“La rivolta dei forconi”

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28 gennaio 2012

I voti di Lorenzo Chiavetta, il nostro indignado, all’undicesima puntata di Servizio Pubblico. Un modo per riflettere e analizzare i temi caldi della settimana.


Il nipote del più noto Gianni – di cui Travaglio farà un “bel” ritratto in serata – vede qualcosa di strano in queste manifestazioni. “Siamo un paese che per anni ha parlato d’altro, mentre la condizione collettiva andava declinandosi. Il conto ci è stato presentato tutto in un colpo. In autunno l’Italia ha rischiato di diventare una grande Grecia” (non lo è già diventata?). Con Monti si sta cercando di uscire dalla crisi, anche se è molto difficile. “I sacrifici oggi richiesti sono la conseguenza di scelte sbagliate o non fatte”. Il vice di Bersani definisce come “forti” le argomentazioni degli autotrasportatori, però si domanda perché i problemi non sono stati posti negli scorsi anni. Il momento, per lui, è sbagliato: “Nell’ultima settimana ci sono state due risposte importanti dal governo: un decreto per sanzionare i datori di lavoro che tralasciano l’importanza della sicurezza del dipendente e uno che riguarda il rimborso delle accise”. Quest’ultimo, prima previsto ogni 12 mesi, viene “trimestralizzato”. Quindi, le proteste sul prezzo del gasolio, secondo lui, c’entrano poco. Forse le associazioni di categoria non hanno comunicato gli ultimi provvedimenti. Il vero problema dell’Italia è che non c’è crescita e la disoccupazione aumenta continuamente. E poi si tollera troppo l’evasione fiscale. Fortuna che c’è l’euro, che “è stata la nostra salvezza” (Castelli la pensa diversamente), altrimenti “saremmo stati peggio dell’Argentina. A Ciampi e Prodi andrebbe dato il Nobel per questo”. Viene rimarcato, poi, un altro provvedimento del governo Monti: l’aver dilazionato i tempi per il pagamento delle multe di Equitalia.

La protesta

Enrico Letta: voto 6.
In realtà il voto di Letta non sarebbe sufficiente, ma almeno lui ha il coraggio di rimanere in studio ed affrontare l’ira dei lavoratori in collegamento dalla Sardegna.

Roberto Castelli: voto 3.
Già da come inizia, si intuisce che, per lui, sarà una serata calda: “Sono solo 8mila gli autotrasportatori fermi, su un totale di 120mila”. Sembra quasi che voglia sminuire il valore della protesta. I problemi, secondo l’ex ministro, sono causati dalla globalizzazione, “voluta da molte persone, tra cui Monti”, e per l’entrata dell’Italia nell’euro, che ci ha messo in difficoltà dal punto di vista commerciale. Come se non bastasse, l’Ue ci obbliga a pareggiare il bilancio in tempi brevi, cosa quasi impossibile per il nostro Paese. Le categorie più colpite dai vari provvedimenti del nuovo premier sono proprio quelle scese in piazza. Alle parole di Zamparini, Castelli risponde dicendo che la Lega ha sempre criticato la globalizzazione, così come l’ entrata nell’euro. “Lei se la prende con i politici, ma ora non ci sono più” (falso: visto che Monti è sostenuto da una forte maggioranza in Parlamento, di cui comunque il partito di Bossi non fa parte). E giù l’elenco delle tasse inserite dall’esecutivo attuale. Non manca l’invito – ironico – a Zamparini a scendere in politica. E non solo: Castelli dà dell’ignorante più volte al presidente del Palermo, perché questi osa pensare che abbia lavorato allo Sviluppo Economico (in realtà stava alle Infrastrutture), e fa finta – credo – di non sapere nulla del suo ruolo nel mondo del pallone (“ma lei fa il calciatore?”). Ovviamente ce l’ha anche col pubblico “di parte”, che “fa da claque sempre contro la Lega”. Si lamenta continuamente perché non lo fanno parlare. Alle accuse fatte ai politici, replica dicendo che il problema dello Stivale, casomai, sono i 23mila dipendenti pubblici della Sicilia, contro i tremila della Lombardia”. Urla e fischi lo sommergono, ma lui non si tira indietro. “Lo sanno tutti che al Meridione tante autostrade non si pagano, così come a Roma non si paga il raccordo. Eppure la tangenziale a Milano si paga, a Torino si paga, a Bologna si paga. Abbiamo due italie: una che paga e l’altra che non paga”. In studio si rumoreggia sempre più, tanto che Santoro interviene: “Stasera così non mi piace” (ah sì? peccato che l’abbia invitato lui Castelli). Il leghista continua a sfidare tutti: “Se vogliono la rissa, l’accetto”. E ancora lamenti: “Ma devo star qui a prendere gli insulti da tutti quanti? La Sicilia è la regione che spreca di più in Italia. Siamo stufi di pagare noi lombardi. Non so se è chiaro”. Poi si becca un “rompi-coglioni” e abbandona lo studio. Fine.

