Il ritorno di Sergio, l’amico goloso

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13 ottobre 2011


Sergio Scariolo

Sergio Scariolo

PESARO – Magari non sarà proprio come la evangelica parabola del figlio prodigo, o la serie dei telefilm vecchi di “Torna a casa Lassie”, ma sta di fatto che sabato pomeriggio all’astronave della Torraccia farà ritorno, non certo un extraterrestre, ma un uomo, un amico, un ex allenatore della Vuelle che ha regalato a Pesaro due agognati scudetti, guarda caso dopo 25 anni.

 

Parliamo di Sergio Scariolo. Di un tecnico fra i più affermati d’Europa.

Come il mitico Ulisse, ha girovagato per il mondo prima di ritornare nella sua Itaca. Prima le stupende e vittoriose esperienze in Spagna con il Tau, Real e Malaga, poi quella russa a Mosca dove aveva ritrovato il suo amico Ettore Messina, poi i bellissimi traguardi raggiunti con la nazionale spagnola. Nella penisola iberica è quasi famoso più di un grande torero. Il grande Sergio ora allena la squadra di Milano, l’eterna nemica della Scavolini, dopo la Virtus s’intende. Sì proprio quella dei D’Antoni e Meneghin, quella che era da bere una volta che invece per anni non siamo riusciti mai a deglutire.

Con il coach bresciano e il Vate Bianchini, i nostri due Don Chischiotte, invece abbiamo sconfitto l’acerrimo nemico lombardo. E dire che quando Sergio è approdato, giovanissimo, nella città di Rossini, l’avevano subito etichettato come un allenatore “yuppie”, troppo ambizioso e impomatato.

Invece con la giusta ambizione, che nella vita come nello sport serve, con la tecnica, con la sapienza e la sagacia ha mostrato di saperci fare con gli uomini che giocano con una palla a spicchi.

Rammento le prime interviste, aveva un’ottima padronanza del linguaggio, anche faceva trasparire un leggera timidezza. Era una persona elegante colta, precisa, competente e seria che sapeva il fatto suo. Uno che ragionava con la propria testa, pur avendo vicino uno come Valerio Bianchini, e tutto questo non è poco in questo strano mondo di oggi.

Ricordo che dopo mille interviste, mille domande, ne ero diventato piano piano amico. Tanto amico che nel 1986 lo invitai al mio matrimonio, insieme al gigante Ario Costa e al funambolico Zam Fredrick. Accettò di buon grado l’invito con la sola clausola che ad una certa ora del pranzo, suo rammarico, doveva partire per Reggio Emilia, dove la Scavolini doveva disputare un match di campionato. Prima di accomiatarsi, con molto garbo disse che siccome era un goloso di natura non si poteva perdere la torta nuziale. Mi diede appuntamento alla sera, al ritorno dalla trasferta, per gustare il dolce a casa mia. Sia io che mia moglie, in tutta sincerità, non demmo troppo peso alla sua frase. Immaginavamo che dopo l’incontro Sergio avesse altro a cui pensare che alla torta del matrimonio di un suo amico, seppure caro. Invece, verso le 23, colpo di scena, il campanello suonò e alla porta di casa mia si presentò proprio Scariolo, giunto a Pesaro vittorioso ed affamato. Quella sera, pure entrambi stanchi, facemmo le tre di notte a chiacchierare e mangiare i dolci di cui il caro amico coach va matto.

L’aneddoto, che risale a 25 anni, descrive perfettamente il carattere e il modo di essere di Sergio. Pur essendo un uomo sicuro di sé, ha le sue debolezze e il suo lato umano.

Per noi era, è e resterà un vero amico. Per noi è rimasto come quando è partito: un bravo ragazzo che non si e mai montato la testa. Non vediamo l’ora di accoglierlo a braccia e a cuore aperto il nostro caro allenatore bresciano, ora a Pesaro come avversario.

 

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