Giorgio Secondini, lo spareggio, la storia del basket pesarese

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9 novembre 2011

Giorgio Secondini e Roosevelt Bouie

Giorgio Secondini e Roosevelt Bouie all'Old Star Game organizzato da Massimo Ambrosini qualche anno fa

di Luciano Murgia

PESARO – Durante la presentazione della Scavolini Siviglia 2011/12, Valter Scavolini, presidente onorario, ha invitato i tifosi a ritrovare lo spirito del 1980, dello spareggio salvezza con la Superga Mestre nel grande palazzo dello sport di San Siro, a Milano. Non solo per i 77 pullman, le auto di tifosi che seguirono i biancorossi in una partita senza ritorno. Perdendo, retrocedendo, forse la storia sarebbe cambiata in peggio. La vittoria diede la spinta ai fratelli Scavolini che in seguito, da sponsor appassionati diventarono proprietari. Dopo quel successo, osservando la marea di tifosi arrivati da Pesaro, Elvino e Valter Scavolini dissero al presidente Eligio Palazzetti: “Non dobbiamo più soffrire così”. E la Victoria Libertas, passo dopo passo, Coppa Italia dopo Coppa delle Coppe, scalò la montagna, toccando il vertice del movimento cestistico italiano fino a conquistare due scudetti e a partecipare a una Final Four di Coppa dei Campioni.

Tutto questo fu possibile grazie alla vittoria nello spareggio. Molti non lo sanno, ma sulla panchina pesarese, a guidare Benevelli e compagni, c’era un pesarese doc, Giorgio Secondini, una carriera nata a Loreto.

Manifesto Scavolini-Superga Mestre 1979-1980

Manifesto funebre a metà tra il lugrube e il goliardico dei tifosi pesaresi dell'epoca

Quella vittoria fu una sofferenza, ho ancora negli occhi la palla scagliata dai mestrini che balla sul ferro ed esce. Fosse entrata, sarebbe stato un disastro…”.

Ricorda cosa pensò durante quell’interminabile secondo?
Eravamo talmente presi che non ebbi tempo di pensare. Guardai Massimo Mangano, l’allenatore della Superga Mestre ed ebbi comprensione per la sua tristezza, ma poi ricordai che tante volte era accaduto a me di perdere così, impotente davanti a una palla che era dentro e finiva fuori. La fortuna oggi ti regala qualcosa, domani te la toglie. Non fu fortuna, ma merito – invece – e fu più decisiva dello spareggio di Milano, la vittoria conquistata a Mestre nell’ultima giornata di ritorno. Dovevamo vincere per andare allo spareggio, altrimenti sarebbe stata retrocessione. Espugnare (76-71) Mestre fu una grande impresa. Il successo caricò l’ambiente, diede fiducia alla squadra, al pubblico. Quando – preparando la partita senza ritorno – sapemmo che al seguito c’erano 77 pullman e centinaia di automobili, provammo grande orgoglio. Questa passione non era una novità per me, avevo seguito – da tifoso – la Victoria Libertas negli spareggi di Livorno”.

La stagione era iniziata con Carlo Rinaldi sulla panchina. Poi il cambio, come sempre accade quando le cose vanno male. E l’arrivo a Pesaro di Petar Skansi, molto amato da quando – a fine carriera – aveva indossato la casacca biancorossa, regalando classe ed esperienza e soprattutto straordinarie aperture di contropiede per Paolo Gurini, altro prodotto del Loreto Basket come appunto Secondini e Franco Cinciarini.

La sorpresa fu quando ci si accorse che Pero non aveva il patentino e non poteva andare in panchina. Skansi diventò direttore tecnico, la società mi affidò la squadra”.

Prima la salvezza, poi la stagione da protagonisti, i playoff con Bouie e Holland, Magnifico e Silvester.
La società prese giocatori importanti, sia giovani come Magnifico e Bouie che esperti come Mike e Holland. Un segnale importante al basket italiano. Pesaro non era più la provinciale a cui portare via i talenti, si proponeva per puntare in alto”.

Lei non si è pentito di avere rinunciato a una carriera in panchina? Dicono tutti che era un grande coach, un maestro per i giovani.
A livello giovanile ho vinto medaglie importanti con i cadetti e gli juniores, ma mi è mancato il titolo. A livello di prima squadra porto con me – sempre – la soddisfazione di avere portato in serie A Fabriano. Mi chiamarono per sostituire il mio amico Giuliano Guerrieri. Mi volle soprattutto Valenti, storico dirigente. Vincemmo una lunga serie di partite, fummo promossi… una grande soddisfazione”.

