Servizio Pubblico, i nostri voti

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25 novembre 2011

Come ogni settimana il nostro Lorenzo Chiavetta prova a dare i voti alla trasmissione di Santoro che, da quest’anno, si può vedere sul piccolo schermo su Tv Centro Marche (per le Marche) e sul “piccolissimo schermo” attraverso diversi portali internet con la possibilità di commentare in tempo reale sulla pagina Facebook ufficiale di Servizio Pubblico. Una pagella, quella di Chiavetta, che al tempo stesso vuole essere un modo per analizzare e sottolineare i punti cruciale del dibattito televisivo.

 

 

Landini

Il sindacalista Landini

Servizio Pubblico, ecco i voti di ieri sera:

Maurizio Landini: voto 8,5.
Un sindacalista tenace e con le idee chiare come pochi altri. Inizia facendo il punto della situazione – purtroppo drammatica – su Termini Imerese. Poi fa una proposta: la Fiat potrebbe incentivare al pre-pensionamento i lavoratori più anziani, facendo in modo che i giovani possano rimanere a lavorare. Ovviamente parole al vento. Secondo il segretario della Fiom c’è un accanimento senza precedenti nei confronti degli operai siciliani. A Termini, dove la fabbrica fu costruita 40 anni fa con finanziamenti pubblici, lui c’è stato proprio ieri mattina e ha potuto vedere con i propri occhi la loro tristezza, nonché la mancanza sul territorio dei politici. “La Fiat, in questo Paese, fa ciò che vuole” è una delle frasi che più ripete. Fa anche una battuta su Monti: “Dice che andrà in giro con macchine italiane. Peccato che vengano prodotte quasi tutte all’estero”. Si infervora, poi, quando gli si chiede di giudicare l’operato del governo, che a suo avviso non ha mai sviluppato una politica industriale. Critica l’art. 8, correttamente direi. Ricorda che, nonostante siano state inflitte  delle multe dell’Ue allo Stivale perché gli autobus sono troppo vecchi e inquinano, da noi non ci si pensa due volte a chiudere l’Irisbus. La competizione, inoltre, non deve essere causa dell’aumento della precarietà, ma il risultato degli investimenti su ricerca e produzione.

Landini si interessa anche di Finmeccanica, in quanto ai lavoratori viene applicato il contratto dei metalmeccanici. E’ contrario alla vendita di Ansaldo Breda, l’azienda che produce i treni che Finmeccanica ha deciso di dismettere.
Difende i sindacati e critica le imprese, anche perché “difendere i diritti non è una cosa vecchia”.

Santo Versace: voto 6,5.
Appare molto deciso nei suoi interventi, qualità che gli avevo già riconosciuto in alcune puntate di “Annozero” dello scorso anno. Vuole salvaguardare il made in Italy a tutti i costi, mostrandosi contrario all’esclusiva produzione delle aziende all’estero. Vorrebbe più lavoratori specializzati, e di conseguenza scuole specializzanti sul territorio. La corruzione e l’evasione fiscale, sostiene il deputato ex Pdl, vanno combattute. Sul giro di tangenti di cui si parla molto in questi giorni sui giornali afferma che esse sono peggio o equivalenti al terrorismo, tanto che tempo fa egli ha proposto una ddl  in cui è scritto, in soldoni, che chi ruba denaro pubblico deve essere trattato come “il peggior mafioso”. Per Versace – e tanti altri, direi – in Italia non c’è meritocrazia. Non si investe perché la giustizia è lenta e la burocrazia lunga. Aumentare i salari? Va bene, purché non si aumentino i costi delle imprese (giusto). I politici dovrebbero andare tutti a casa (e qui scatta l’applauso), soprattutto se fanno errori (sembra impensabile che il deputato stilista fosse berlusconiano fino a poco tempo fa…). All’estero ci si dimette anche per cose futili, come il non pagare i contributi alla colf. Su Vendola, infine, ha qualcosa da ridire: “con tutto il rispetto, ma se Vendola non sapeva di Tedesco, vuol dire che non è adatto a fare il politico”.

