Il ritorno del vecchio Inferno

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4 gennaio 2012

Scavolini Siviglia-Avellino, Inferno Biancorosso

Una delle ultime immagini dell'Inferno (contro Avellino). Foto Giardini

PESARO – Rinascere all’Inferno. Sembra un ossimoro. Eppure è realtà. Chiuso il recente Inferno Biancorosso, torna alla ribalta il vecchio, che non è un’offesa – si badi bene – perché vecchio significa esperienza, memoria, ricordo, maturità, e quindi capacità di valutare meglio.

Appreso – ma molti dei loro, dei “vecchi” lo prevedevano – che l’Inferno Biancorosso, nato nel 1975, chiudeva l’attività, alcuni storici protagonisti, a partire da Maurizio Crapanzano, Marco Piccoli, Mirko Scardacchi e Roberto Tomassoli, si sono mobilitati, senza che qualcuno li mobilitasse. Hanno agito d’impulso, ragionando con il cuore prima di tutto.

“Ci siamo visti all’Edicola Tomassoli. Io – racconta Maurizio Crapanzano – ho fatto da ponte tra diverse persone. E abbiamo deciso di agire, per fare capire prima di tutto che il pubblico c’è. Lo devono sapere i dirigenti e la squadra, che noi ci siamo anche se nel tempo ci eravamo allontanati dalla curva dove siamo cresciuti. Troppe cose ci dividevano dai nuovi, anche se mi sembra giusto sottolineare che non è possibile che ogni volta che si critica qualcuno, che non si condivide l’operato di qualcuno, si venga criticati dai dirigenti e dai giocatori. Questo va detto, a scanso di equivoci”.

In un momento difficile, condizionato da accadimenti che sanno più di cronaca nera che di passione, la risposta della squadra è stata straordinaria. Beffata a Sassari, ha reagito da grande gruppo. Ognuno ha portato un mattone alla causa e ha dimostrato di avere le qualità giuste.

“E noi vogliamo fare sapere che non lasciamo sola la squadra, che lo spirito di tutti noi è vivo, anche se è andato scemando nel tempo. Dopo avere lasciato il megafono dell’Inferno, tra il 2002 e il 2003, ho continuato ad andare in curva, a tifare con il nuovo gruppo, ma poi ho alzato bandiera bianca. Noi abbiamo avuto sempre al centro di tutto la passione per la nostra squadra, per i nostri giocatori, il piacere di tifare per un’identità che sentiamo nostra. Ma non basta avere un megafono per fare un tifo di qualità. Si va in curva per creare il giusto ambiente, per dare la carica alla nostra squadra… Con la situazione che si è venuta a creare, ci è sembrato naturale compattarci. Vogliamo fare capire a tutti, dai dirigenti ai giocatori, che noi ci siamo. Lo dico con la passione di sempre, io che contro Varese ero rimasto a casa, anche se a malincuore”.

Il nuovo vecchio Inferno Biancorosso torna a fare sentire il proprio calore umano, quello esaltato contro Varese da Marco Piccoli che – praticamente da solo – seduto dietro il canestro lato panchina Vuelle, aveva scatenato la passione di un pubblico che sembra assistere a un’autopsia.

Prima della partita di domenica, che – ricordiamo ancora una volta – si giocherà alle ore 20,30 per consentire la diretta di Rai Sport 1 e sarà diretta da Lamonica, Seghetti e Provini – seguiranno altri incontri. I “diavoli” vedranno anche il presidente Del Moro, che stamattina raccontava con entusiasmo la vittoria di ieri, l’eccitazione vissuta nello spogliatoio biancorosso nel palasport di Siena. A proposito: qualche tifoso toscano, abituato da anni a pasteggiare ad aragoste e champagne, ha esibito tutta la sua stupidità, manifestando un’evidente incapacità di concedere anche un cappuccino alle squadre avversarie. Tifosi di tribuna, signori, di parterre, non di curva, fighetti di una certa età, non ultras che pagano talvolta anche colpe altrui. L’ennesima aria irrespirabile all’interno di un palasport italiano. Che schifo!

L.M.

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