Di amianto si muore. Ancora oggi

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2 novembre 2011

Poche ore fa ho finito di leggere un testo che, fosse per me, farei adottare in tutte le scuole.
“Amianto. Storia di un serial killer” è un libro che ti spiazza, pieno di dettagli terrificanti, che non vorresti mai conoscere.
In esso trovi le storie drammatiche di alcuni dei tanti malati di asbestosi – e di altre malattie di cui non voglio nemmeno citare i nomi, perché solo a leggerli ci si mette paura – lasciati soli dalla Stato italiano. Testimonianze di persone che hanno passato gli ultimi mesi della propria vita faticando a respirare, con i polmoni pieni di liquido e deteriorati da quelle maledette fibre di amianto. Solo in Italia, sono circa 4 mila coloro che ogni anno muoiono. Senza contare gli immigrati, di cui spesso si perdono le tracce.
Continui a leggere il libro e trovi tutta una serie di norme adottate da questo e quell’altro Stato per vietare l’utilizzo dell’amianto, ma che in realtà non sono servite a nulla.
In primis perché sono arrivate troppo tardi, all’incirca negli anni ’80, quando già da decenni si sapeva della nocività del bianco minerale. E poi perché non si è mai voluta eliminare, sul serio, la sua lavorazione. Basti pensare che ancora oggi se ne produce a iosa in varie nazioni, come, ad esempio, nel civilissimo – come puntualizza l’autrice Stefania Divertito – Canada, o in Russia, in India. Il Nord-America, in particolare, pur avendone vietato l’utilizzo sul proprio territorio, continua ad esportare l’amianto nei Paesi in via di sviluppo, come la Cina e l’Africa.

Anche in Italia l’absesto è vietato, ma tutt’oggi, il Bel Paese è stracolmo di tonnellate di questo materiale: nelle scuole, nelle case (specie nei tetti), dappertutto. E si continua a morire. Le categorie più colpite? Operai navali – tantissime le navi ricoperte di amianto nei decenni scorsi -, marittimi, ferrovieri, cittadini colpevoli di respirare la polvere derivante dallo sgretolamento del tetto del vicino di casa. E non parliamo poi delle discariche all’aperto, piene di materiale nocivo, né delle operazioni di bonifica assenti o comunque tardive.
Ma voglio fermarmi qua. Questo e tanto altro trovate in questo splendido ma drammatico libro

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