I voti alla decima puntata di Servizio pubblico

di 

21 gennaio 2012

“Salvare tutti”

 

 

Movimento I Forconi

Alessandra Mussolini: voto 4
“Si sta lavorando solo per banche e finanza”. La nipote del duce, unica pidiellina a non avergli votato la fiducia, è molto critica col governo Monti, e non farà altro che rimarcarlo per tutta la serata. “Siamo in recessione, agli italiani è arrivata una stangata atroce con la manovra. Sono aumentati i costi di benzina, autostrade, Iva. Si abbassano i consumi e loro che fanno? Parlano di Btp”. Si mostra felice per la mazzata che la Francia di Sarkozy ha appena ricevuto dalle agenzie di rating, mentre ha qualcosa da ridire su alcuni provvedimenti inerenti le liberalizzazioni, come quello sulle ferrovie: “Non capisco perché facciamo entrare i francesi in Ntv quando a noi, all’estero, non permettono di entrare da alcuna parte”. A suo dire, per abbassare i costi bisognerebbe ridurre i tempi dei processi. Sono d’accordo. Peccato che il suo governo abbia fatto l’opposto a tal riguardo (ex-Cirielli, Cirami, processo lungo, processo breve e via discorrendo). Evasione fiscale: si deve poter scaricare tutto, “come fanno in America”. Solo così si incentiva la gente a chiedere la fattura. Non ha poi tutti i torti, anche se lo scontrino va richiesto sempre e comunque. Con le banche – e i banchieri – ce l’ha proprio a morte: “Sono stati gli unici a prendere i soldi. La Bce ha sborsato fior di quattrini. E loro, come lo investono questo denaro? Non aiutando i cittadini, ma facendo speculazione sugli altri mercati”. E ancora: “Con Monti lo spread non è calato (falso: si è abbassato, seppur di poco) e ci hanno declassato ulteriormente”. Al ragazzo del pubblico risponde dicendo che non è vero che le navi fanno l’inchino a Venezia: “Si entra perché c’è il porto”. Eppoi esse danno lavoro a un consistente indotto, perché la gente “sbarca e spende”. Sarà. Il commento alle parole di Latouche è questo: “si trova a Roma? Se ne tornasse…”. Più cattiva, dopo aver sentito il suo editoriale, nei confronti del vice direttore de “il Fatto Quotidiano”: “Travaglio, fai la persona seria, cazzo! (richiamo alle parole di De Falco, ndr) Ma perché non parli di Patroni Griffi (Marco Lillo del FQ è uno dei pochi che ne ha scritto, ndr) e di Penati (Barbacetto ha sprecato fiumi di inchiostro sulla vicenda, ndr)? Ovviamente si becca una bordata di fischi, ma non demorde. Anzi, torna alla carica: “A Formigoni le cose ditele in faccia”. Giusto. Peccato che Santoro ricordi di aver invitato più volte, di recente, il governatore in studio, che ha sempre declinato. L’onorevole condanna i metodi di protesta di alcuni tassisti; al contrario reputa più dignitosi quelli dei “forconi” siciliani. Ma sostiene che “noi non abbiamo potere, perché è tutto nelle mani di un uomo che vive in Italia ma ha la testa in Europa”.

 

Benedetto Della Vedova: voto 5
Una new entry. Si mostra preoccupato per la situazione siciliana e reputa assurdo che ci possano essere stati complotti per ridurre l’Italia allo stato attuale. E’ un grande sostenitore di Monti, perché con lui si può “evitare il fallimento del Paese”. Ciò che fa l’esecutivo, secondo il finiano, è la migliore risposta ai problemi che vengono posti in studio, “soffiare sul fuoco non serve a nulla”. Ha votato la fiducia al premier, e ne va fiero. Ciò non significa che sia contento dell’aumento del costo della benzina. Purtroppo “paghiamo gli errori degli anni precedenti”. Si sta cercando di riparare in qualche maniera, ad esempio “mettendo in sicurezza i conti pubblici”. Come? Con le misure sulla lotta all’evasione e con le liberalizzazioni, ad esempio, che colpiranno anche l’Eni, dunque il settore energetico. “Non è sufficiente, ma almeno significa essere in carreggiata. Solo così l’Italia tornerà a produrre economia”. Landini non gli sta simpatico: “I sindacati, compresa la Fiom, sono un problema di questo paese”. La Germania, a suo dire, ha un’occupazione record grazie a buoni politici, che hanno perpetuato ottime scelte di politica aziendale. Vorrebbe i sindacati tedeschi al posto della Fiom (Landini gli replica che lui vorrebbe parlamentari che non si facciano abbindolare dalla storiella della nipote di Mubarak), ed è convinto che la Fiat si sia mossa bene a Pomigliano. Anche Della Vedova avverte la distanza dei cittadini dalla politica (ma va?). Fino alla fine non fa altro che sottolineare l’importanza del decreto prossimo sulle liberalizzazioni (uff!), un po’ come fa la Mussolini quando dice continuamente che “il governo Monti non è un governo eletto, ma voluto da Napolitano…” (triplo uff!).