Gianni Dragoni: voto 7.
La sua presenza è ormai fissa all’interno del nuovo programma di Santoro, come fisso è il suo voto ogni settimana. Fa il resoconto sulle buste paga dei vari manager, sottolineando, in particolare, i compensi di Guargaglini, Marchionne e Fantozzi (commissario Alitalia fino allo scorso luglio), al fronte dei vari licenziamenti ed esuberi di Finmeccanica, Fiat e Alitalia. Si sofferma anche sui premi-liquidazioni-stipendi di Geronzi, Profumo, Zunino e Marchionni. Battuta finale: “super stipendi senza super risultati: è giusto?”.

Michele Tiraboschi: voto 6.
Secondo il giuslavorista nel mondo del lavoro c’è qualcuno che vorrebbe cambiare le cose, anche se ciò è molto difficile. “Oggi si è perso il valore della persona, della sua dignità”. Parole sante. Per Tiraboschi il dovere della Fiat dovrebbe essere quello di ricollocare la gente licenziata che per tanti anni ha lavorato presso di essa (che è poi una proposta avanzata anche dal democratico Ichino). All’italia, per crescere, manca “una cultura del lavoro, ci sono troppe leggi che non vengono applicate, illegalità, corruzione, lavoro nero, mancanza di dialogo tra sindacati e imprese, troppi sindacati che non vanno d’accordo tra loro”. Anche per questo, a suo dire, mancano le aziende che investono nel nostro Stato.
Sempre sui sindacati si mostra contrario alla proposta di Landini di dare maggiore potere a quelli che hanno più iscritti. In conclusione, sembra quasi giustificare l’operato della Fiat, in quanto “non ci sono altre soluzioni”.

Massimo Mucchetti: s.v.
Non ho seguito appieno ciò che ha detto, quindi non mi sento di dargli un voto. I suoi interventi sono pieni di pause, forse per un problema di ritorno con l’auricolare. Dice che Finmeccanica investe più della Fiat in ricerca; che oggi il colosso guidato da Guargaglini ha problemi di etica e moralità; che il governo dovrebbe attuare un repulisti per dare un gruppo dirigente adeguato. Oltre alla corruzione, che va combattuta, Finmeccanica deve “migliorare l’efficienza industriale”, visto che produce beni costosi acquistati dai governi. Sulla prossima vendita dell’Ansaldo Breda dà la colpa anche ai sindacati e ai continui scioperi da essi minacciati.

Marco Lillo: voto 7.
Un buon voto, più che altro perché lo seguo sul “Fatto Quotidiano”, e so come sta approfondendo la vicenda “Finmeccanica”. Nel corso della trasmissione parla una sola volta. Un po’ pochino. Secondo Lillo, certe persone vengono messi in determinati posti proprio perché si sa che “persone siano”. Ad esempio, che Naro abbia avuto qualche problema con la legge in passato lo si sapeva già. E su Guarguaglini dice: “la persona giusta al posto giusto”. Unico neo: autocita il giornale per cui lavora un po’ troppo spesso.

Il signore del pubblico con barba e occhiali e la signora con la maglietta “No radar”: voto 10.
E’ difficile fare una sintesi di tutto ciò che dicono, ma mi emozionano. La storia dei radar anti-immigrati è davvero assurda, roba da “Italiopoli”, come direbbe Oliviero Beha. Eppoi, la donna sarda sostiene che, anche se fosse vero, “non siamo per l’esclusione ma per l’accoglienza”: si merita la nostra stima.

Giulia, ragazza del pubblico: voto 10+++.
Anche io, come lei, penso che il Vaticano debba pagare l’Ici. Non aggiungo altro.

