Il rigore di Stato

di 

13 gennaio 2012

Come di consueto il nostro indignado, Lorenzo Chiavetta, rielabora l’ultima puntata di Servizio Pubblico, il programma condotto da Michele Santoro, dando i voti.

Santanché

Daniela Santanchè: voto 4
Darle un voto più alto è davvero impresa ardua. Comincia subito in quarta, sostenendo che il voto del Parlamento non sottrae Cosentino alla giustizia (parziale verità). Se si arriverà a concludere che egli ha commesso dei reati, l’ex sottosegretario pagherà per questo. Ad avviso della Santanchè, l’intento persecutorio della magistratura è “chiaro”. E comunque “essere garantisti significa giudicare colpevole un imputato al terzo grado di giudizio. Quanti nella storia sono stati accusati dai pentiti e poi assolti come Mannino?”. (Un refrain, questo, che si sente spesso nei vari talk show televisivi). E poi c’è un conflitto di interessi in atto. Di chi? Semplice: del Gip che ha firmato la richiesta d’arresto, visto che “il suo fidanzato era oggetto delle conversazioni intercettate”. Avrebbe dovuto astenersi per questo (Caselli replicherà successivamente sull’argomento). L’ex leader de “La Destra” polemizza, poi, con Travaglio, sostenendo che il giornalista ignori quello che “il governo Berlusconi ha fatto contro la criminalità organizzata”. E giù la solita solfa: “Abbiamo (abbiamo?) arrestato 29 latitanti pericolosi su 30, abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quello…”. Va bé. Sul voto dei leghisti, apprezza la posizione di Umberto Bossi, che ha concesso libertà di pensiero ai suoi. Quindi “nessuna dietrologia”. La Santanchè è critica nei confronti del procuratore Ingroia, reo di aver affermato che, davanti a Berlusconi, si può non essere imparziali, e lo è anche con le correnti politiche interne alla magistratura (su questo le do ragione). Capitolo evasione fiscale: “Pagare le tasse deve essere un onore, un orgoglio”, ma sull’operazione Cortina non è d’accordo. Per l’ex sottosegretario non è necessario inviare squadroni di finanzieri a terrorizzare la gente: basta analizzare i conti sulle banche dati e il gioco è fatto. A tal riguardo, fa sue le parole di Vincenzo Visco, che ha affermato che le operazioni spettacolari non servono a molto (tuttavia, aggiunge Santoro, servono sul piano simbolico). Poi riparte con la tiritera: “Nessuno può darmi lezioni su come recuperare i soldi. Il governo Berlusconi ha combattuto contro l’evasione fiscale con ottimi risultati”, e via con dati e numeri. E ancora: “Chi non paga le tasse deve andare in galera”. E qui le risate del pubblico invadono lo studio. Su Monti si augura che riesca a fare cose positive, come ad esempio stanare i falsi invalidi o gli impiegati statali col doppio incarico; o magari alleggerire la pressione fiscale (il 50% è una quota allarmante) e gli stipendi dei banchieri. Una soluzione per combattere l’evasione potrebbe essere quella degli “interessi contrapposti”, ovvero premiare i cittadini che, ad esempio, richiedono lo scontrino. Sul finale, la Santanchè prende le difese del sindaco di Castel Volturno (e ti pareva), tirato in ballo anche lui da alcuni pentiti casalesi, sostenendo che non si possono fare le domande come le ha fatte Ruotolo, e che il giornalismo della trasmissione è ideologico (“Il sindaco ha detto delle parole che io approvo”). Mentre sul reportage su Rosarno urla: “Il servizio è fazioso. Non ci si pone il problema su chi sia clandestino e chi no. Non possiamo fare vivere tutti qua. I clandestini non ci dovrebbero essere. Se ci sono, è solo grazie alla falsa solidarietà della sua parte politica (rivolta a Santoro, ndr)”. E ancora il solito tormentone: “Noi abbiamo combattuto, facendo diminuire gli sbarchi clandestini del 90%”. E’ davvero troppo. Per la prima volta, da quando ha preso il via “Servizio Pubblico”, gli spettatori in sala protestano e urlano inviperiti contro la Santanchè, tanto che il conduttore è costretto a richiamarli. Ma la più fedele dei berlusconiani non arretra di un centimetro. Comunque la si pensi, le va riconosciuto il coraggio.