Maurizio Zamparini: voto 6,5.
Mah… Si mostra un po’ capopopolo, e quindi va preso con le pinze. Eppure il presidente del Palermo Calcio, nella sua nuova veste di fondatore del “Movimento per la gente” non dice cose errate: “Da come parla, Castelli sembra che in questi anni sia stato all’opposizione. Critica Monti, ma fino a poco tempo fa usava il suo stesso modo di far politica. Ma lei cosa ha fatto per lo sviluppo?”. Col leghista ci saranno scambi di vedute molto accesi per tutta la serata. Su Equitalia: “E’ una macchina infernale inventata dai politici, in primis Tremonti; una macchina robotica a cui non frega nulla se un pensionato che prende mille euro ne paga 400 di cartelle esattoriali”. E la globalizzazione? “Castelli la critica: ma cosa hanno fatto loro per tutelarci da essa? Niente! La globalizzazione ci ha messo alla mercé del mercato estero. Dobbiamo tornare a creare turismo, posti di lavoro. Ci vuole il made in Italy”. Il vulcanico Zamparini non è entusiasta nemmeno del professore alla guida dell’esecutivo: “Monti è figlio di Tremonti”.
Deputato tedesco di sinistra: voto 6.
Per la giovane parlamentare “le manovre e le riforme non servono per uscire dalla crisi. La prova è la Grecia”. Con esse si creerebbero solo oligopoli di potere. La via d’uscita, a suo dire, è una sola: “le banche devono appartenere ai contribuenti, perché sono state salvate dai vari governi nazionali”. Non ha tutti i torti, ma forse la soluzione proposta è un po’ troppo spicciola.

Richichi del Movimento dei Forconi: voto 6.
Non convince più di tanto, ma cerca di fare un po’ il punto della situazione. Gli autotrasportatori sono in difficoltà dal 2005, grazie anche alle liberalizzazioni. Oggi il fallimento è inevitabile. “Il governo, invece di dare i soldi alle autostrade, li dia ai camionisti”. Sul rimborso delle accise dice che serve a poco, nel momento in cui gli aumenti del carburante arrivano a certi livelli, e i distributori automatici gli sembrano poca cosa per risolvere il problema (gli do ragione). Richichi rammenta anche un’altra vergogna all’italiana: “per attraversare lo Stretto, i tir pagano duecento e passa euro di pedaggio”. In effetti è veramente troppo. Senza considerare i soldi pagati in autostrada.

Ivan Lo Bello: voto 7.
Comprende le ragioni della protesta, ma anche che “impedire alle aziende di produrre fa male alla Sicilia” (giusto). Secondo l’uomo della Confindustria siciliana ci sono evidenti infiltrazioni mafiose (per questa affermazione viene da molti criticato). La soluzione è protestare nelle sedi istituzionali, specie in Regione. Infine, Lo Bello dice: “I lavoratori si sono fatti sentire, ok, ma con quale risultati concreti?”. Già, quali?

Pescatore in studio: voto 8.
Ci tiene a precisare che la sua categoria non fa politica, ma protesta contro tutti i governi. “Lavoriamo cento ore a settimana”. La pesca non ha l’accisa, è vero, ma “i pescatori consumano trentamila litri di gasolio al mese”. Non si possono sostenere questi costi. Il giovane è critico verso i rigidi controlli comunitari, considerato che molti paesi stranieri portano pesce in Italia senza rispettare le direttive europee. Dà merito all’ex ministro delle Politiche Agricole Zaia, col quale almeno veniva controllata la provenienza del pesce.

Camionista in studio: voto 7.
Spiega in maniera chiara i veri problemi della categoria. E’ contrario alle modalità delle proteste messe in atto, mentre appoggia le motivazioni. Narra delle minacce ricevute dai suoi colleghi nel caso in cui non si fosse fermato anche lui: “Mi hanno detto che il mio camion avrebbe subito dei danni”. Si arrabbia perché le associazioni di categorie non hanno fatto una buona comunicazione sulla protesta (“molti nemmeno sapevano cosa stesse succedendo”). Anche la stampa ha avuto qualche colpa, accennando alle vicende con un po’ di ritardo. Si rammarica infine che uno “ricco come Castelli non si sia confrontato con un ignorante camionista come me”.

