed estetiste, odontotecnici, commercianti, fotografi, tipografi, tinto lavanderie, etc.) ed i pensionati aderenti al sistema Cna per chiedere loro quali sono i problemi relativi alla categoria, al settore e quali sono le esigenze e le principali richieste relative alla propria attività rispetto al difficile momento che stiamo attraversando. 

Non sarà un lavoro di poco conto: si tratta di oltre 6.000 imprese ed almeno 5.000 pensionati che saranno convocati in ben 49 assemblee territoriali. Uno sforzo organizzativo che coinvolge tutti i livelli dell’associazione (credito, servizi, rappresentanza sindacale), e che offrirà un’occasione di incontro e di riflessione.

Nel corso delle assemblee, l’associazione illustrerà le proposte che la Cna a tutti i livelli (provinciale, regionale, nazionale), sta avanzando alle istituzioni e principalmente al Governo affinché si adottino provvedimenti che mirino allo sviluppo dell’economia.

La situazione nel Pesarese è critica e sconsolante, tra aziende che continuano a costo di grandi sacrifici a stare in piedi, altre che vengono smembrate o trasferite (clamoroso l’ultimo caso della Artic), altre ancora che si arrendono e chiudono. Nelle Marche la provincia di Pesaro e Urbino (gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi al secondo trimestre 2011), viene all’ultimo posto in fatto di crescita. In questo quadro negativo, le imprese guardano con grande incertezza al futuro e chiedono un ruolo attivo delle associazioni che le rappresentano in questo delicato momento.

Nella provincia di Pesaro e Urbino produzione e fatturato crescono solo del +1,7 per cento per entrambi gli indicatori (la metà della crescita di Fermo). La provincia è ultima anche nel ritmo di crescita dell’export per le imprese intervistate: mentre Fermo conferma di attraversare una fase particolarmente favorevole all’export, con un incremento tendenziale pari al +7,6 per cento, Macerata cresce del +5,9 per cento, da Ascoli Piceno del +5,7 per cento, Ancona e Pesaro si fermano al +4,6 per cento. La provincia di Pesaro e Urbino è il “fanalino di coda” anche per gli ordinativi: Fermo (+2,9 per cento); Ancona (+1,8 per cento); Macerata (+1,7 per cento) e Ascoli Piceno (+1,5 per cento).

Pesaro si ferma al +0,5 per cento. Si stima che nel terzo trimestre il livello sia sceso addirittura allo 0,1%. Anche per la principale realtà distrettuale della provincia, quella del legno mobile, le indicazioni di Unioncamere sono sfavorevoli:  secondo la Giuria della congiuntura di Unioncamere, a livello settoriale, si evidenzia che “in terreno positivo sono solo le industrie metalmeccaniche (+4,2 per cento) e le industrie delle macchine elettriche ed elettroniche (+3,0 e +5,5 per cento). Dall’altra parte troviamo situazioni di sostanziale stazionarietà, come nel caso della filiera energia e altre industrie manifatturiere (+0,1 per cento di produzione e di fatturato) e delle industrie del legno e del mobile addirittura (-0,1 per cento e -0,3 per cento per quanto riguarda, rispettivamente, produzione e fatturato). Legno-mobile in crisi anche secondo i dati rilevati da Unioncamere sull’export: con le esportazioni del legno e mobile (-0,1 per cento). Gli ordinativi dell’industria manifatturiera mostrano: -0,2 per cento per la filiera energia ed altre industrie manifatturiere; -0,3 per cento per i tessili ed abbigliamento; -0,5 per cento per il legno e mobile, fino ad arrivare al -1,4 per cento degli alimentari. Tra i settori, che probabilmente subiranno un arretramento del volume degli ordinativi esteri, oltre alle metalmeccaniche e ai mezzi di trasporto (-15 punti percentuali), vi sarà il legno e mobile (-17 punti) e le macchine elettriche ed elettroniche (-25 punti percentuali).

Non parliamo, poi, della crisi strutturale che riguarda settori come l’edilizia, la nautica, il tessile-abbigliamento che registrano percentuali ancor più disastrose.

“Un quadro davvero sconsolante – hanno commentato Camilla Fabbri e Giorgio Aguzzi, rispettivamente segretario e presidente della Cna di Pesaro e Urbino – che indica quanto purtroppo avevamo previsto da tempo: un ulteriore perdita di posizioni nella classifica economica che ci vedeva locomotiva delle Marche ed ora fanalino di coda nella regione. Una situazione determinata dai contraccolpi di una crisi devastante che ha provocato la chiusura di centinaia e centinaia di aziende, soprattutto nel settore manifatturiero e del conto-terzismo quello a più alta vocazione”.

