Cerco un centro (commerciale) di gravità permanente

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10 gennaio 2012

shopping

Shopping selvaggio

Il centro commerciale è un posto strano.

C’è gente che ci passerebbe ore e ore, passando da una vetrina all’altra senza mai stancarsi.
E’ un non luogo di incredibile successo, in quest’epoca dominata dal consumismo e dalla futilità degli oggetti in vendita. E oggi ne ho avuta l’ennesima prova.
Sono stato a “Porte di Roma”, centro commerciale situato nella periferia Nord della capitale. Già nel parcheggio, mi sono reso conto della folla presente all’interno dell’edificio, tanto che trovare posto è stata un’impresa. Poi arrivo all’ascensore: dieci persone escono e dieci entrano: siamo stretti come in una scatoletta di tonno. Mi manca l’aria, ma resisto.
Pochi minuti ed eccomi nella bolgia. Gente dappertutto: coppie, famiglie, bambini, adulti, anziani. Chiunque viene qui. Non importa il tenore di vita: si va dall’operaio da 1100 euro al mese al mega ricco sfondato di quattrini. I negozi sono pieni di (potenziali) clienti. Il richiamo del feticcio – direbbe Marx – è troppo forte. Ormai, non riusciamo più a fare a meno delle cose che ci piacciono: nel momento in cui le desideriamo, dobbiamo averle. Subito.
La cosa mi sconvolge, ma sarei ipocrita se dicessi che sono estraneo a tutto ciò. Purtroppo o per fortuna, faccio parte anch’io di questo sistema.
Ma c’è qualcos’altro che mi colpisce ancora più negativamente: la gente viene qui anche senza la necessità di comprare qualcosa. Mi spiego: una volta si usciva, si andava in piazza, si facevano le passeggiate; o ancora, in tempi più antichi, esistevano le cosiddette agorà.
Oggi, invece, il punto di ritrovo è il centro commerciale. Sono tanti, infatti, quelli che amano frequentarlo non per fare la spesa o comprare qualche indumento, ma per svagarsi, facendo su e giù tra un piano e l’altro.
Quante cose sono cambiate negli ultimi anni, altro che passeggiata sul lungomare…

Concludo soffermandomi su un’altra forte presenza che mi ha lasciato perplesso: i ragazzini (sedicenni, o giù di lì).
Cavolo, ma sono questi i “Ragazzi di vita” – Pasolini mi perdonerà – del nuovo millennio? Se nel famoso libro dell’intellettuale emiliano gli adolescenti si muovevano per tutti i quartieri della città (Donna Olimpia, San Giovanni, Ostia, San Paolo, San Lorenzo, ecc..); se io stesso, da adolescente, quando marinavo la scuola amavo andare in giro per Catania, Giarre o Taormina, cazzeggiando con gli amici; oggi i “regazzini” cosa fanno? prendono il bus e vanno al centro commerciale più vicino a casa.
Certo, mica fanno tutti così. C’è chi rimane a casa a giocare alla PlayStation, chi fa test dementi su Facebook…
Beh, forse è meglio il centro commerciale…

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