La (mancata) certezza della pena

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12 dicembre 2011

carcere

A ciascuno di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di assistere, in un bar o per strada, a un discorso del tipo:
– Hai sentito? Al signor Rossi hanno dato 15 anni di reclusione.
– Eeeeeh… figurati. Se tutto va bene, se ne farà 5 o 6.
In effetti, in Italia, la certezza della pena sembra proprio non esistere. Gli sconti sugli anni di detenzione sono alquanto frequenti.
Ma per quale motivo?
La risposta principale va ricercata, oltre che nella “condizionale” (sospensione della pena se si tratta di prima condanna fino ad un massimo di due anni), nella famigerata Legge Gozzini (dal nome del suo promotore, Mario, esponente del PCI). Promulgata nel 1986, essa è tesa ad affermare il principio su cui si basa la detenzione carceraria, riferendosi all’art. 27 della nostra Carta Costituzionale: la pena deve tendere alla rieducazione del carcerato.
Ma vediamo quali sono i punti cardine di questa norma:
1) I permessi premio. Il giudice può predisporre dei permessi premio, autorizzando il condannato a lasciare il carcere per un tempo massimo di 45 giorni l’anno. Per l’applicazione di tale misura è richiesto che il detenuto sia stato condannato a meno di tre anni di galera, oppure a più di tre anni ma che ne abbia scontati almeno il 25%; o ancora che abbia scontato almeno 10 anni se condannato all’ergastolo.
2) L’affidamento al servizio sociale, utilizzato soprattutto per alcolisti e tossicodipendenti. Esso avviene quando il colpevole viene condannato a meno di tre anni di carcere. Con questo metodo, egli viene inserito in un programma di riabilitazione che prevede l’inserimento nel mondo del lavoro e la disintossicazione da eventuali dipendenze.
3) Gli arresti domiciliari. Possono essere predisposti in vari casi. Il più frequente si ha quando al carcerato rimangono solo due anni di pena da scontare, che può quindi trascorrere a casa, seguendo varie restrizioni. Altri casi, si hanno quando: il detenuto versa in condizioni di salute particolarmente gravi; per le persone di età superiore ai 65 anni inabili anche solo parzialmente; per le persone di età inferiore ai 21 anni, per comprovate esigenze di salute, di studio, eccetera e per le donne incinte o che devono allattare i propri figli.
4) La semilibertà. Nel caso in cui non si è affidati ai servizi sociali, le pene detentive non superiori ai sei mesi possono essere scontate in regime di semilibertà, cioè passando in carcere solo le ore notturne. Il regime di semi-libertà è applicabile anche agli ergastolani che hanno scontato almeno vent’anni di carcere.
5) La libertà anticipata. Al condannato, a determinate condizioni, vengono abbuonati 45 giorni di pena detentiva ogni 6 mesi. Ciò fa si che per ogni anno di reclusione passato in carcere, vengano tolti 3 mesi di reclusione.
6) Infine, è previsto che il detenuto che mantiene una condotta esemplare e che goda di uno sconto della pena, possa uscire dal carcere con la fedina penale pulita, priva di qualsiasi traccia di reato.
Va ricordato che la Legge Gozzini è anche la fautrice del carcere a regime duro, il cosiddetto 41-bis.
Ora, non voglio passare per “manettaro”, né tantomeno fare il polemico, però credo che i nostri legislatori farebbero bene a rivedere qualche punto sopracitato. Perché va bene la funzione rieducativa, ma a queste condizioni la certezza della pena diventa immaginaria. Lo dico pensando alle vittime dei reati, a cui va garantita giustizia dallo Stato.

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