Michele Emiliano: voto 6,5.
Oltre ad essere sindaco, è anche un magistrato e si vede. “Nella aule di giustizia è scritto che la legge è uguale per tutti” è il suo esordio. Non è affatto entusiasta per il tifo da stadio che si è creato in aula dopo il verdetto del voto sull’esponente del Popolo della Libertà. Stabilire il fumus persecutionis è una cosa delicata: “Nessuno ha spiegato per quale ragione si volesse perseguitare Cosentino non come persona ma come uomo politico: si è abusato di una guarentigia costituzionale”. Il suo discorso, precisa, non vale solo per il politico berlusconiano, ma anche per Tedesco (Pd) e tutti gli altri. Sarebbe importante discutere del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (cosa utopica nell’Italia nostrana). Anche lui è contrario alla spettacolarizzazione di operazioni come quella di Cortina, però pensa sia giusto metterle in atto nei periodi in cui si vende di più (festività natalizie, nel caso in questione). Fosse stato il sindaco di Cortina non se la sarebbe presa poi così tanto, anche perché l’evasione c’è, è reale, è inutile arrabbiarsi. “A Bari noi facciamo le multe con le macchine fotografiche alle auto in doppia fila. Per chi fa i controlli è molto stressante”. Sul premier non spende parole al miele: “Ho l’impressione che Monti non si occupi di ciò che avviene nella nostra vita quotidiana”. Gli italiani, comunque, hanno difficoltà a criticarlo perché lo “choc con Berlusconi è stato troppo grande”. Sulla questione del Meridione vuole essere ottimista, anche se riconosce che i problemi ci sono, specie in Calabria. “Lo Stato ha il compito di dare speranza e giustizia”.
Giancarlo Caselli: voto 9,5.
Quando parla l’autorevolezza regna sovrana in studio. Le sue analisi sono molto riflessive e ben articolate. Pensa che col voto del Parlamento di ieri si sia avuta una forte “delegittimazione della magistratura”. Poi risponde alla Santanchè sul presunto conflitto di interessi del Gip: “Non conosco la questione, ma posso dire che se davvero fosse così, i difensori avrebbero potuto ricusare il giudice. Ma non l’hanno fatto”. 2-0 e palla al centro. Certo, privare un cittadino della libertà non è cosa semplice, ma la vicenda è stata affrontata da molti magistrati, dal Riesame, dalla Cassazione. Non possono avere tutti intenti persecutori. Nel dibattito parlamentare “si è entrati nel merito delle indagini, valutando le prove, sostenendo che nelle carte non c’è niente, non ci sono stati riscontri, non si è ascoltato il teste, ecc.”. In effetti, esprimere tali valutazioni non è cosa che compete ai parlamentari, quindi Caselli ha ragione da vendere. Il magistrato piemontese non ha peli sulla lingua: “c’è un’invasione di campo, perché la politica si è fatta giurisdizione. Quella stessa politica che si è bevuta la storia della nipote di Mubarak. E’ un assalto alla giustizia! (titolo del suo ultimo libro, ndr)”. Non sono i magistrati ad essersi inventati i rapporti tra mafia e politica (giusto). Su Rosarno rimane allibito: tutto è rimasto uguale a prima. Questi fatti vanno denunciati continuamente, altrimenti si tende a dimenticarli. Inoltre, “caporalato e lavoro nero sono legati alla criminalità, sono forme di sfruttamento che rasentano la schiavitù”. E l’evasione? “E’ la madre di tutte le illegalità”. Le pene per questo reato sono troppo basse, le intercettazioni non sono possibili, la cattura è quasi impossibile, la prescrizione arriva molto presto. Recentemente c’è stato qualche cambiamento. Ad esempio si è introdotto il reato di false dichiarazioni all’autorità finanziaria, ma non basta. Le norme da sole sono poca cosa: ci vogliono risorse umane e repressive adeguate, “scudi e condoni non aiutano”.
William Rossi: voto 7.
Sotto i governi di centrosinistra, lavorava all’Agenzia delle Entrate, ricoprendo le funzioni che oggi svolge Attilio Befera. Ha diretto l’operazione di accertamento su Valentino Rossi. Secondo lui, gli interventi sul territorio ci vogliono. E’ contento del mutamento di posizione del suo precedessore, restio, durante il governo Berlusconi, a questo tipo di controlli. Con Monti, infatti, Befera sembra si stia comportando diversamente. Ciò non toglie che “se ad ogni cambio del governo, cambia l’atteggiamento dell’Agenzia delle Entrate… c’è da preoccuparsi”. L’attività di controllo, nello Stivale, è difficile, in quanto l’evasione è diffusa in tutti i settori. E’ un problema culturale, in fondo. Dovremmo capire tutti che “chi evade frega anche noi”. I migliori risultati, a parere di Rossi, si sono avuti tra il ’96 e il 2000 e nel biennio 2006-2007. Qualcosa vorrà dire.
