L’onestà di Dalmonte: “Io, insufficiente con Avellino”

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1 dicembre 2011

 

Scavolini Siviglia-Venezia, Luca Dalmonte

Luca Dalmonte (foto Marco Giardini)


di Luciano Murgia

PESARO – L’onestà intellettuale che dovrebbe essere di tutti, ma che pure è un optional in un mondo dove i furbi sembrano prevalere sugli onesti, appartiene a Luca Dalmonte. Non lo scriviamo per piaggeria, ma – da almeno 34 anni nel mondo dell’informazione legato al basket – non ricordiamo molti allenatori capaci di affermare… “il giudizio sulla mia prestazione di domenica contro Avellino è insufficiente. Lo affermo con assoluta amarezza. Sono il primo a essere critico con me stesso. Non amo cercare colpe altrui, alibi, non ho questa attitudine”.

Doveva essere il solito incontro settimanale in vista dell’impegno successivo. E lo spazio dedicato alla trasferta di Teramo non è mancato. Ma si è parlato, ne ha parlato prima lui, soprattutto della sconfitta con Avellino.

Capisco bene che perdere in casa ha un significato diverso”.

Che cosa si addebita, il coach romagnolo alla terza stagione pesarese?
Un’insufficiente rotazione!”. Lo afferma mentre alle sue spalle il video mostra le immagini della partita tra Sassari e Teramo e la sfida tra le due banche finisce con il “default” teramano, troppo alto le “spread” che accompagna la squadra dell’ex coach pesarese Alessandro Ramagli.

Un’insufficiente rotazione, dunque. E quando i cronisti parlano di Hickman e di Flamini, Dalmonte tronca subito la caccia e sottolinea: “Tutti”.

Tutti” fa parte delle regole, del sistema su cui poggia il lavoro della Scavolini Siviglia. “Alla base – spiega l’allenatore biancorosso – il coinvolgimento di tutti e la distribuzione dei minuti. Contro Caserta (Hackett e Jones, 32 minuti) e Treviso (Hickman e Hackett, 34), solo due giocatori erano rimasti sul parquet più di 30 minuti. Con Avellino tre: White 35, Hackett 36, Jones 35”. Troppi, oggettivamente. Soprattutto i 36 di Daniel, che è un generoso e non si tira mai indietro, da sempre il massimo e rischia di pagare, come è accaduto, appunto, contro la Sidigas.

Ora, registrate de dichiarazioni del coach, inutile girare intorno al perché non abbia giocato Flamini, Cusin sia rimasto in panchina a lungo e Hickman non sia più entrato in campo… Hickman, però, merita una riflessione, e magari anche il capitano.

Simone sta vivendo un periodo di allenamento precario, di lavoro gestito…” con attenzione e cura, aggiungiamo noi, anche se – ennesimo riconoscimento al valore del giocatore e dell’uomo – il coach sottolinea che Flamini “è anche di più, sempre pronto con la testa e il cuore”. Ad avercene di elementi così…

Hickman, invece, non convince. Dalmonte lo difende e racconta come è stato il rapporto con il suo play dopo i 24 minuti di utilizzo e gli ultimi 10′ di gioco trascorsi a guardare i compagni.

Attenzione, quello che sto dicendo a voi – spiega l’allenatore – l’ho detto anche alla squadra. E ne ho parlato con Hickman. Lui ha fatto le sue considerazioni, io le mie, ma al di là dell’episodio resta la condivisione di una linea comune. E ribadisco la totale fiducia in Richard. Quanto successo con Avellino non è la regola”.

Stamattina, però, durante la conferenza stampa del giovedì, il nome più gettonato è stato quello di James White. E’ evidente che l’arrivo del migliore realizzatore del precedente campionato, del giocatore più esplosivo e spettacolare della stagione 2010/11, aveva fatto sognare il pubblico, perplesso davanti alle prestazioni di “The Flight”. Dieci punti con 4/10 al tiro (0/3 nelle triple) e soprattutto la sensazione di un giocatore che è sembrato ai margini del gioco soprattutto nell’ultima parte, questo il ricordo della presenza di White contro Avellino.

