Scariolo, da Cook a… Cook

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13 ottobre 2011

Sergio Scariolo

Sergio Scariolo

di Luciano Murgia

PESARO – Darwin e Omar… Due nomi, stesso cognome, una speranza…

Chissà se ha pensato a questo, Sergio Scariolo da Brescia, santificato a Pesaro, rinato a Desio, umiliato a Bologna, diventato Don Sergio Escariolo in Spagna, dove ha trovato moglie famosa, splendidi figli (Alessandro e Carlota), successi e gloria, tanto da essere di casa al Palazzo della Zarzuela, residenza dei reali.

All’anagrafe, Rey Juan Carlos e Don Sergio hanno provenienza comune: il Re di Spagna è nato a Roma, il coach bicampione d’Europa a Brescia. Chissà che non abbia pensato anche a questo, Don Sergio, quando – nel 2009, dopo il primo storico trionfo europeo della baloncesto iberica – ha ricevuto l’abbraccio dell’intera famiglia reale. A chi non mai nascosto simpatie di destra, non deve essere dispiaciuto. E comunque meglio l’abbraccio di Sofia e Juan Carlos o di Letizia e Felipe che di Franco.

Da “gominolo”, lo spregiativo soprannome coniato dai critici che si firmano e dagli “allenatori da sofà” coperti dallo pseudonimo, a Don Sergio il passo non è stato breve: Vitoria, Madrid, Malaga, Coppe del Re, scudetti, esilio dorato con i “dirtydollars” russi, nazionale e il sogno di tornare a casa e dire a Blanca: “Anch’io sono campione d’Europa”. Lei Blanca Ares, campionessa d’Europa e Mvp a Perugia 1993, quinta alle Olimpiadi di Barcellona ’92.

“Già – ha raccontato Sergio nel corso di un piacevole pranzo d’agosto, a Pesaro – ogni volta che aprivo la porta di casa, vedevo il trofeo di Blanca e pensavo che avrei dovuto almeno pareggiare i conti… per non sentirmi guardare dall’alto in basso”. E’ riuscito nell’impresa, ha pareggiato e si è portato in vantaggio, bissando il titolo europeo giusto un mese fa, a poco meno. Impresa riuscita solo a Dušan Ivković, santone serbo.

Dunque, da “gominolo” – per il gel che da sempre appesantisce la testa di Sergio, ma non influisce su cervello, sempre avanti anni luce rispetto a chi non lo ama (eufemismo) – a Don Sergio il passo è stato lungo. Già nel 1991, quando – nei giorni della Scavolini alle Final Four di Parigi – fu a un passo da approdare a Madrid, sulla panchina delle “merengues”, le grandi firme del giornalismo cestistico italiano lo derisero, dandogli addirittura dell’impostore. Era tutto vero. Evidentemente la Spagna era nel suo destino. Vice di Bianchini a Pesaro, studiava altre lingue, aggiungendole alla buona conoscenza dell’inglese, al latino e al greco antico appresi al liceo, alle discipline giuridiche ricevute in dote dalla laurea in giurisprudenza. Allenava a Pesaro e studiava spagnolo e greco moderno. Mentre altri si accontentavano del giardino di casa, lui allargava gli orizzonti. Ora gli resta solo di varcare l’Oceano Atlantico, dopo averlo fatto per studiare la Nba collaborando nello staff dei New Jersey Nets. In questo – ma non sappiamo se è un cruccio – è un passo indietro all’amico Ettore Messina.

Scavolini 1989-1990

La sua Scavolini 1989-90 campione d'Italia

Tutto il mondo ritiene Ettore al top d’Europa, secondo – forse, ma solo per i successi continentali – a Željko Obradović. Per i detrattori, italiani e spagnoli, Don Sergio sarebbe lontano, lontanissimo dal podio di Messina. Dati alla mano, è vicino, vicinissimo, praticamente appaiato. E chissà che l’avventura di Milano, il ritorno in Lombardia, non sia il passo decisivo del “sciur” Scariolo per il grande salto verso la Nba. Un salto iniziato a Brescia, alla corte di un vero signore della pallacanestro, Riccardo Sales, e proseguito a Pesaro, dalla cui pedana è volato in alto. Due scudetti in tre anni, uno da assistente, l’altro da protagonista. Anche allora contro tutto e contro tutti, se è vero che lo stesso presidente non lo vedeva allenatore capo e per quel ruolo aveva pensato prima a Mirko Novosel, poi – addirittura – a Jo Isaac. Un articolo di chi scrive rovinò la trattativa supersegreta tra Scavolini e Novosel, facendo infuriare il proprietario del Basket Napoli, De Piano, che se la prese con Valter; e Valter, che accusò il giornalista. Novosel aveva un contratto. La trattativa saltò. Scavolini fu obbligato a dare la fuoriserie a Sergio. Fu scudetto. Eppure, anche nei minuti del secondo trionfo, Valter Scavolini ritenne che il merito andasse attribuito alla macchina, non al manico. Che, ovviamente, avrebbe avuto tutte le colpe in caso di insuccesso.

Inciso: non se la prenda Luca Dalmonte se oggi accade lo stesso.

Luca, che di Sergio è stato fedele assistente e gli è amico, sabato pomeriggio può infliggere il primo dispiacere a “sciur” Scariolo.

Che probabilmente ha pensato al passato, a Pesaro, quando ha fatto le prime scelte meneghine.

In verità, Sergio pensa sempre a Pesaro. Un paio di settimane fa, intervistato da Alessandro Tiberti per Dribbling, la rubrica di Raidue, raccontando la “fiesta” di Madrid dopo il secondo oro europeo, ha detto: “Tutto bello, ma niente di paragonabile alla maxitavolata di Pesaro dopo il primo scudetto nel 1988”.

Dunque, memore del passato, ma non solo per scaramanzia viste le qualità del giocatore, anche a Milano, come a Pesaro, Scariolo è ripartito da… Cook. Ieri Darwin, oggi Omar. Stesso cognome, stesso ruolo, in comune la grande intelligenza cestistica. Nel 1989, a Zagabria per seguire gli Europei da capo allenatore della Vuelle, la prima scelta fu di riportare in Italia Darwin. Lo confessò una sera, felice, annunciandone il ritorno.

A Siena possono preoccuparsi, Pesaro può essere fiera!

 

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