Servizio pubblico, i nostri voti

di 

23 dicembre 2011

“Le buone regole”

 

Di Pietro

Antonio Di Pietro

 

 Antonio Di Pietro: voto 8,5.
Senza dubbio il mattatore della serata. Ogni volta che interviene scatta un applauso. Non approva la manovra economica appena varata, “che prende in giro” gli italiani. “C’è chi dice che bisogna votarla perché Monti è meglio di Berlusconi. Ma che c’entra? La manovra va giudicata in base a quello che è. Doveva avere requisiti di equità e rigore, ma l’unica cosa che ha portato è l’aumento delle tasse”. Pura verità. I colpiti sono sempre gli stessi, i più deboli. Bisognerebbe punire chi non paga le tasse, chi evade (“prendiamo i soldi dai capitali scudati, facciamo la convenzione con le banche svizzere, come Francia e Germania”). E ancora: “L’idea di toccare le pensioni, di non mettere all’asta le frequenze televisive, di comprare cacciabombardieri: è una berlusconata!!! Non ci volevano mica i professori per questo”. Inevitabile la standing ovation tra il pubblico. Poi una dura stoccata: “Questo non è un governo tecnico. Hanno una maggioranza: Pd, Pdl e Terzo polo”. L’ex magistrato prende, più volte, le difese dei lavoratori appena licenziati, in collegamento da Milano. Sull’impegno delle Ferrovie a riassumerli dice: “Ma si sono mai viste 800 persone riassunte per comunicati stampa?”. Il servizio pubblico dei treni, a suo dire, deve essere garantito dallo Stato e dalle Regioni. Altro che comunicato: ci vuole “un tavolo con governo, sindacati e ministri dell’Infrastrutture e del Lavoro, per poter parlare”. Non è possibile che le ferrovie abbiano appaltato il vecchio servizio della Wagon Litz ad aziende francesi, fornendo le vetture e non il personale. Moretti? “E’ un incapace dal punto di vista tecnico”. Togliere treni non è il modo giusto per eliminare gli sprechi. Così facendo, lo Stato non dà il servizio e chi ci rimette è sempre Pantalone. Proprio per questo, il politico molisano si rivolge a Paolillo, dicendogli: “Voi, questa classe dirigente, la confermate o la mandate a casa? La vogliamo finire con tutti i milioni delle stock options?”. Un altro applauso Di Pietro lo ottiene quando sostiene che, sul comunicato stampa delle Ferrovie, porrà un’interrogazione parlamentare in aula (cosa realmente avvenuta oggi), e che farà una denuncia penale per accertare la situazione assurda del ferroviere che lavora in nero, mostrato in uno dei servizi della trasmissione. C’è anche il tempo per un giudizio su Berlusconi: “E’ un paraculo. Vuol far credere che l’Italia non l’ha rovinata lui, ma è il contrario”. Sul finale, ricorda che presto ci sarà la pronuncia sull’ammissibilità del referendum sulla legge elettorale. A tal proposito, c’è un po’ di malignità nei confronti di Napolitano. Infatti, quando Santoro chiede all’ex eroe di “Mani Pulite” se su un possibile responso negativo dalla Consulta possa esserci l’influenza del Capo dello Stato, egli risponde: “Che Napolitano sia solo arbitro non ci crede nessuno”. Sincero fino al midollo.