Ecco, non era il caso di fare il salto, di scegliere la panchina invece che l’impiego all’Automobil Club?
Stavo bene così, non me la sentivo i cambiare vita. Sono contento di quello che ho fatto”.

Poi sarebbero venute le soddisfazioni anche alla guida della Stamura Ancona, portata in serie B, e della Febal, la Delfino, la squadra del porto allenata da un coach di Loreto. Giorgio Secondini è nella storia della pallacanestro pesarese. E allora perché non chiedergli il quintetto preferito, i cinque giocatori che vorrebbe sempre nella sua squadra?
Cook, Kicanovic, Daye, ma anche McCloud, Magnifico e Werner”.

Niente Pace e Holland?
Guardi, Holland è stato fantastico e potrebbe starci. Era un giocatore veloce, con buon tiro, attaccava l’avversario e lo saltava con un passo incredibile. Non a caso, mise in difficoltà Mike D’Antoni. Ma io credo che Cook e Kicanovic fossero di un altro passo, magari più guardie che play, ma in grado di dare alla squadra un contributo più sostanzioso…”.

E pensare che Skansi ricevette un mare di insulti per la scelta, e altrettanto il presidente Palazzetti. La tifoseria era per Holland, contro la scelta del campione serbo, uno dei migliori giocatori europei di tutti i tempi. Tra l’altro, Kicanovic fu assai dispiaciuto quando Giorgio Secondini lasciò la Scavolini. La stima nei confronti del coach pesarese era grande.

Il rapporto era buono. A fine allenamento, restavo sul parquet per aiutarlo. “Kicia” era incredibile, ogni giorno, mentre i compagni raggiungevano la doccia, lui si fermava per effettuare un centinaio di tiri. Andammo a cena da Palazzetti, io andai via, lui mi raggiunse per salutarmi e ringraziarmi. Sono episodi che fanno bene, che confermano la bontà del tuo lavoro, l’ottimo rapporto con la squadra”.

Se è per questo, ci risulta anche un buon rapporto con Skansi, che la scorsa estate ha mandato i suoi saluti solo a lei e a Franco Mancuso, lo storico addetto alle statistiche e accompagnatore ufficiale della Victoria Libertas.
Lo ringrazio. In verità, Pero era un furbo che sapeva muoversi bene. Io lasciai la Scavolini poco convinto di alcune scelte, come il cambio di Bouie con Jerkov. Fui anche sfortunato, perché lasciai proprio mentre la squadra stava per vincere il suo primo trofeo, la Coppa delle Coppe nella finale di Palma di Maiorca”.

Lei aveva un buon rapporto anche con Pace, ma ha scelto Ted Werner nel suo quintetto.
Un buon rapporto forse è troppo. Io non parlo inglese, quindi non avevo un colloquio quotidiano con lui. Però gli portavo sempre qualcosa. Ad esempio, gli regalai il ginseng che a lui piaceva, soprattutto gli faceva bene… ma voleva che glielo portassi gratis. Lui guadagnava bene, io no, non mi sembrava il caso. Detto questo, joe mi sembrava un ragazzo che aveva bisogno di affetto, di sostegno. Invece c’era chi si approfittava di lui. Mi riferisco all’altro americano, Mike Russell, che gli raccontava un sacco di balle e lo metteva contro tutti. Sul campo, quando ne aveva voglia, Joe era un talento incredibile, stoppava tutti. Ricordo una partita a Rimini, contro Renzo Vecchiato, che fu travolto dall’americano malgrado il suo allenatore Taurisano lo incitasse a non mollare. Werner, però, era un giocatore straordinario. Completo, affidabile, sempre teso al bene della squadra, un giocatore super”.

Era anche famoso perché – salutista – contestava i tifosi che fumavano. Ai suoi tempi, durante l’intervallo, il pubblico scendeva sotto le tribune Innocenti e fumava. Il fumo riempiva il palazzo dello sport di Viale dei Partigiani tanto che non si vedeva da canestro a canestro.
E Ted minacciava di scioperare”.

Un commento to “Giorgio Secondini, lo spareggio, la storia del basket pesarese”

  1. Fabio Renzi scrive:

    “Old Star Game organizzato da Massimo Ambrosini”
    Grazie!
    Fabio Renzi

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