 

Roberto Sommella: voto 6,5
Il vicedirettore di “Milano Finanza” è consapevole che ci sia qualcosa che non va nelle agenzie di rating. A tal proposito rammenta le indagini appena aperte dalla procura di Trani per presunte speculazioni legate al declassamento dell’Italia e dell’Europa tutta, che potrebbero aver influenzato l’andamento dei mercati. “Bisogna capire se sono arbitri o componenti del gioco”. I problemi dell’UE derivano dal fatto che non c’è un ministro unico dell’Economia, ma al contrario tante anime rappresentative dei 27 membri. L’euro è una moneta imperfetta, non ha una banca dietro come la Federal Reserve degli Stati Uniti. La speranza sono i giovani e la loro volontà di spostarsi. La nostra nazione non deve essere considerata più l’Italia, ma l’Europa. Sommella è a favore dell’attuale governo (che è “politico, non tecnico”), ma ammette che la prima manovra è stata rappresentata da sole tasse. Insomma, si aspettava qualcosa di più dai professori. La necessità primaria è tagliare il debito, questo devono capirlo. In conclusione, una chiosa sul Cavaliere: “Berlusconi è stato allontanato dalle cancellerie europee perché non riusciva a piazzare 200 miliardi di titoli di Stato”. Cosa alquanto risaputa.

 

Maurizio Landini: voto 9,5
Il migliore dell’aula, applaudito a più riprese. Quando apre bocca si rimane ipnotizzati. E’ arcigno e deciso. Sembra l’unico che abbia veramente a cuore la sorte degli italiani (tutte le categorie, non solo i metalmeccanici). Sa che il disagio sociale è fortissimo. “Le differenze che ci sono in questo paese se non vengono subito affrontate, diventano incontrollabili”. L’aumento della benzina è una mazzata che riduce il potere d’acquisto dei salari. La distanza tra la politica e la gente, per il leader della Fiom, è considerevole, grazie anche a provvedimenti recenti, tramite i quali il governo sembra voler intervenire sulla gestione dell’acqua, fregandosene dei referendum di giugno e della volontà popolare di 27 milioni di cittadini. “Bisogna ricostruire forme di partecipazione”. Ad acclarare il tutto il fatto che i cittadini non si rivolgono più al Pd o al Pdl, ma direttamente a Mario Monti, un tecnico. Su questo ci sarebbe da riflettere. Il problema della crisi è la disomogenea “distribuzione della ricchezza”. E’ incredibile che ci siano persone come la dipendente della nave crociera mostrata nel video o le donne morte a Barletta qualche mese fa che percepiscono 3 euro all’ora. “Chi governa ha permesso alla finanza di fare quello che gli pare. Il governo Berlusconi, con un provvedimento, aveva defiscalizzato gli straordinari”. Landini è favorevole alla patrimoniale e alla tassa sulle transazioni finanziarie, ma vuole che prima si faccia qualcosa in più contro la corruzione. In Italia c’è un problema di libertà e democrazia. I lavoratori della Fiat, ad esempio, dal primo gennaio non possono iscriversi alla Fiom. A chi lo fa, “viene negato il diritto di esistere in fabbrica”. Da giorni chiedono di fare un referendum al riguardo, ma nessuno ne parla. “Se non si ha la libertà di scegliersi il sindacato, si viola la Costituzione!”. Parole sante. Le fabbriche non possono funzionare come caserme, in modo autoritario. Ci vuole “un piano di investimenti pubblici e privati”. L’evasione va combattuta, anche tra i tassisti (“ci viaggio spesso, ma non mi hanno mai fatto una ricevuta fiscale”). Il leader CGIL trova anche un minuto per ricordare la manifestazione che verrà organizzata dal sindacato rosso metalmeccanico l’11 febbraio, a piazza San Giovanni.