Gianfranco Paolillo: voto 5.
Non appare per nulla a disagio. Ride spesso, ma partecipa al dibattito, tra l’altro con numerose citazioni (Mao, Innocenzo III, Il dottor Stranamore di Kubrick). Pensa che le parole di Di Pietro sul governo siano troppo dure, ma allo stesso tempo definisce il comportamento dell’Idv in Parlamento di “grande responsabilità”. Mi colpisce questa sua esternazione: “Si trascura che se la crisi si aggrava, chi ci rimetterà sarà la povera gente”. Ma scusate, finora chi ci ha rimesso? Bah. Ricorda che l’esecutivo ha varato la manovra in appena 15 giorni, e che quindi ha ancora bisogno di tempo. “Questo è solo l’inizio (mamma mia, aggiungo io). Dopo questi provvedimenti verranno altre cose per il Paese”. La manovra appena varata è stata di 30 miliardi, 20 per la riduzione del deficit e 10 per lo sviluppo. Il sottosegretario all’Economia sostiene che il governo si impegnerà per ridurre gli sprechi, ma afferma anche che sarà difficile abbassare le spese militari. Sulla situazione dei trasporti ha poco da dire. Le Ferrovie vanno avanti grazie ai soldi derivanti dalle vendite dei biglietti e dagli aiuti dello Stato, “ma evidentemente non basta per coprire i costi, altrimenti, con i suoi tagli, Moretti sarebbe un sadico”. Io credo che non sia una giustificazione. Ma andiamo avanti. Paolillo vorrebbe una vera liberalizzazione della rete ferroviaria: solo così i servizi migliorerebbero. Il lavoratore in nero mostrato nel servizio lo lascia stupefatto. L’esponente del governo non riesce a difendersi in maniera ottimale dai diversi attacchi che gli piovono addosso dal pubblico, dai licenziati e soprattutto da Di Pietro, al quale si limita a dire che è stato ministro delle Infrastrutture, e che quindi qualche colpa ce l’ha anche lui (vero), e che non fa altro che isolare singole parole, costruendoci sopra dei teoremi. Sul reddito minimo garantito, proposto dal ragazzo del pubblico, si mostra scettico: “Presuppone un livello di risorse. Come lo paghiamo?. Siamo tecnici, non maghi”. Provo a rispondere io: con soldi ricavati dalla lotta all’evasione, oppure attingendo ai capitali esteri scudati. Qualcosa, sulla lotta alla corruzione, Paolillo la dice: “La facciamo evitando i pagamenti in contanti, perché le mazzette si pagano così”. Ma quando mai? E i bonifici? Mah… Sull’evasione fiscale, dice, hanno messo il reato penale per false dichiarazioni. Troppo poco. Non pagare le tasse: questo dovrebbe essere reato! (come dice Di Pietro).

Gino Strada: voto 9.
Una delle persone che onora l’Italia nel mondo. E’ arrabbiatissimo per le enormi spese militari dell’Italia, messe in atto sia dai governi di centrodestra che di centrosinistra. “Spendiamo 2 miliardi di euro al mese per gli interventi militari. Solo l’intervento in Afghanistan è costato un miliardo di euro all’anno, per fare una guerra conto terzi. E’ una follia, una follia globale”. E in effetti lo è davvero: abbiamo 3 miliardi di persone nel mondo che vivono con meno di 2 dollari al giorno, ma in Occidente si spende per le “missioni di pace”. Strada rammenta al pubblico che Emergency ha costruito diversi ambulatori in Italia, al Nord come al Sud, per dare assistenza agli immigrati. In realtà, però, vanno a farsi curare da loro anche tanti italiani (“il 20% nell’ambulatorio di Marghera”). Segno che nello Stivale la popolazione continua a impoverirsi. E’ critico sulla liberalizzazione nel sistema sanitario: “Avere una medicina buona conviene a tutti noi o solo ai ricchi? Se conviene a tutti, perché non la facciamo buona e la diamo a chiunque ne faccia richiesta?”. Parole sante. Il medico di Emergency, poi, può vantarsi di una cosa: non ha mai fatto una visita medica a pagamento. Nel nostro Paese, invece, abbiamo un sistema per cui più operazioni fai, più rimborsi ottieni. Se stiamo male, paradossalmente, il medico può trarne profitto. Così si arriva alla speculazione. Un esempio? Parliamo di uno specifico intervento al cuore: “Se lo si fa in ospedale, si può chiedere un rimborso fino a 20mila euro; mentre ad Emergency costa circa mille euro”. Pazzesco. Sul San Raffaele non usa parole al miele: “Se gli ambulatori di Emergency fossero sporchi come il San Raffaele, li avrei già chiusi”. L’ospedale di Don Verzè è una “macchina da soldi”, eppure è in perdita (e chi legge i giornali sa bene il perché).

