AZA PETROVIĆ ha Pesaro nel cuore

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29 novembre 2011

di Luciano Murgia 

 

Aza Petrovic

Aza Petrovic. Foto Manna

PESARO – Metti una sera con Ario Costa, libero per un giorno dagli impegni di Brescia, e Aleksandar Petrović, il mitico Aza che fece innamorare la tifoseria biancorossa. Non concluse la stagione 1987/88, lasciando il posto prima a Darwin Cook poi a Darren Daye, la coppia che regalò – con il fondamentale contributo del nucleo storico italiano – il primo scudetto alla Victoria Libertas.

Aza, che ritorna oggi a Zagabria, ha accompagnato a Pesaro la moglie Adriana, da ventidue anni concessionaria della Berloni per la Croazia. Aza ama, riamato, Pesaro. Il sindaco volle premiare anche lui quando la sala del Consiglio comunale ospitò la cerimonia di ringraziamento ai biancorossi campioni d’Italia.

Domenica sera, Petrović è andato all’Adriatic Arena e ha visto la partita tra Scavolini Siviglia e Sidigas Avellino.

“Sono arrivato 5 minuti dopo l’inizio, mi sono seduto in alto…” racconta Aza. Peccato, fosse stata annunciata la sua presenza, l’avrebbe salutato un grande applauso, lo stesso che ha accolto la notizia della presenza di Domenico Zampolini. Due biancorossi dei bei tempi a vedere i biancorossi di oggi.

Aza è libero, al momento, dopo quattro grandi stagioni allenando squadre croate. Due anni a Zara, coronati da grandi successi, altrettanti a Zagabria, ormai casa sua, anche se lui è nato a Sebenico, e quindi è dalmata. A Zagabria ha allenato il Cedevita, la squadra emergente del basket croato, allestita da una società che punta a dominare i prossimi dieci anni del campionato d’oltre Adriatico. Per la cronaca, il Cedevita ha conquistato la partecipazione alle Final Four dell’Eurocup, disputate a Treviso e vinte dall’Unics Kazan, che qualche giorno fa ha espugnato Siena, in Eurolega. Aza Petrović è stato eletto allenatore dell’anno in Eurocup. Ora attende una proposta, non solo in Croazia. Ha già allenato in Spagna, lavorando benissimo a Siviglia, portata alla finale del campionato, e successivamente a Lleida; lo ha fatto anche in Italia, a Fabriano e Scafati, e in Polonia, alla guida dell’Anwil Wloclawek. Allenatore già quando giocava, è uno dei grandi della storia della pallacanestro europea.

Il suo sogno è allenare la Scavolini. Anni fa fu a un passo dalla firma, ma all’ultimo momento venne scelto Dule Vujosević, con quali risultati lo ricordiamo ancora. Chissà che in futuro non gli venga concessa l’opportunità di dimostrare tutto il suo valore, riconosciuto unanimemente. Ma perché non è rimasto alla guida del Cedevita. “Semplice: durante la stagione, la società mi ha proposto un contratto biennale. Io ho risposto che era giusto attendere la fine della stagione per verificare i risultati e soprattutto se i dirigenti erano davvero soddisfatti del mio lavoro. Non hanno atteso, ingaggiando un altro coach”.

Forse qualcuno di voi ha visto il bellissimo film-documentario voluto da Vlade Divac, l’ex campione del Partizan Belgrado e dei Los Angeles Lakers, dedicato alla sua amicizia con Dražen Petrović, fratello minore di Aza, morto in un tragico incidente stradale in Germania. “Once Brothers” racconta il rapporto tra due campioni. E’ sempre difficile fare paragoni tra giocatori di epoche diverse, ma molti – chi scrive compreso – considerano Dražen il più grande campione espresso dal basket europeo.

“Il documentario – racconta Aza – ha fatto vedere cose che neppure io sapevo. In particolare quando mio fratello era ai Portland Trail Blazers e coach Adelman non lo vedeva proprio, tanto da escluderlo dai primi dieci. Così – per regola – durante le partitelle di allenamento gli era proibito anche di sedere in panchina. Doveva seguire i compagni stando in piedi. Era un leone in gabbia e forzò i suoi agenti a rompere con Portland per passare ai New Jersey Nets, dove dimostrò tutto il suo valore. Confesso, mi sono commosso e ho pianto”.

Aza, molto presto ti metteremo nella rubrica “Quelli erano giorni” con una bella foto di Enrico Manna. Magari di quando segnavi una tripla e facevi l’aeroplano. “Così qualcuno mi prenderà in giro. E’ accaduto già in Piazza Azzarita. Allenavo il Cibona Zagabria e vado a giocare in Eurolega contro la Virtus. Con Bologna nettamente avanti, un vecchio tifoso dietro la panchina mi ha imitato e il resto del pubblico gli è andato dietro: in seimila a fare l’aeroplano!”.

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