 

Serge Latouche: voto 7
“Il debito non sarà mai pagato”. Il filosofo francese va subito al dunque, sostenendo che non si può andare avanti con questa “economia di massacro sociale”. L’UE, così com’è, è un fallimento. Era necessario prima fare un’Europa politica e dopodiché entrare nell’euro. Ma tanto, prima o poi, “tutti gli stati usciranno dalla moneta unica”. L’euro strangola le nostre economia, “non c’è più democrazia, ma post-democrazia”, dominata dai media e dalle imprese trans-nazionali. Perché mai, altrimenti, si rifiuterebbe l’introduzione della Tobin-tax? L’economista, inoltre, vorrebbe che si lavorasse di meno ma che si lavorasse tutti. Infine un giudizio sulla crisi: “Potrebbe segnare la fine della globalizzazione. Il risultato sarà la decrescita o la barbarie”.

 

I “forconi” siciliani: voto 8 con riserva
Hanno bloccato un’intera isola, con scioperi dei trasporti a oltranza. A braccia conserte anche allevatori e agricoltori. Ce l’hanno con la politica, specie quella siciliana, “che ha distrutto le nostre famiglie”. Ok, ma da siciliano mi domando: chi è che ha votato questa classe dirigente? Se ha creato così tanti danni, perché continua ad esserci un predominio assoluto del centrodestra in Trinacria? (Ciò non vuol dire che la sinistra siciliana sia migliore). Andiamo avanti. Il movimento respinge al mittente – Ivan Lo Bello – le accuse di possibili infiltrazioni mafiose tra i loro componenti: “Faccia i nomi! Sono tutte strumentalizzazioni, noi non ci fermeremo. I blocchi continueranno finché i politici non ci ascolteranno”. Non vogliono essere chiamati qualunquisti, né essere indicati come movimento di antipolitica. Nel loro mirino anche sindacati e giornalisti, rei questi ultimi di aver taciuto a lungo la protesta (vero). Il “popolo siciliano” non ce la fa più ad arrivare a fine mese: l’Ici sui terreni, l’aumento del costo del carburante, delle autostrade, dell’Iva, dei traghetti. “Non guadagniamo nemmeno 10 euro al giorno. I carciofi ce li pagano 2 euro l’uno, e al Nord li vendono a 10 euro”. In effetti la cosa è allarmante, ma loro non mollano, perché vogliono “riscrivere la nuova storia della Sicilia”. Tra di loro anche una commerciante, che giustifica l’evasione definendola una “necessità” (lo spiegasse meglio, come dice Landini, ai dipendenti pubblici e ai pensionati…), e una studentessa, che dice: “Lo Stato sembra niente, considera la Sicilia il niente”. Ha paura del futuro, di non poter realizzare nulla, di rimanere una “suddita di una dittatura nascosta”.

Perché la riserva di voto? Ci vorrebbe maggiore chiarezza sulle voci che circolano sui presunti manovratori del popolo siciliano.

 

Ragazzo veneziano del comitato contro le grandi navi in laguna: voto 8
A Venezia i transatlantici attraversano tutta la città, altro che inchino. Il giovane ha una sola richiesta: le navi stiano fuori dalla laguna. Ognuna di esse inquina come 14mila (14mila!) automobili, senza contare l’inquinamento da radiazioni. In più c’è il movimento dell’acqua, che può creare problemi ai mattoni delle case. Ciononostante, si continuano a scavare i fondali per far passare questi mostri marittimi.

 

Gianni Dragoni: s.v.
Per motivi che non sto qui ad elencare, non ho seguito bene il suo intervento. Ritorna dopo un turno di stop.