Gianni Dragoni: voto 7,5.
Preciso, come sempre. Anche lui è a favore delle liberalizzazioni, purché ci sia “concorrenza vera, senza fare i ‘cartelli’, come fanno le aziende petrolifere”. Giusto. Il giornalista fa il punto su Ntv e su Italo, il nuovo treno montezemoliano che dovrebbe partire a marzo (anche se non ne siamo sicuri). Secondo il trio Montezemolo – Punzo – Della Valle, Moretti ha più volte messo loro i bastoni tra le ruote. Potrebbe essere, visto che la partenza di Italo è stata rinviata in diverse occasioni. Dragoni ricorda che le Ferrovie dello Stato incassano contributi altissimi da Stato e Regioni. Mentre Ntv, in attesa del via, è già in rosso per quasi 40 milioni di euro. Ciononostante, rammenta il preciso collaboratore inviato del “Sole 24ore”, il trio di cui sopra ha già guadagnato un bel po’ di soldini, facendo entrare nuovi soci come Banca Intesa (20% delle azioni) o le Ferrovie francesi (idem). Tutte quote pagate profumatamente. La conseguenza è che oggi, Della Valle e gli altri posseggono un terzo dell’Ntv. In realtà, le quote sono tutte in mano alle banche finanziatrici, che hanno le azioni in pegno visto che sono loro ad aver fornito liquidità.

Diego Della Valle: s.v.
Interviene per smentire alcuni dei dati enunciati da Gianni Dragoni, ma l’impressione che si ha è che non smentisca nulla. Come dice Santoro, più che una precisazione, quella del manager della Tod’s è “una diversa interpretazione”.

Michele Emiliano: voto 7.
Fa un bel viaggetto, da Bari a Milano, per poter esprimere solidarietà ai licenziati che protestano in Lombardia, e che difendono “la dignità umana”. Ricorda che sono stati tagliati tantissimi treni a lunga percorrenza tra Nord e Sud (per fare un esempio, dalla Sicilia al Continente ci sono talmente pochi treni che si possono contare sulle dita di una mano). La scusa sarebbe che tanti di essi viaggiano vuoti, ma malelingue, ricorda Emiliano, parlano di un apposito blocco delle prenotazioni da parte delle Ferrovie. Non so se la cosa sia vera, ma il problema di fondo è che, senza i treni, si spacca l’Italia in due, quando invece bisognerebbe ricordarsi che “il Sud fa parte di questa nazione”.

Dipendenti Wagon Litz a Milano: voto 10.
Sono passate due settimane, ma loro sono ancora lì, su quella torre, a sfidare il freddo per difendere la loro dignità di lavoratori. Le Ferrovie dello Stato, notizia di ieri, si impegneranno per far riassumere gli 800 lavoratori licenziati in diversi appalti, ma loro non ci credono. “E’ solo un tranello”. E in effetti, non c’è certezza alcuna sulla natura di tale accordo.

Ragazzo razzista del video: voto 0.
Vorrebbe due mesi di Hitler per fare pulizia di extracomunitari. Non ci sono parole per commentare tanta ignoranza. Per lui provo tanta pena, nient’altro.

Ragazzo della rete di San Precario e medico precario: voto 9.
Il primo è un po’ emozionato, ma ciò che dice è plausibile. Per i giovani non c’è futuro. Non possiamo pagare noi un debito che non abbiamo creato. Un’idea sarebbe quella del reddito minimo garantito. La seconda ospite è più arcigna. Se non erro la si era già vista una volta ad Annozero, lo scorso anno. A quanto pare anche i medici sono messi male. Ben il 70% dei servizi offerti dal suo ospedale sono retti da precari. Senza parole.

Franco Zorzo: voto 6.5.
La performance del sindaco di Tombolo mi piace. Critica il governo e fa bene. Spiega le difficoltà che hanno i sindaci nell’amministrare i comuni, sempre più al verde. Fa capire come anche una piccola cifra possa essere determinante per i piccoli municipi come il suo. Parla anche dell’Ici e della nuova Imu: le nuove aliquote che si dovranno pagare sono scelte dal governo e non più dalle singole amministrazioni. Non solo: il 50% dell’imposta dovrà andare allo Stato. Per questo motivo è incazzato nero. Ne chiede conto a Paolillo, il quale evade sulla risposta. Ce l’ha anche col Pdl, ma Santoro, giustamente, gli ricorda che erano alleati fino all’altro ieri.