Marco Travaglio: voto 8,5.
Si augura che Monti faccia qualcosa contro la corruzione, parola finora mai pronunciata dal professore. Ad esempio, si potrebbe iniziare ratificando sulla convenzione del Consiglio d’Europa, avanzata nel 1999. Oppure facendo sì che l’auto-riciclaggio diventi reato, così come l’abuso d’ufficio e il falso in bilancio (reati oggi difficilmente perseguibili). Ma tutto ciò appare un’utopia, nel Paese in cui “un km dell’Alta Velocità arriva a costare fino a 96 milioni di euro e il treno Palermo – Roma impiega 35 minuti in più rispetto a quanto impiegava nel 1975″. Travaglio non è morbido né con la destra né con la sinistra, e fa bene a ricordare: 1) il “caso Tedesco”, prima portato in giunta regionale da Vendola e poi salvato dal voto al Senato; 2) Le vicende di Pronzato e Morrichini. E poi, aggiunge il giornalista, ci si chiede perché la sinistra non ha fatto la legge sul conflitto di interesse… Ma ci sono anche gli avvenimenti che hanno colpito la destra: la “cricca” della Protezione civile, l’inchiesta su Bertolaso, le inutili opere del G8 in Sardegna, Anemone e Scajola, i guai del San Raffaele. E ancora: “Finmeccanica dovrebbe essere controllata da quegli stessi politici che sono accusati per le tangenti. Stesso discorso per la stampa, che non controlla a dovere perché concede pagine su pagine di pubblicità alla stessa”. Sul tesoriere Udc Naro: “Ha usufruito della prescrizione nella cosiddetta “Tangentopoli messinese. Nel partito l’ha portato Casini, insieme a Cuffaro”. Come dire che bisogna stare più attenti nelle selezioni. E che dire della consulenza data da Finmeccanica a miss Colombia, conoscenza dell’ex premier Silvio Berlusconi?
Il vicedirettore del “Fatto” ricorda anche chi è Milanese, che tenore di vita portasse avanti; che Tanzi distribuiva soldi a tutti i partiti; che i “furbetti del quartierino” erano appoggiati in maniera bipartizan; che alla Consob sia appena stata assunta la figlia di Scaroni. Poi Travaglio si sofferma anche sulla figura di Pitruzzella (“autore di un libro scritto a 4 mani con Cuffaro”), nominato ai vertici dell’Antitrust, ma anche sugli avvocati di D’Alema (Calvi) e di Di Pietro, che hanno ottenuto un posto al Csm e all’Anas. Non mancano, infine, le critiche al ministro della Giustizia Severino e ai suoi rapporti con Casini e Caltagirone.

Michele Santoro: voto 5,5.
Giusto incentrare buona parte della puntata su Finmeccanica (i servizi che ricostruiscono le dichiarazioni dei vari protagonisti dello scandalo sono davvero ben fatti, e l’intervista a Guarguaglini di Ruotolo è un bel colpo), argomento più che attuale. Nel suo editoriale iniziale le riflessioni sono numerose. Per prima cosa, gli spettatori vengono informati del fatto che il presentatore ha appena ricevuto una citazione per danni, da parte di Mediaset, dopo aver rilasciato un’intervista al “Fatto Quotidiano”, in cui si parlava di conflitto di interesse. Poi, l’anchorman salernitano sostiene che per annientare la crisi bisognerebbe abbattere la corruzione, vero cancro dell’Italia. Santoro è contento del successo di Fiorello, ma afferma che la Rai dovrebbe dare spazio anche ad altre personalità, come Celentano e Luttazzi.
Lo share di “Servizio pubblico”, anche questa settimana, subisce una lieve flessione, ma ha ragione Michele: il poter andare in onda, con numeri comunque più che dignitosi, è davvero un “miracolo”, e lo si deve quasi interamente al pubblico a casa.
Perché 5,5? Bé, perché l’intervista alla sorella di Lea Garofalo – che mi ha veramente commosso – io l’avrei mandata in onda subito e non in tarda serata (un po’ lo stesso errore della settimana scorsa con il servizio su Mandalà-Schifani). Nulla togliendo agli altri argomenti affrontati.

Luca Bertazzoni: voto 8.
Un mastino. Non demorde mai. Fa le pulci a Naro addirittura fino all’ascensore, e in diversi contesti si becca non pochi spintoni. Di lui, Santoro dice: “Dura la vita di Bernazzoni”. E come dargli torto?

Vauro: voto 9.
Sempre voti altissimi per il bravo vignettista toscano. Forse la vignetta più bella è quella della tortura ai ricchi, messa in atto pronunciando una semplice parola: “patrimoniale”.

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