“Cittadinanza onoraria ai figli di immigrati nati in Italia”

di 

24 novembre 2011

Il presidente della Provincia Matteo Ricci sposa la linea del Presidente Napolitano e lo “ius soli”

Tricolore da guinness, Matteo Ricci

Matteo Ricci

PESARO – “Chi nasce in Italia è italiano”. Matteo Ricci è perfettamente in linea con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, ritenendo superato il modello di cittadinanza costruito sullo ius sanguinis e sposando lo ius soli, il diritto del suolo,  cioè il criterio di territorialità nella nascita. Non solo a parole. Perché dalla giunta provinciale di questa mattina, il presidente esce con un segnale forte: “Siamo tutti d’accordo: prima di Natale faremo un bel regalo a tanti bambini nati nel nostro territorio da genitori immigrati, conferendogli la cittadinanza onoraria”.

Un riconoscimento simbolico “ma che significa molto. Sosteniamo la volontà del capo dello Stato e vogliamo spingere il Parlamento a legiferare in questa direzione. Lanciamo un messaggio importante: in attesa che venga riformata la normativa sulla cittadinanza, noi già ci muoviamo“.

Anche perché, precisa il presidente Ricci, “su questo tema vogliamo essere una provincia d’avanguardia a livello nazionale. Informeremo Napolitano dei nostri passi. E all’iniziativa pubblica vogliamo invitare il ministro della cooperazione internazionale Andrea Riccardi».

Non è finita qui: “Chiediamo la collaborazione dei Comuni e del mondo dell’associazionismo laico e cattolico. Le persone che si riconoscono nei nostri valori e si sentono parte integrante della nostra comunità devono essere cittadini italiani a tutti gli effetti. E’ un’assurdità che ai bambini nati in Italia non venga riconosciuto un diritto fondamentale. In momenti di crisi si possono e si devono condurre anche battaglie come queste. Bene ha fatto Napolitano: in Francia lo «ius soli» si applica da secoli. Negli Stati Uniti è il modello di cittadinanza permanente. In Italia, ormai, siamo arrivati alla terza generazione di immigrati. Abbiamo centinaia di migliaia di persone che sono stati educati da noi, hanno studiato nelle nostre scuole e si sentono italiani. E’ ora di adeguarsi: la politica deve leggere e interpretare i cambiamenti della società“.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>