C’è crisi e crisi, c’è suicidio e suici-Dio

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18 gennaio 2012

Suicidio

Capire le motivazioni di un tale gesto è davvero impresa ardua. Eppure il suicidio continua ad essere presente nella società globale. Spesso, a monte, troviamo problemi psicologici, finanziari, depressioni, periodi della vita non proprio esilaranti. E poi le tante delusioni (non necessariamente d’amore), che ci accompagnano nel corso della nostra esistenza.

In Italia, il fenomeno è alquanto frequente (nel Pesarese, negli ultimi due mesi, si sono contati 4 suicidi più altri due tentati gesti estremi: anche oggi, a Fano, un 34enne originario di Palermo, residente a Pontemurello, ha tentato di farla finita all’interno della sua abitazione, ndr). Secondo l’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) nello Stivale si registrano 4mila suicidi all’anno. Un numero allarmante, tristemente spaventoso. Le persone che decidono di mettere fine alla propria vita appartengono alle più variegate categorie: gente indebitata fino al collo, ragazzi il cui amore non è corrisposto, persone instabili mentalmente. Un ruolo determinante, inoltre, lo ha avuto la crisi economica che ha preso il via nel 2008 (e che sembra non avere fine), che ha portato a un aumento dei suicidi, e con loro di vittime. Infatti, tante fabbriche sono state costrette a chiudere, così come molte piccole e medie imprese. Risultato? Migliaia di persone hanno perso il posto di lavoro (i più fortunati sono finiti in cassa integrazione). Alcuni, purtroppo, non hanno retto a tutto ciò. E’ il caso dell’operaio di Brembate (Bergamo), che si è dato fuoco nel gennaio del 2010, dopo essere stato licenziato dalla ditta presso cui era impiegato ; o del torinese Emanuele V., impiccatosi nel magazzino della Tecnodrink; o addirittura dell’ingegnere di Mestre, lanciatosi dal terzo piano di un palazzo, dopo aver saputo che “la società dove lavorava da anni aveva comunicato la messa in mobilità dei quaranta dipendenti”.

Ma non basta. Può sembrare assurdo, ma oltre ai lavoratori licenziati, diversi datori di lavori si sono tolti la vita. La regione più colpita, in questo senso, è il Veneto, dove sono morti suicidi più di 40 imprenditori dall’inizio della crisi ad oggi. E il 2012 non è certo iniziato bene: sono già 5 i “colletti bianchi” morti (e siamo solo a gennaio!!!). Uno di essi si chiamava Roberto Manganaro, 47 anni. Gestiva una concessionaria Honda a Catania. Ha deciso di farla finita ingoiando un’intera scatola di depressivi.

Infine abbiamo i detenuti. Già, i suicidi nelle carceri sono ormai una triste realtà in Italia. Tra le ragioni, la principale è sicuramente il sovraffollamento nelle stesse. Nelle celle, adibite per 3 o 4 persone, spesso  convivono il doppio – se non più – dei carcerati, tanto che bisogna fare a turno per poter stare in piedi. Ciò non fa altro che causare una situazione di frustrazione nel detenuto, che spesso preferisce morire piuttosto che vivere così. Qualche numero: nel 2009, nelle carceri italiane, ci sono stati 72 suicidi, 66 nel 2010, idem nel 2011. E nel 2012 sono già 4 (fonte ristretti.it), escludendo, credo, la farsa di Lele Mora che ha cercato di uccidersi tappandosi naso e bocca con dei cerotti …

Poi ci sarebbe da parlare anche della Chiesa, la quale, in ottemperanza al quinto comandamento (“non uccidere”) ripudia il suicidio, tanto da negare i funerali a chi arriva all’ “estremo gesto”. Peccato che, come sempre e anche su questo argomento, il Clero sia incoerente come non mai. Altrimenti non si spiegherebbe il perché siano stati concessi i riti funebri alla guardia svizzera che si suicidò qualche anno fa e, più recentemente, a Mario Cal, pezzo grosso del San Raffaele (ospedale notoriamente vicino alla Santa Sede), anche lui morto suicida; e si sia negato, al contrario, l’ultimo saluto religioso a Piergiorgio Welby, credente cattolico e malato di distrofia muscolare, che mise fine alle sue sofferenze sottoponendosi all’eutanasia.

Ma questa è un’altra storia …

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