Il popolo del mancato distinguo

di 

5 dicembre 2011

emigrante

Che l’Italiano medio sia per natura “generazionalista” è cosa risaputa. Il fare di “tutta l’erba un fascio” e il giudicare secondo pregiudizi sono prerogative prettamente nostrane. Si pensi a tutto ciò che si dice sui meridionali.
Riporto due esempi che ho vissuto in prima persona una volta partito per Urbino, splendida città dove ho studiato per cinque anni.
Ricordo che una ragazza pesarese (mi sembra si chiamasse Chiara), abbastanza sempliciotta a dire il vero, trovandosi a discutere con un mio amico di Modica (Rosario), gli disse: “ma è vero che in Sicilia, quando entri nei bar, devi stare attento a quello che fai, perché la gente va in giro con la pistola e ti spara?”.
Sembra una barzelletta, ma non lo è.
Il secondo misfatto vede protagonisti me e un ragazzo di San Benedetto del Tronto, Massimo, il quale, dopo esserci presentati, esordì dicendo: “ah, siciliano… quindi elettore-amico di Cuffaro eh?”. Confesso che volevo prenderlo a pugni, ma mi trattenni parecchio, limitandomi a specificare che non ho mai stimato – né votato – Totò vasavasa e che odio la mafia.

Vi starete chiedendo il perché di tale premessa. Ve lo spiego subito.
Ciò che sta avvenendo in Italia nei confronti degli stranieri originari dell’Est (in particolar modo dei romeni) è grossomodo quello di cui vi ho parlato nei paragrafi precedenti. Si tende sempre più a generalizzare, anche per colpa dei media. Bisognerebbe capire che i romeni che vengono a delinquere in Italia non sono rappresentativi dell’intera Romania. Mi spiego meglio: la componente che decide di emigrare per trovare fortuna, e che poi finisce per strada a commettere reati, è la parte di popolazione meno abbiente della Romania, quella più povera, ai margini della società. È un po’ quello che succedeva decine e decine di anni fa, quando gli Italiani partivano per l’America. Chi si avventurava verso il nuovo continente? I più poveri, i più “periferici” del Bel Paese. E guarda caso, chi ha portata la mafia negli Stati Uniti? Noi! Gli Italiani! Quindi non si può dire a priori che i cittadini dell’Est sono tutti stupratori e borseggiatori (“La tendenza a delinquere ce l’hanno nel Dna”, una delle frasi più gettonate). Bisogna fare una distinzione tra la parte buona e quella meno buona. Lo dico perché ultimamente mi sono trovato a sentire delle discussioni, al riguardo, altamente generaliste e raccapriccianti. E come se gli Americani dicessero che tutti gli Italiani sono mafiosi. Non vi urterebbe? A me si!
Qualcuno obietterà che sì, è vero: i romeni che vivono nel loro Stato delinquono in minor modo, ma lo fanno perché lì ci sono pene carcerarie molto più severe e quindi ci si pensa due volte prima di compiere un reato.
Può darsi. Ma d’altronde lo sanno anche gli extracomunitari che il nostro Stato, per molti versi, è una sorta di paese dei balocchi, un lunapark, in cui difficilmente si viene puniti. Ovvio: come si fa a non pensare ciò quando si vede una popolazione che giudica in maniera indifferente i comportamenti del proprio ex Presidente del Consiglio? Quando si vive in uno Stato in cui vengono promulgate leggi come il Lodo Alfano e si è cercato (che bello utilizzare il passato) di limitare – se non annientare – l’utilizzo delle intercettazioni? Quando si è in una nazione in cui non si fa nulla per velocizzare i processi ma, al contrario, le soluzioni proposte cercano di rallentarli e portarli alla prescrizione?

Bè, se io fossi romeno o extracomunitario, queste cose le guarderei eccome!

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