A Urbino mostra-tributo al tavoletano Paolo Paolucci

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13 ottobre 2011

Paolo Paolucci, Ritratto Quaternario, 1995

Paolo Paolucci, Ritratto Quaternario, 1995, tempera su faesite e collage in rilievo - 90x80x4 cm

URBINO – Rimane aperta fino al primo novembre prossimo, nelle sale del Castellare del palazzo Ducale a Urbino, la mostra dedicata allo scomparso artista marchigiano Paolo Paolucci (1945-1997).

La mostra e il catalogo, a cura di Bruno Marcucci, è promossa dall’amministrazione di Tavoleto, comune di nascita dell’artista, dalla famiglia e dall’associazione Contemporaneo di Cagli, ricevendo il patrocinio e contributo della Fondazione della Cassa di risparmio di Pesaro, dell’assemblea legislativa delle Marche, della Provincia di Pesaro e Urbino e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti, del liceo artistico Scuola del libro di Urbino e del Comune di Urbino (Assessorati a cultura e turismo).

La mostra è stata fortemente voluta da un comitato costituitosi nel decennale della morte dell’artista che si avvale del contributo di studiosi e critici d’arte nonché di artisti che a vario titolo hanno conosciuto o collaborato con Paolo Paolucci, tra i quali: Mariano Apa, Giancarlo Bassotti, Bruno Corà, Bruno Ceci, Aldo Iori, Eugenio De Signoribus, Mauro Panzera, Carlo Ceci, Concetto Pozzati, Pier Paolo Calzolari, Carlo Cecchi, Nevio Mengacci, Rossano Guerra, Giovanni Lombardini, Bruno Mangiaterra, Vitaliano Angelini, Giorgio Cutini, Bruno Marcucci, amico fraterno dell’artista e anima del comitato, e molti altri.

La mostra è un primo atto dedicato alla figura dell’artista marchigiano di cui gran parte dell’opera, soprattutto quella in terra senegalese, è ancora poco conosciuta. In mostra sono esposti lavori che coprono l’arco temporale dal 1967 al 1997, dalle prime opere accademiche a quelle più sperimentali e degli anni Sessanta e primi Settanta, da quelle legate all’introspezione e all’analisi di un primitivismo espressivo proprie del suo lungo soggiorno senegalese al ritorno alla figurazione che precede la sua prematura scomparsa.

Un catalogo accompagna l’esposizione con saggi sull’opera di Paolo Paolucci, di Aldo Iori e Mauro Panzera, con ricca documentazione relativa alle opere e alla vita, un’antologia critica con testi dell’artista e contributi di coloro che hanno conosciuto o presentato l’opera di Paolucci.

In mostra sarà inoltre proiettato materiale audiovisivo sull’artista e il clima culturale d’epoca.

La mostra di Paolo Paolucci presso le sale del Castellare del palazzo Ducale di Urbino è l’occasione per iniziare una riflessione sull’opera dell’artista a più di dieci anni dalla sua improvvisa scomparsa. Figlio del Montefeltro, Paolucci rappresenta una tessera di quel mosaico di “identità marchigiana” che si è manifestata e realizzata, fuori dai confini regionali e nazionali e precisamente a Dakar, dove l’artista ha operato a lungo nella capitale dello stato africano del Senegal, partecipando alla formazione di una nuova generazione di artisti senegalesi e dove alcuni anni fa una grande mostra istituzionale, voluta dagli allievi, dalla comunità di artisti, architetti e allievi gli reso un appassionato omaggio.

La mostra italiana è quindi parte di un ampio progetto, sostenuto dagli amici e dalle amministrazioni locali, che prevede l’inizio di un doveroso lavoro sull’opera dell’artista con il recupero e la catalogazione dei lavori e una rivisitazione critica del percorso artistico di una figura che a pieno titolo si colloca nel contesto culturale marchigiano e non solo.

La mostra è un evento molto particolare che permette anche al grande pubblico di venire a conoscenza di una vicenda artistica dalle caratteristiche insolite. La comunità culturale con questo atto si fa carico di iniziare un percorso che riporti a memoria non solo la figura di Paolo Paolucci ma di un complesso clima e giacimento culturale che proprio dagli anni Sessanta prende le mosse e determina il fiorire di esperienze e di eventi che hanno segnato la cultura italiana.

Nella situazione di oblio, perdita e revisione che sta caratterizzando la memoria dei decenni passati, il lavoro di lettura critica e di esposizione dell’opera di Paolo Paolucci diviene particolarmente importante, perché emblematico di un possibile mutamento di tendenza e di appropriazione di un’identità culturale.

 

Paolo Paolucci

Paolo Paolucci nel 1987

VITA E OPERE DI PAOLUCCI

Paolo Paolucci è nato il 15 agosto 1945 a Tavoleto, ha frequentato la Scuola del libro di Urbino – avendo come insegnante Carlo Ceci – e nel 1967 si è scritto all’Accademia di Belle Arti della stessa città – presso la quale erano docenti alla cattedra di pittura Concetto Pozzati e Pier Paolo Calzolari. Partecipa al formarsi di un gruppo molto attivo all’interno dell’Accademia, facendo anche frequenti spostamenti all’estero. Nel 1970 parte del gruppo, tra cui Paolucci, è presente alla Rassegna del Centro culturale San Fedele di Milano. Nel 1971 dopo il diploma parte assieme all’amico pittore Bruno Marcucci per l’Africa fermandosi per 23 anni in Senegal. Ha insegnato a Dakar nella Scuola nazionale d’arte e presso la facoltà di Architettura continuando parallelamente la sua ricerca creativa. In questo lungo periodo africano, Paolucci legge molto le opere di C.G. Jung delle quali rimane profondamente segnato. Nel frattempo ha disegnato arredamenti totali di intere ville di personaggi di Dakar. Nel 1991 il critico Mariano Apa lo invita al Premio Marche, premessa del suo ritorno definitivo nel giugno del 1994. Appena tornato ha lavorato a stretto contatto con vecchi amici. Su invito di Carlo Cecchi ha esposto con una personale alla Fabbrica delle Arti di Filottrano e nella collettiva Natura a Fossato di Vico. Nel 1994 ha inaugurato un nuovo spazio anconetano Kn con una sua mostra personale. Si è spento per malattia improvvisa il 21 febbraio 1997 in Ancona.

 

INFO SULLA MOSTRA

Orari di apertura: da martedi a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Per informazioni si chiami il Comune di Tavoleto allo 0722.629128 o sim mandi una mail a giunta@comune.tavoleto.pu.it.

 

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