Lavoratrice Omsa: voto 9.
Il 14 marzo, lei e le sue colleghe rimarranno senza lavoro. Il governo ha il dovere di aiutarle. L’azienda in cui lavoravano non è in crisi, eppure ha spostato la produzione in Serbia. Non è giusto.
Simone, giovane imprenditore: voto 9.
La sua storia sembra un film di fantascienza, ma è pure realtà. Se le istituzioni non aiutano i giovani…  non c’è davvero speranza.
Tassista toscano: voto 9.
Ha scritto una lettera al “Financial Time”, che – seppur limandola – l’ha pubblicata. Sono soddisfazioni. Difende le piccole categorie che potrebbero essere oggetto delle liberalizzazioni. Auspica una riforma del sistema bancario. Non è contento delle nostre istituzioni, tanto da affermare che “con Mario Monti e Mario Draghi la profezia dei Maya la facciamo avverare”. Simpatico, deciso e molto preparato in termini di economia.
Luca Bertazzoni e Sandro Ruotolo: voto 10.
Fanno i Giornalisti, con la “G” maiuscola. E per questo uno viene preso a spintoni (Bertazzoni a Rosarno) e all’altro viene urlato di “vergognarsi” (dall’ex sindaco di Castel Volturno, Antonio Scalzone). Succede anche questo quando si fa il proprio mestiere.
Marco Travaglio: voto 8.
La giornata appena trascorsa, per il vice di Padellaro, è stata senza coscienza. Inizialmente sembrava che avrebbero prevalso i maroniani, decisi a dire di sì all’arresto (tra l’altro non solo richiesto dai Pm, ma anche autorizzato dal Gip e dal Riesame), ma poi è andata diversamente. “Su 57 indagati ne sono stati arrestati 56″. Ovvero tutti eccetto Cosentino – Ma come, uno perseguitato e gli altri 56 no? E ancora: i magistrati che hanno disposto il loro arresto sono gli stessi che, negli scorsi mesi, hanno arrestato diversi boss locali, anche se poi il governo Berlusconi si è preso i meriti, dimenticando che tali risultati si ottengono grazie al lavoro dei giudici e delle forze dell’ordine. “Il governo non arresta nessuno. Casomai copre i politici accusati” è il commento di Travaglio, il quale non è soddisfatto del governo Monti “fase 1″, e ha un brutto presentimento per la “fase 2″. Potremmo ricavare 15 miliardi di euro con controlli fiscali frequenti; potremmo fare le liberalizzazioni. Da dove si parte? Taxi e farmacie, ma sicuramente – e qui il tono di Travaglio diventa ironico – anche dalle banche! “Il governo è pieno di banchieri. Magari faranno come Obama, impedendo che lo Stato dia soldi alle banche senza avere nulla in cambio. Oppure tasseranno i bonus e le mega liquidazioni. O ancora si vieterà di distribuire i dividendi agli azionisti quando la banca è in perdita”. Su quest’ultima frase ridiventa serio: “Distribuiscono i dividendi e poi chiedono aiuto alla BCE. Le banche italiane hanno emesso azioni, che si sono comprate e che hanno dato in garanzia alla Banca Europea”. E così che si crea il debito. E pensare che ci avevano detto che le nostre erano le banche più solide d’Europa (“non hanno nemmeno la liquidità per dare le banconote ai loro clienti”). Liberalizzare, per Travaglio, significa abbattere i costi bancari, che secondo l’UE sono i più alti dei 27. Interessante, poi, l’esperimento messo in atto da Paola Zanca, giornalista de “il Fatto Quotidiano”. La giovane, stipendiata con 1800 euro al mese e con contratto indeterminato, non è riuscita a farsi concedere un mutuo da alcuna banca. Ma se non lo concedono a persone come lei, a chi diavolo mai riusciranno a concedere i mutui in questo Paese? La chiosa finale riguarda i conflitti tra le banche e l’Agenzia delle Entrate. Le prime hanno dovuto risarcire le seconde per più di un miliardo di euro (si parla di 5 grossi istituti bancari italiani). Altro che pace con il fisco. Di questo non ne ha parlato quasi nessuno, eccetto “un trafiletto del Corriere a fondo del giornale”.
Michele Santoro: voto 8.

