Traballa la panchina di Tofoli, è pronto Pedullà

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25 novembre 2011

di Luciano Murgia

Luciano PedullàPESARO – Coincidenza curiosa: la Scavolini va a Novara con un allenatore (Tofoli) e può ritornare con un altro (Luciano Pedullà).

Paolo Tofoli avrebbe le ore contate. Solo un miracolo a Novara, domenica, contro l’Asystel che ha vinto martedì a Bergamo, superando 3-2 le campionesse d’Italia, potrebbe consentirgli di guidare le colibrì nella prima partita di Champions League (mercoledì 30 novembre, ore 20,30, in casa con la Dynamo Mosca).

Da quando seguo lo sport, ho avuto sempre un principio: massimo rispetto per l’allenatore, un uomo circondato da tanti (falsi) amici quando vince, solo nelle difficoltà. E non ho conosciuto un solo allenatore che non abbia dormito la notte per escogitare qualcosa pur di far perdere la propria squadra. In una situazione mai così difficile nelle recente storia della Robur, se Tofoli ha una colpa è di non avere esperienza per affrontare e superare simili momenti alla guida di una squadra femminile. Ecco, se una colpa si può attribuire alla società non è di avere rinunciato a Carolina Costagrande, Jacqueline, Senna Usić e Flier, che pure – dipendesse da tutti noi – sarebbero (brasiliana esclusa) ancora in maglia Scavolini, ma di non avere puntato – scegliendo la linea giovane, imposta dalla concorrenza troppo agguerrita di turchi, russi, azeri e cinesi (segno del mondo che cambia) – su un allenatore esperto, abituato a lavorare con le giovani giocatrici. E Tofoli, per la prima volta in panchina, non poteva avere l’esperienza giusta. Un altro errore – societario – è di non avere capito che una stagione così ristretta, con tanti impegni internazionali delle squadre nazionali, puntare su tante, troppe giocatrici spesso convocate dalle rispettive nazionali, avrebbe costituito un grave ostacolo al lavoro dell’allenatore. Dunque, forse un mix di esperienza e gioventù avrebbe aiutato l’impegno di Tofoli. Ma – cari signori – non ricordiamo una sola contestazione alle scelte societarie durante le presentazioni delle nuove giocatrici. Facile, troppo facile, contestare dopo.

Ci sembra, in questo contesto, che la Robur e i suoi dirigenti scontino i troppi successi conseguiti negli ultimi sette-otto anni. Come se le vittorie del volley avessero infastidito l’altro sport, la pallacanestro che a Pesaro regna sovrana. E non si dirà che chi scrive non ama il basket!

In questi giorni ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori. Comprese quelle di dirigenti pavoni privi di classe che sono andati a fare i conti nelle tasche altrui. La storia, che è maestra di vita, saprà ricordare.

Intanto, l’attualità – che non è storia – impone di scrivere che nel mondo del volley nazionale si dà per scontato l’arrivo a Pesaro di Luciano Pedullà, che di recente abbiamo ascoltato straordinario commentatore per Sky delle glorie femminili in Giappone.

Novarese di 54 anni, detto il Professore perché insegna Educazione Fisica ma anche perché è un grande docente di pallavolo, soprattutto un maestro di vita, prima ancora che di tecnica, pe le giovani giocatrici. Non a caso, sotto la sua sapiente guida sono cresciute Eleonora Lo Bianco, Paola Cardullo, Sara Anzanello, Natalià Vigano, Cristina Barcellini e diverse campionesse straniere che, partendo da Novara, hanno raggiunto altre piazze guadagnando ingaggi importanti.

Di lui si conosce la grande passione per il volley, il piacere del lavoro in palestra, soprattutto con le giovani, ma anche la battuta caustica che – durante i time-out – sveglia le sue ragazze. Memorabile un time-out contro la Scavolini. Perso pesantemente il primo set, domandò alle sue giocatrici se fossero già pronte per uscire la sera. L’Asystel reagì e vinse i tre successivi set.

La Robur lo aveva cercato già anni addietro, prima di ingaggiare Ze Roberto. Contro la Scavolini ha giocato e perso, alla guida di Novara, una finale scudetto e una finale di Coppa Italia, entrambe nella stagione 2008/09. Come a dire che se arriverà davvero Pedullà, Pesaro potrà contare su un grande allenatore che però i miracoli non li fa. Come Tofoli, che merita tutta la nostra solidarietà.

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