Licenziato coach Mahoric. Pesaro, deficit Usa

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7 novembre 2011

di Luciano Murgia

mahoric tomo

Tomo Mahoric

PESARO – Autunno, gli allenatori cadono come foglie. In tutti gli sport. E il basket non è da meno. Non potendo cacciare giocatori e dirigenti, si va sul sicuro, attribuendo tutte le colpe a una sola persona: l’allenatore.

Così, è di stamattina che “La Guerino Vanoli Basket comunica che in data odierna il signor Tomo Mahorić è stato sollevato dall’incarico di capo allenatore della prima squadra…”. Segue il solito rituale di ringraziamenti e auguri.

Altri allenatori sarebbero a rischio. Il primo è Finelli, coach della Canadian solar Bologna. Ma anche la posizione di Marco Crespi, che pure è andato vicinissimo alla prima vittoria in campionato, per di più contro la sua ex squadra, l’Olimpia Milano di Sergio Scariolo, non sarebbe più saldissima. Anche se a noi sembra un’eresia. Intanto, la Novipiù comunica “l’ingaggio del serbo Oliver Stević, nato il 18 gennaio 1984 in Slovenia,  a San Pietro di Gorizia”. Centro di 205 centimetri, formatosi nell’eccellente scuola dell’FMP Zeleznik di Belgrado. Dopo esperienze a Ćaćak, Kralievo e Capodistria, ha giocato in Polonia, nello Slask Wroclaw e nell’Anwil Wloclawek. Quindi il ritorno in Serbia, alla Stella Rossa Belgrado. Da una delle squadre serbe più famose è approdato ai tedeschi di Oldenburg. Quest’anno aveva firmato a termine per il Bizkaia Bilbao, con cui ha giocato 5 partite tra campionato spagnolo ed Eurolega. Dopo l’ufficializzazione dell’ingaggio ha dichiarato: “Sono carico per questa nuova esperienza in Italia e a Casale. Ieri ho seguito la partita con Milano e sono rimasto colpito dal carattere della squadra, capace di tenere testa a un top-team europeo”.

Intanto, a Venezia, malgrado l’importante vittoria di Pesaro e il doppio successo consecutivo con le due squadre marchigiane, è polemica ta la Reyer e l’amministrazione comunale per l’utilizzo del palasport Taliercio. Come noto, la squadra di Mazzon gioca le partite casalinghe al Palaverde di Treviso.

Dunque, come si temeva, la partita della Scavolini Siviglia si è dimostrata più difficile di quanto ipotizzassero – a torto – gli ottimisti dell’ultima ora, quelli che quando le cose funzionano salgono sul carro del vincitore, attenti a scendere al volo se le condizioni cambiano.

A prescindere dalla buona prestazione degli orogranata, capaci di reagire alla grande ai momenti di difficoltà, una delle chiavi della sconfitta, se non la chiave, va ricercata nel pessimo attacco alla zona. Non tanto, o non solo, per i tiri falliti, che pure hanno pesato nel risultato finale, quanto per il modo in cui è stata affrontata la difesa allestita dalla squadra di Mazzon. Troppi palleggi, poca circolazione di palla. In questo contesto, la prestazione dei playmaker è stata deficitaria. Sia Hickman sia Cavaliero hanno prodotto poco in termini di punti e di proposte ai compagni.

La percentuale, poi, ha inciso nel punteggio finale: 2/15 per un desolante 13 per cento. Pensate che prima del salto a due delle ore 18,15 di domenica  la Scavolini Siviglia tirava con il 30,5 per cento (18/59). Sarebbe bastato mantenere la media per giocarsela e probabilmente portarla a casa contro una squadra che non ha fatto meglio (7/28), ma ha sfruttato le 5 triple in più.

Scavolini Siviglia-Venezia, James White

James White (foto Giardini)

Analizzando la squadra singolarmente, emerge che i tre americani (White, Hickman e Jones) hanno totalizzato 28 punti in 3, con percentuali pessime:  10/21 da 2; 1/8 da 3; 5/9 dalla lunetta.

Ora, analizzando le stagioni precedenti, emerge che James White ha chiuso la precedente stagione con 20,2 punti a partita, tirando con il 61,7% da 2 (200/324), il 29,9% da 3 (35/117) e il 78,9% dalla lunetta (183/232); e a queste cifre aggiungeva 4,9 rimbalzi e 2,3 assist gara. Quest’anno, magari anche per colpa dell’infortunio, “The Flight” viaggia a 9,33 punti partita, con molti falli fatti e pochi subiti, 51,8% da 2 e zero da 3; 33,3 per cento dalla lunetta. Insomma, il parente poverissimo del massimo realizzatore del campionato 2010/11.

Jumaine Jones, nell’ultima stagione casertana, viaggiava a 13,6 punti gara, meglio del 13,4 dell’anno precedente, peggio del suo primo anno in Italia,a  Napoli (17,9). Tirava – la scorsa stagione – con il 55,9% da 2, il 30,8% da 3 e il 78,9% dalla lunetta; a queste cifre aggiungeva 8,6 rimbalzi e 1,4 assist gara. In maglia Vuelle ha 6 punti a partita (11 punti con Venezia sono il suo record stagionale), in virtù di un 3/18 da 2 (16,7%), 4/14 da 3 (28,6%) e 6/6 (100%) dalla lunetta.

Le cifre di Hickman, reduce da una stagione in Legadue, dove pure è stato Mvp (miglior giocatore), non sono paragonabili, ma è chiaro che aspettarsi di più dei 12 punti di media, con 8/14 da 2 con il 57% da 2 e 5/19 da 3 (26,3%) e 17/24 dalla lunetta (26,3%) sarebbe stato difficile. E’ mancato però, soprattutto contro Venezia, in personalità nei momenti importanti.

In ogni caso, i 33,8 punti di media con cui White e Jones si sono presentati a Pesaro sono assai lontani dai 24 totalizzati contro l’Umana, soprattutto è lontana la percentuale. E il basket, si sa, è sport di numeri.

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