Marco Travaglio: voto 8.
Inizia il suo editoriale focalizzandosi sulla condanna a Chirac: “Aveva assunto 22 persone al comune di Parigi, che in realtà lavoravano per lui, ma venivano pagati dallo Stato”. Il processo ha preso il via solo dopo la scadenza del suo mandato da presidente. Adesso, i francesi stanno pensando di togliere l’immunità parlamentare, perché vogliono sapere subito se chi li governa è ladro o no. In Italia, invece, “abbiamo ancora il processo Mills”. Berlusconi continua a professarsi innocente. Chissà se rinuncerà alla prescrizione (utopica come cosa). I giornali non parlano più di questo processo: si cimentano su notizie più importanti, come “il freddo d’inverno”. Viene tirato in ballo anche il ministro della Giustizia, Paola Severino, che vuole fare una legge anti-corruzione. Travaglio la critica per aver confermato al ministero Augusta Iannini, la moglie di Bruno Vespa che, a suo dire, avrebbe contribuito alla stesura di diverse leggi ad personam. Comunque, un primo passo per combattere la corruzione potrebbe essere la ratifica della Convenzione internazionale contro la suddetta. Oppure si potrebbero ripristinare i reati di falso in bilancio e abuso d’ufficio; inserire il reato di auto-riciclaggio, o magari aumentare le pene per i reati fiscali. Solo così si  metterebbe fine al sistema delle tangenti, che, a conti fatti, ricadono sulle tasche dei contribuenti. Sulle grandi opere, poi, bisognerebbe andarci piano. Dovremmo concentrarci su quelle piccole e la loro manutenzione. Il governo Monti, invece, tramite Passera, ha subito sbloccato miliardi di euro per l’Alta Velocità Torino – Lione. Strano, visto che ogni anno, su questa tratta, i passeggeri diminuiscono. Basta e avanza la linea attuale. Stesso discorso per il traffico merci. Vale davvero la pena di scavare chilometri di gallerie di amianto e altri materiali nocivi in Val di Susa? Poi c’è il Terzo valico, tra Genova e Milano. Il progetto prevede una nuova rete ferroviaria per i treni veloci, ma solo fino a Tortona: da qui in poi si viaggerà sulla linea vecchia. Che senso ha? E il Ponte sullo Stretto, “vecchia gag della politica nostrana”? E’ già costato mezzo miliardo di euro, “per studi sul monitoraggio degli uccelli, dell’acqua del mare e per pagare immobili di rappresentanza a Roma”. Che figata!

Michele Santoro: voto 8.
Entra in studio accompagnato dalle note di Francesco De Gregori, ed esordisce dicendo: “Buon Natale a chi viaggia in terza classe” (chiaro il riferimento al tema principale della serata: i licenziamenti dei dipendenti della Wagon Litz). Si congratula con gli spettatori, che con la loro costanza, seppur con alti e bassi, hanno fatto in modo che “Servizio Pubblico potesse vivere in una rete zero”. La trasmissione non verrà interrotta: riprenderà il via dal 12 gennaio. E’ consapevole che alla gente più povera, in questo periodo, manca la speranza. A tal proposito, Santoro paragona la situazione odierna agli anni ’30. Forti le critiche al premier e al Capo dello Stato: “Io starei attento a lasciare tutta l’iniziativa a Monti e Napolitano”. Ottima l’idea di aprire con il reportage sui treni italiani camuffati e sui “viaggi della speranza” dal Sud al Nord, su vetture spaventose, nel vero senso del termine. Quei vagoni da carro bestiame li conosco bene, ci ho viaggiato decine di volte da Taormina verso Roma e viceversa. Vedere certe immagini, infatti, mi ha dato un senso di déjà vu, di un’esperienza già vissuta. I discorsi giustamente lamentosi della gente, i ragazzi buttati per terra nel corridoio (un’assurdità quella di continuare a stampare i biglietti quando i posti sono stati tutti prenotati), le biglietterie chiuse: vi assicuro che è tutto vero, assolutamente reale. Fa riflettere molto il servizio in cui si vede il ferroviere lavoratore in nero a volto coperto: se i lavoratori “invisibili” arrivano persino lì, vuol dire che è davvero la fine. Infine, appare davvero ben  fatto il servizio sul San Raffaele di Milano.

Vauro: voto 9,5.
Non è proprio felice delle festività (“Buon Natale una sega!”). Ed è impossibile dargli torto. I politici li manderebbe tutti all’inferno. Esprime un pensiero su Paolillo: “C’è un clima solare in studio. Il sottosegretario ha riso tutta la sera, ma non ho capito che cazzo ha detto”. Due le vignette da segnalare. La prima vede alcune persone con la “merda fino al collo, ma a testa alta, come dice Monti”. La seconda riguarda Bersani: “un paio di palle: sono di vetro ma meglio di niente”.

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