Camionista vittima del “pacco” inventa un finto raggiro

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11 dicembre 2011

Polizia StradaleFANO – Nel pomeriggio di giovedì scorso una pattuglia della Sottosezione Autostradale di Fano raggiungeva  l’area di servizio Metauro Ovest, nel comune di Mondolfo, allo scopo di verificare la presenza di un autoarticolato con targa Ceca, il cui conducente non dava notizie alla sua ditta dal giorno precedente.

L’autista, rintracciato dagli Agenti nella suddetta area di servizio, riferiva di trovarsi fermo con il suo mezzo in quel luogo da oltre 24 ore. Egli aggiungeva che, sottoposto ad un controllo da parte di due uomini sopraggiunti su di un fuoristrada e qualificatisi come appartenenti ad una non meglio specificata Forza di Polizia (i due indossavano abiti civili), si era visto contestare varie infrazioni al Codice della Strada e richiedere a titolo di sanzione 1.000 euro .

A dire dell’autista, i due presunti operatori di Polizia, constato che egli non aveva con sé l’intera somma richiesta, si erano fatti consegnare 600 euro in contanti , oltre al suo passaporto, alla patente ed ai documenti dell’autoarticolato, quindi si erano allontanati dicendogli che sarebbero ritornati più tardi per ritirare i restanti 400 euro. Accompagnato presso la Sottosezione Autostradale di Fano, formalizzava una denuncia per tentata estorsione nei confronti di ignoti.

Insospettiti dall’atteggiamento dell’uomo e da alcuni passaggi poco chiari del suo racconto, gli Agenti decidevano di esaminare il disco cronotachigrafo del mezzo, che consente di verificare tempi di percorrenza e soste e di effettuare degli approfondimenti, riscontrando ulteriori incogruenze.

Messo alle strette l’autista ammetteva di essersi inventato il tutto al solo scopo di giustificare l’ammanco di 600 euro dai soldi messi a sua disposizione dalla ditta per il viaggio, spesi in realtà per acquistare un computer presso una precedente area di servizio da alcuni sconosciuti.

Una volta rimasto solo, l’uomo aveva scoperto di essere caduto vittima della più classica delle truffe, il “pacco”, essendosi rivelato il computer niente altro che un blocco di legno ben confezionato. Di lì la decisione di rifarsi inventando la tentata estorsione. A conferma della sua confessione egli consegnava agli Agenti il suo passaporto, la patente di guida ed i documenti dell’autoarticolato, che teneva occultati all’interno della cabina di guida.

Conseguentemente veniva denunciato in stato di libertà per simulazione di reato e procurato allarme.

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