“Una provincia in ginocchio. Il 2011? Il peggiore degli ultimi 20 anni”

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23 dicembre 2011

L’allarme lanciato dalla Cna con tanto di dati congiunturali a confermare la difficile situazione economica

 

Conferenza di fine anno Cna

Un momento della conferenza di fine anno della Cna a cui hanno presenziato il segretario Camilla Fabbri e il direttore Giorgio Aguzzi

PESARO – E’ una provincia in ginocchio. Dopo un 2010 che, pur nella crisi, aveva lasciato margini alla speranza con una lieve ripresa delle esportazioni, il 2011 si annuncia come il peggiore degli ultimi 20 anni. La conferma arriva più che dai dati della congiuntura dei vari osservatori, dalla stima reale delle condizioni in cui si trovano centinaia e centinaia di piccole e medie imprese che, pur resistendo stoicamente alle difficoltà, sono arrivate al limite di guardia. Strette tra pressione fiscale e mancanza di ordini, le piccole e medie imprese non ce la fanno a tirare avanti. Molte di loro in questi anni sono state costrette a chiudere, molte altre si apprestano a farlo.

In questo quadro a dir poco sconsolante la Cna – che in questi mesi ha incontrato migliaia di imprenditori sul territorio grazie all’iniziativa “Sos Crisi, Salvare l’impresa per Salvare l’Italia”, una cinquantina di riunioni in tutta la provincia in cui si è parlato di crisi, di problemi relativi all’instabilità dei mercati finanziari, alla stretta del credito e a provvedimenti che ancora non sono mirati alla crescita e allo sviluppo – tenta di tracciare un bilancio. Secondo l’Osservatorio TrendMarche, che esamina le imprese al di sotto di 20 addetti della regione (TrendMarche rileva le dinamiche congiunturali sulla base delle contabilità di un campione di 3.000 imprese con meno di 20 addetti asseverato dall’Istat regionale), il 2011 ha sancito la caduta delle illusioni che si erano profilate con la modesta ripresa del fatturato nel 2010: dopo essere cresciuto dapprima del 3,1 e poi del 7,4% nel primo e secondo semestre dell’anno scorso, nel primo semestre 2011 il fatturato delle imprese è cresciuto solo dell’1,1% rispetto allo stesso semestre dell’anno prima, con un trend “inadeguato anche solo a ipotizzare una ripresa dei livelli di fatturato anteriori alla fase di crisi”.

Tra i settori manifatturieri, con riferimento a quelli di maggiore rilievo per l’economia della provincia di Pesaro e Urbino, si nota:

• in primo luogo che la prima metà del 2011 ha registrato una decisa diminuzione del fatturato delle imprese con meno di 20 addetti del legno mobile ponendo fine ad una fase ripresa che a partire dall’inizio del 2009 aveva caratterizzato il settore;

• poi come la meccanica registri un modesto incremento tendenziale (il fatturato cresce rispetto allo stesso semestre dell’anno prima), ma una decisa caduta congiunturale (cala rispetto al semestre precedente).

In altri termini, entrambi i settori chiave delle manifatture pesaresi segnano il passo ma mentre il legno mobile inverte il segno positivo della ripresa, quello della meccanica mantiene tale segno pur rallentando.

 

LA DEMOGRAFIA D’IMPRESA

Alla fine dei primi nove mesi del 2011 (i dati più recenti di Infocamere sono disponibili solo per tale periodo), le imprese attive della provincia sono 37.837; alla fine dei primi nove mesi del 2010 erano 37.936 e dunque in un anno si sono perse 99 imprese attive.

La Cna fa sapere di essere costretta a confrontare le imprese attive rispetto allo stesso periodo dell’anno prima perché i dati di flusso (nuove iscrizioni e cessazioni) forniti da Infocamere sono praticamente inutilizzabili (se non fuorvianti) dato il grande numero di iscrizioni “non classificate” cioè non attribuite ad alcun settore.

Nel dettaglio, si registra un calo di imprese attive per i settori dell’agricoltura (-178 imprese), le costruzioni (-71 imprese), le manifatture (-17 imprese).

Le imprese attive crescono, invece, di numero per il settore attività immobiliari (+64 imprese attive) alloggio e ristorazione (+59), i servizi di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+47), il commercio e le autoriparazioni (+28), i servizi di informazione e comunicazione (+22) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (+12).

Tra le manifatture, nello specifico, si vede che perdono imprese i settori del legno (-11), dei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-10), delle apparecchiature elettriche (tipicamente gli elettrodomestici: -11), dei mobili (-8).

Aumentano di numero, invece, le imprese dei settori tessile abbigliamento e confezioni (+19 imprese), dei computer-elettronica (+5), dei macchinari e apparecchiature (i cosiddetti beni strumentali: +14), e della riparazione manutenzione e installazione di macchine e impianti (+11) settore particolarmente interessante perché operante nei “servizi” manifatturieri che possono essere considerati come un’attività particolarmente importante connessa alle produzioni di beni strumentali, cioè di macchinari e impianti, attività nella quale la meccanica provinciale (e regionale) risulta particolarmente competitiva.

 

LE PREVISIONI

La Cna informa che non va meglio per quel che riguarda il 2012, per il quale l’indice di fiducia risulta essere tra i più bassi mai registrati. Gli imprenditori non intravedono prospettive e sbocchi per il futuro.

In questa situazione l’azione della Cna è tutta rivolta a dare nuove opportunità alle piccole e medie imprese. Tra queste azioni relative all’internazionalizzazione, alla costituzione di reti tra imprese, ad iniziative particolari come quelle relative al tutoraggio e alla successione di impresa, a corsi rivolti a giovani e donne che intendono aprire nuove attività. Non cessa infine l’azione dell’associazione nei confronti degli istituti di credito per favorire apposite linee di finanziamento per le proprie imprese.

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