Tassa di soggiorno. Pro e contro.

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12 novembre 2011

Luca Ceriscioli 4

Il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli

PESARO – Il sindaco Luca Ceriscioli interviene sulla sua pagina Fb sulla tassa di soggiorno. “Stiamo valutando se introdurre o meno la tassa di soggiorno – scrive -. Di certo, se venisse introdotta tutto il ricavato verrebbe reinvestito in progetti e attività turistiche. Elenco qualche dato utile alla riflessione: dieci anni fa l’assessorato comunale al Turismo poteva contare su circa 700mila euro all’anno di risorse a bilancio, cinque anni fa su circa 250mila euro, quest’anno su circa 110mila euro. E con questi tagli, è facile prevedere dove andrebbe a cadere la scelta tra un servizio alla persona e un’attività di promozione turistica. La tassa di soggiorno potrebbe facilmente portare alle casse comunali circa 500mila euro, ritornando quindi alla capacità economica di dieci anni fa”.

Ma come funziona la tassa di soggiorno che potrebbe essere introdotta fin dal 2012? Ogni singolo Comune decide se applicare o meno l’imposta. La Regione stabilisce, eventualmente, quali tipologie di Comuni potranno applicarla ma non obbliga nessuno. Le tariffe potrebbero andare da 0.5 a 5 euro.

Amerigo Varotti, direttore provinciale Confcommercio, ha ribattuto: “Vogliamo sapere prima che quanto verrà incassato da questa tassa sarà poi utilizzato per il settore e voglio che il Comune dica chiaramente dove lo investirà. Perché in realtà la Finanziaria non specifica il settore in cui questi soldi devono essere riutilizzati. Si parla, ad esempio, di opere pubbliche riqualificate, ma non per forze in zone turistiche. Parliamoci chiaro, il turismo è sempre stato una cenerentola di cui nessuno si è mai occupato. Oggi viene preso in considerazione solo per l’applicazione della tassa di soggiorno”.

L’idea, al di là delle polemiche, è che un piccolo contributo (0,5 euro o 1 uero) non dovrebbe incidere poi tanto sulla testa del turista ma solo a patto che la tassa non venga, da un lato, strumentalizzata (e quindi diventi un peso psicologico per lo stesso turista) e dall’altra non usata realmente per migliorare l’accoglienza turistica di Pesaro.

Perché alla fine, parliamoci chiaro, tassa o non tassa (chiaramente parlando sempre delle cifre di cui sopra), solo se Pesaro sarà in grado di proporre servizi migliori di altri lidi, senza esagerare nei prezzi, stando al passo con le iniziative e migliorie che si possono registrare nella vicina Romagna, sarà poi in grado di invogliare (o non perdere) i vacanzieri.

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