Noi e la Nba, dal Texas all’Indiana

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19 gennaio 2012

Austen Daye

Austen Daye, il figlio del grande Darren

PESARO – Noi e la Nba, la National Basketball Association. Prosegue il viaggio nel mondo della pallacanestro a “stelle e strisce”, iniziato lo scorso 5 gennaio, quando abbiamo iniziato a raccontare la storia del legame tra Pesaro e la Nba (clicca qui rileggere per la prima puntata). La prima tappa è partita da Atlanta e, passando da Boston, Charlotte e Chicago, si è conclusa a Cleveland. La seconda parte dal Texas.

 

DALLAS MAVERICKS

Donn Nelson è President of Basketball Operations/General Manager dei Mavs. Una sera del maggio 2010, a Parigi, durante le Final Four di Eurolega, mi è capitato di andare a cena con lui e Alvydas Pazdrazdis – Director of International Scouting, Giorgio Gandolfi, che a Pesaro portò Paul Westhead e Don Casey, Kevin Sutton, allenatore della Montverde Academy, in Florida, dove è cresciuto, non solo cestisticamente, Arminas Urbutis, imminente arrivo della Scavolini Siviglia, e Roberto Carmenati, il coach fabrianese che è scout europeo per la franchigia campione Nba 2011. Uno degli assistant coach di Rick Carlisle è Terry Stotts, che nella stagione 80/81 giocò 8 partite nella Squibb Cantù allenata da Valerio Bianchini. La stella dei Mavericks è Dirk Nowitzki, tedesco di Würzburg che abbiamo ammirato anche sul parquet dell’Adriatic Arena dove ha disputato un torneo con la maglia della Germania. A cena in un bistrot parigino, nella conversazione non sono mancati i riferimenti a Pesaro e alla Victoria Libertas.

 

DENVER NUGGETS

Lo storico allenatore della squadra del Colorado è senz’altro Doug Moe, che è rimasto sulla panchina dei Nuggets dal 1980 al 1990 e poi – da vice – dal 2005 al 2008. Moe è stato uno dei primi grandissimi giocatori americani arrivati in Italia. Ha indossato la maglia del Petrarca Padova, allenato dal professor Aleksandar Nikolić dal 1965 al 1967. L’attuale allenatore di Denver è George Karl, padre di Coby che gioca nella Fabi Shoes di Montegranaro. Coach Karl ha a sua disposizione Danilo Gallinari, avversario della Scavolini Siviglia nel debutto casalingo della squadra pesarese. Pure priva di James White, la Vuelle ha sconfitto l’EA7 Emporio Armani che – sfruttando la serrata della Nba – ha riportato in Italia Gallinari anche se solo per qualche mese. James White è stato contattato da Denver a inizio stagione. E nei Nuggets gioca anche il brasiliano Nenè che Ario Costa, bicampione italiano con la Scavolini, quando era general manager della società allora in Via Paterni, ha tentato di portare a Pesaro. Ma Nenè lasciò il Brasile solo per la Nba, scelto da New York e subito girato a Denver. Uno dei tanti errori dei Knicks.

 

DETROIT PISTONS

Austin Daye… basta il nome. E’ il figlio di Darren, il protagonista dei due scudetti pesaresi, uno dei campioni più amati dai tifosi della Victoria Libertas. Austin, che come secondo nome ha proprio Darren, è nato il 5 giugno 1988, pochi giorni dopo lo storico trionfo della Scavolini, e a Pesaro ha mosso i primi passi, nel vero senso della parola. Dopo avere studiato e giocato a Gonzaga, è stato scelto da Detroit, ma gioca poco in verità perché nel suo ruolo i Pistons gli preferiscono lo svedese Jonas Jerebko, avversario della squadra pesarese con la maglia di Biella.

 

GOLDEN STATE WARRIORS

L’allenatore è Mark Jackson, che per anni è stato uno dei commentatori delle partite Nba trasmesse in tv. L’ho incrociato al Madison Square Garden di New York, ricordandogli quando, con la maglia dei Knicks, affrontò la Scavolini al McDonald’s Open di Barcellona, nel 1990. Allora era il playmaker della franchigia della Grande Mela, il giocatore più elegante, vestiva solo abiti firmati da grandi sarti italiani. Uno dei suoi assistenti è Pete Myers, che ha vestito la casacca pesarese nella stagione 92/93, dopo esserne stato avversario con la Fortitudo Bologna. Era l’anno dei Myers&Myers, Carlton e Pete.

 

HOUSTON ROCKETS

Nel 1988, anno dello scudetto pesarese e del primo grande impatto internazionale, la Scavolini fu invitata, appunto, a partecipare al McDonald’s Open di Madrid. Allora il basket italiano era secondo solo alla Nba. Con Scavolini, Real Madrid e Jugoslavia, anche i Boston Celtics. Alla festa organizzata al Palacio de Cristal parteciparono tutte le squadre, ma i Celtics non si fecero vedere. Arrivarono, come anticipato nella puntata precedente, solo Danny Ainge e Kevin McHale. McHale è coach dei Rockets e schiera l’argentino di chiare origini italiane Luis Scola, che è a Houston su indicazione di Gianluca Pascucci, il pesarese che oggi è general manager e amministratore delegato dell’EA7 Emporio Armani Milano, ma allora era il responsabile dello scouting di Houston fuori dall’America.

 

INDIANA PACERS

Larry Bird, President of Basketball Operations dei Pacers, nel 1988 era a Madrid. Si distinse per avere rifiutato di firmare autografi, gratis. Era inseguito da tutti noi che lo vedevamo per la prima volta. Alcuni sono tornati a casa con sentimenti contrari. Da allora, c’è chi detesta Bird e i Celtics, che onestamente non hanno alcuna colpa. Sembrerà incredibile, ma attraverso un giro che coinvolge Gianluca Pascucci e l’allora suo capo a Houston, poi passato ai Pacers, per anni (e forse ancora oggi) Bird ha viaggiato con biglietti emessi da un tour operator pesarese. Uno dei personaggi della squadra di Indianapolis è Brian Shaw, Associate Head Coach, portato in Italia da Valerio Bianchini che lo volle a Il Messaggero Roma della famiglia Ferruzzi-Gardini. Brian è stato grande rivale della Scavolini e solo un immenso Darwin Cook impedì alla squadra capitolina di eliminare la Vuelle dalla corsa verso il secondo scudetto. Era la stagione 1989/90.

(fine seconda puntata – continua)

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