 

Marco Travaglio: voto 6
“Gli stessi che hanno salvato Cosentino si lamentano perché Schettino non è stato mandato in galera”. Eppure il comandante non può reiterare il reato, né inquinare le prove, e la fuga è ipotesi remota. Quindi, di che ci si lamenta? Ma si sa, in Italia è sempre così. “Affidiamo noi stessi ad un solo uomo, salvo poi farne il capro espiatorio quando le cose si complicano”. Vero. Il Bel Paese, purtroppo, è pieno di “schettini” e povero di “defalchi”. Che poi De Falco ha fatto solo il suo mestiere, non è certo un eroe. Ma così appare, visto quanto siamo abituati ai furbetti. Questo l’incipit dell’editoriale di Travaglio, che continua facendo dei paragoni tra il comportamento di Berlusconi e quello del comandante Schettino. In effetti le analogie, seppur rapportate a due diversi contesti, ci sono. Il comandante dice che gli scogli non erano segnalati sulla cartina, quindi non poteva sapere della loro esistenza. Un po’ come i casi Scajola e Malinconico, o i “formigoniani” beccati ad insaputa del presidente della Regione Lombardia (qui il giornalista del “Fatto” fa una lunghissima lista, Nicole Minetti inclusa: impossibile farne un resoconto) o le firme false per farlo eleggere, denunciate dai radicali.

Insomma, il solito editoriale perfetto del vice di Padellaro. Allora perché questo voto appena sufficiente? Semplice: perché gran parte delle cose dette sono comparse nel suo pezzo in prima pagina di oggi. Va bene che scrivere un articolo al giorno è dura per tutti, ma aprire il quotidiano e leggere le stesse cose sentite 12 ore prima in tv… non è proprio il massimo.

 

Michele Santoro: voto 5,5
Il suo ingresso è soft: nessuna colonna sonora, né editoriale iniziale. Si parte subito con un video di Beppe Grillo, che paragona il comandante Schettino ai partiti italiani, che hanno affossato lo Stivale. Il comico ne ha anche per le agenzie di rating, alle quali manderebbe una tripla “V” di vaffanculo (altro che tripla “A”); e per il governo, “che sta mettendo le categorie l’una contro l’altra” (si riferisce alle liberalizzazioni). Subito dopo partono le immagini delle proteste in Sicilia, tema sul quale sarà improntata buona parte della puntata, e dell’incontro tra Monti e Cameron, nella city londinese, ovvero la città in cui i capi di governo decidono l’economia mondiale. La mission del premier, come viene ricordato dall’inviato Stefano Bianchi, è convincere le istituzioni pubbliche e private ad investire in Italia, a comprare Btp. Molto interessante il reportage sulla nave crociera di una giovane dipendente barista tri-lingue, che lavora 11-12 ore al giorno per 900 euro di stipendio mensile, senza contributi e senza ferie, e la quale la si vorrebbe al lavoro anche con una tendinite al polso. Lei non ce la fa, si licenzia e non ottiene nemmeno la liquidazione. Ma come? Solo in Europa c’è un giro di 34 miliardi di euro, e le ditte di crociera non hanno nemmeno i soldi per pagarti il Tfr? E ancora: ci voleva il parere del perito navale Paolo Taroni per sapere che in Italia l’inchino è prassi consolidata? Nel finale arriva il servizio sui tassisti in protesta al Circo Massimo. La questione è complessa, ma è giusto dar loro voce. Certo, sui metodi utilizzati c’è da discutere: fumogeni, passamontagna, un linguaggio più che colorito… Così non si va da nessuna parte. Tornando al conduttore, va menzionata questa sua esternazione, che sottoscrivo in pieno: “Ma i politici dove cazzo stanno? In Sicilia non ci sono, tra i tassisti non ci sono, tra i ferrovieri sulle torrette nemmeno…”. Pura verità.

Ciononostante, il voto di Santoro rimane basso. La causa va ricercata nella scelta degli ospiti, che lascia un po’ a desiderare: Brunetta, Gasparri, Santanchè, Mussolini. Forse qualcosa va cambiato, anche perché il pubblico del Web inizia a rumoreggiare.

 

Vauro: voto 9
Due vignette su tutte. La prima mostra Bruno Vespa in vasca da bagno, a giocare con una barchetta. “Bruno, sono tre ore che stai in bagno. Si può sapere cosa stai facendo?”. “Mi esercito col plastico della Concordia”. La seconda raffigura il premier prima e dopo il declassamento dell’Italia. Prima: “Il professor Monti”; dopo “Mario il bidello”.

Domanda: ma padre Indignato che fine ha fatto?

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