Entra accompagnato dalle note di Fabrizio de Andrè (Don Raffaè) e inizia il suo editoriale parlando della dignità; quella dignità dello Stato che dipende da chi lo rappresenta. Poi un invito al Presidente della Repubblica: “Caro Napolitano, ora che la Corte ha cancellato i referendum, si apre un problema per il governo Monti: come si farà a fare una legge elettorale che ci permetta di scegliere i nostri rappresentanti?”. Ah, saperlo… Qualche parola il conduttore la riserva anche alla vicenda Cosentino, sulla quale sarà incentrata la puntata. Il coordinatore del Pdl in Campania è accusato per fatti di Camorra dai Casalesi, e ieri “il Parlamento, dicendo no al suo arresto, ha delegittimato la magistratura, ritenendo che la Legge non possa giudicare i deputati”. Fare la tanto attesa ‘riforma liberale’, con un Transatlantico del genere, sarà davvero difficile per Monti.
Per il resto, vanno elogiati i vari servizi della trasmissione: la ricostruzione delle dichiarazioni dei pentiti aiuta a capire i fatti; la vicenda del ragazzo ucciso e incaprettato è tristemente realistica e merita di essere menzionata; mostrare il punto di vista degli abitanti di Cortina sulla questione fiscale è cosa onesta. E non è finita: interessanti sia il punto economico-finanziario sulla Svizzera che le immagini di Rosarno, vero spaccato di vita italo-africana (rispetto alle rivolte degli anni scorsi, non è cambiato nulla: si sfruttano i neri pagandoli un euro a cassetta, lo Stato è assente e i proprietari terrieri si giustificano come se fossero dei benefattori).
Una sola domanda: ma Gianni Dragoni che fine ha fatto?
Vauro: voto 7,5.
Niente padre Indignato ieri sera. E per questo merita un punto in meno. La vignetta più bella? Questa: “Ma perché voi evasori andate tutti a Cortina?”. “Sa com’è: le carceri sono sovraffollate”. Divino

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