Si parla poco dei piccoli (aziende da 3 a 10 dipendenti), ma sono tantissime quelle che in questi due anni hanno chiuso i battenti; si calcola almeno 2mila. Insomma siamo una provincia a rischio default: imprenditori e dipendenti si uniscono in un grido di dolore che a livello centrale fatica ad arrivare, visti gli esiti dell’ultima manovra finanziaria varata dal Governo che non prevede alcuna misura a favore della crescita ma solo nuove imposizioni.

“Le nostre imprese – dice Camilla Fabbri – non ce la fanno più: siamo al finale di partita. Se chi governa ha ancora un briciolo di dignità e di amore per il proprio Paese faccia qualcosa di concreto per la nostra economia e per le imprese, subito, in queste ore e non nei prossimi giorni, oppure si faccia immediatamente da parte. Si traggano le conseguenze di una situazione insostenibile e si faccia comunque prevalere il bene comune. La manovra di finanza pubblica appena varata per circa due terzi tende a ripianare il deficit attraverso il ricorso a maggiori entrate. Minori trasferimenti  che costringono gli Enti locali a maggiori imposizioni,  da una tale impostazione, derivano pesanti effetti depressivi a carico dell’economia reale, riassumibili in una pressione fiscale complessiva proiettata, già a breve, verso il nuovo record storico del 44,5%”.

“Chi oggi governa – prosegue Giorgio Aguzi – deve essere consapevole della assoluta necessità, per l’Italia, di perseguire obiettivi di crescita e dell’urgenza di  riforme profonde. L’agenda che Cna propone è nota: meno spesa pubblica e profondamente riqualificata; liberalizzazioni di settori ancora protetti e privatizzazioni di quote importanti di patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico; riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e sblocco di  investimenti infrastrutturali prioritari; semplificazioni e riforma della pubblica amministrazione; modernizzazione del welfare e delle relazioni sindacali”.

“Occorre, in particolare – sottolineano Fabbbri e Aguzzi – avanzare nell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale e delle imprese irregolari.  Contro di esse, va assicurato l’impegno più determinato dello Stato e di tutti i contribuenti in regola, anche mediante un accorto uso del contrasto d’interessi. Affrontare e risolvere queste necessità è davvero una comune responsabilità repubblicana, ma è anzitutto responsabilità del Governo. Come se non bastasse in questo quadro devastante aumentano anche in provincia di Pesaro e Urbino le difficoltà nel rapporto tra imprese e banche. Gruppi bancari sempre più sovraesposti a declassamenti e speculazioni e imprese che si vedono negare crediti e finanziamenti a livello locale per ordine delle direzioni centrali”. 

Camilla Fabbri
Camilla Fabbri, segretario Cna Pesaro e Urbino

Consolidamento dei debiti pregressi e dilazione dei pagamenti: queste sono le maggiori richieste delle nostre aziende. Solo il 10%, su 3300 imprese, ha avuto la forza per impostare un progetto economico di miglioramento della propria attività.

“Con questa iniziativa assolviamo al nostro ruolo di sindacato d’impresa – ha ribadito durante la conferenza Camilla Fabbri -. Da qui alla fine dell’anno organizzeremo queste 50 assemble su tutto il territorio provinciale. Spiegheremo quale sarà l’impatto della recente manovra sul sistema impresa, presentando i punti del documento nazionale sottoscritto da Rete Imprese Italia, Confindustria e Abi, sulla ricetta per portare fuori il Paese da questa crisi ormai costante. Porteremo con noi Fidimpresa Marche, perché una delle risposte che ci sentiamo di dare è proprio l’informazione sulle possibilità che può dare all’impresa nel difficile rapporto consolidato con il credito. Che rimane, peraltro, uno dei motivi di preoccupazione più importante degli imprenditori. Il campanello era stato già azionato tempo fa: oggi lo ribadiamo con forza”.
Anche Fidimpresa, quindi, parteciperà attivamente agli incontri organizzati da Cna: “Fidimpresa è un’emanazione di Cna, facciamo parte della famiglia – spiega Alberto Barillari, imprenditore pesarese, titolare della Neomec, 47 anni, recentemente eletto presidente regionale di Fidimpresa -. Naturalmente il credito si integra giocoforza nella crisi ed è argomento vicino agli imprenditori. Il credito è fondamentale in questo momento, sappiamo che problemi hanno oggi le banche e a che regole devono sottostare. Le prime vittime sono gli imprenditori piccoli che, spesso, per il metro di misurazione delle banche non sono meritori. Noi siamo nel mezzo, tra gli imprenditori e le banche, facilitando l’erogazione di prestiti agli imprenditori e garantiamo verso le banche questi crediti”

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