L’analisi di Dalmonte è lunga e dettagliata. Partiamo dalla fine: “Ho chiesto a James se avesse problemi con il nostro sistema. Ha risposto: “Assolutamente no”, aggiungendo semmai che dovrebbe essere più attivo al rimbalzo offensivo e magari sfruttare meglio le opportunità sul perimetro prima che le difese avversarie si chiudano”.

Il coach usa la lavagna anche con i giornalisti e scrive: “A Biella e in casa con Milano non ha giocato. E la presenza di Cantù era tale, niente di più. Praticamente, ha esordito contro Venezia. Sia con l’Umana che con Avellino ha pagato le situazioni, le difese avversarie, la match-up. Eppure aveva iniziato bene. E così a Caserta. Non ha ancora il ritmo partita, ma abbiamo già visto il James White che desideravamo quando l’abbiamo ingaggiato. Se ricordate bene, però, avevo detto dopo Treviso che a White sarebbero serviti ancora quindici giorni di lavoro. Ci siamo quasi…

Per quanto riguarda la sensazione di un giocatore “emarginato” che si avvertiva dalle tribune?
Abbiamo esaminato la partita azione per azione. Bene White si è trovato solo, marcato da Green, nella zona sinistra del nostro attacco. Un mismatch che non abbiamo sfruttato. Sia lui sia il play dovevano cercarsi. Dall’altro lato del campo, erano Slay o Johnson a difendere su James. Anche in questi casi era ovvio servirlo per sfruttare l’uno contro uno di White”.

Spiegazioni che non fanno una grinza. Come la risposta di Dalmonte quando gli è stato chiesto se White non soffra Hackett, che tiene palla e cerca il canestro da sotto togliendo un eventuale spazio al compagno di squadra.

Nella nostra squadra sono diversi i giocatori che tengono la palla”. Come a dire che non solo Daniel o Jones, White o Hickman possono creare vantaggi per se stessi e – di conseguenza – per la squadra. Con il senno di poi, ci sta tutto e il contrario di tutto, soprattutto dopo che si è perso in casa.

Allora, sotto con Teramo, perché è una trasferta alla portata dei biancorossi, anche se la Banca Tercas travolta a Sassari proverà a reagire al brutto momento e alla cattiva sorte che la sta privando di giocatori importanti “con l’aggressività difensiva e offensiva. Proveranno a correre in contropiede e a sopperire all’assenza di una guardia americana aumentando il pick and roll di Fultz e Dee Brown, con maggiore coinvolgimento del post basso, dove Amoroso è maestro, con la polivalenza dello stesso Amoroso e di Brandon Brown, che possono fare male da sotto e dalla distanza. Ma grande attenzione anche all’energia di Cerella e Polonara e alla indubbie qualità del montenegrino Milos Borisov, ala che sa tirare bene con i piedi a terra e che come tutti i giocatori di scuola serba ha qualità importanti per mettere in difficoltà gli avversari”.

A dirigere l’incontro in programma domenica dalle ore 18,15 al PalaScapriano saranno Guerrino Cerebuch, Saverio Lanzarini (uno dei protagonisti del pessimo arbitraggio nella gara d’esordio dei biancorossi a Biella) e Massimiliano Barni. Diretta televisiva da Tvrs con le voci di Marco Bedinotti e Giancarlo Sacco, radiofonica sulle frequenze di Radio Città con il commento di Mirko Facenda.

2 Commenti to “L’onestà di Dalmonte: “Io, insufficiente con Avellino””

  1. Giovanni pellegrini scrive:

    AMMETTERE I PROPRI ERRORI NON ASSOLVE. non siamo mica in chiesa
    m

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