Rappresentante dei “Forconi” in collegamento dalla Sardegna: voto 6.
Ce l’ha con Lo Bello, che ha parlato di infiltrazioni mafiose nel movimento. Afferma che dietro di loro non c’è la criminalità organizzata, né la politica. Di queste insinuazioni dà colpa alla stampa e ai sindacati, che sono “contro il popolo siciliano”. A Letta e Castelli dice: “Dovete andarvene via. Siete il vero problema dell’Italia. Sostenete un governo che massacra le imprese. Dov’è finita la vertenza per far diminuire i costi dei vostri stipendi? Dovete prendere mille euro al mese”. Chiara la critica a tutta la classe politica. E sin qui siamo d’accordo. Ma le altre soluzioni, quali sono?

Operaio sardo che fa scappare Castelli: voto 9.
Il voto alto non dipende dall’aver detto a Castelli “non mi rompere i coglioni”. Anzi, questa è una nota di demerito. Avrebbe potuto utilizzare un linguaggio diverso. Il 9, invece, lo merita per la sua tenacia e la sua rabbia, dovuti dall’esasperazione, quando dice: “Castelli, come fai a parlare così? In Sardegna si paga tutto di più. E tu lo sai. Non c’è il gas, non c’è il metano. Ma lo sai quanto costa una bombola di gas da 15 chili? 45 euro!!! La tua classe politica e quella dei trent’anni appena passati hanno messo me, a 50 anni, in cassa integrazione, con figli disoccupati! L’hai capito questo?”. C’è poco da aggiungere.

Ciro, il barista di Lentini: voto 10.
Gli scioperanti lo hanno obbligato a chiudere il proprio bar, pena l’incendio del locale. Ovviamente gli interessati smentiscono, ma è davvero una brutta storia. E’ così che si incoraggiano i giovani a tenere aperta un’attività? Bah… Da segnalare, comunque, l’adesione ad “Addiopizzo” del bar di Ciro. Cosa che gli fa davvero un grande onore.

Gianni Dragoni: voto 7.
“C’è una rivolta anche tra i banchieri”. Già. “Entro il 30 giugno, 4 istituti bancari dovranno aumentare il capitale di 15 miliardi di euro, chiedendo soldi agli azionisti. Solo Unicredit sta riuscendo nell’impresa” (anche grazie a diversi spot che inondano i nostri televisori). Le altre banche sembrano non farcela, nonostante i vantaggi che hanno avuto dallo Stato. Senza dimenticare i 116 miliardi ricevuti dalla Bce, all’ormai famoso tasso dell’1%. Tutti soldi utilizzati per comprare Bot e Btp, non certo per aiutare i poveri cittadini.

Marco Travaglio: voto 9.
Il suo editoriale verte sulle liberalizzazioni: quelle che si fanno – taxi e farmacie – e quelle che non si fanno, come banche e ferrovie. Poi c’è una terza categoria: quelle che non si possono nemmeno nominare, ovvero pubblicità e televisione. Eppure in questi giorni c’è stato l’anniversario della sentenza della Corte costituzionale del 1994, che bocciò la legge Mammì, impedendo a un privato di possedere più di due reti nell’etere nazionale. Poi “arrivò il centrosinistra, con la legge Maccanico, che permise, in deroga, a Rete4 di continuare a trasmettere”. Ma anche questa legge fu bocciata dalla Consulta. Allora ci pensò Berlusconi a regolare le sue televisioni, con la legge Gasparri, in cui si affermava che, visto l’ampliamento delle reti dovuto all’apertura al digitale, Mediaset non era più in posizione dominante. Poi c’è la pubblicità: sono passati tanti anni ma essa viene “pappata” soprattutto da Mediaset e Rai. Agli altri solo briciole. Non si riesce a fare concorrenza al duopolio. Si sperava che Monti avrebbe rimediato, ma niente. Per le assurde concentrazioni televisive nostrane, l’Italia è stata paragonata da uno studio dell’Ue all’ex Unione Sovietica. Eppure vige il silenzio. Anche da parte del sottosegretario Catricalà, che viene dall’Antitrust. Il ministro Passera ha bloccato il “beauty-contest”, vero. Ma non lo ha abolito: è necessaria l’abrogazione della legge. Poi c’è un’altra assurdità: le frequenze vinte dai gestori telefonici verranno sottratte alle piccole emittenti, e non, come sarebbe normale, ai colossi Mediaset e Rai. Le stazioni locali riceveranno per questo un indennizzo dal governo, pari a 5 milioni di euro, date ad ognuna di esse, indistintamente dal pubblico e dal numero dei dipendenti. Pazzesco. Sarebbe bello parlare di questo con Monti, Catricalà e Passera in studio, ma finora hanno sempre declinato ogni invito, scegliendo altri programmi (“Forse lì hanno divani più comodi, noi abbiamo le sedie in legno”). Sul finale, Travaglio ricorda le adulazioni nei confronti di Gianni Letta da parte di Catricalà, e non solo. Strano che sia così ben voluto. E qui l’editorialista del “Fatto”, dopo aver ricordato tutte le vicende penali dello zio di Enrico, fa un elenco della gente sponsorizzata dal medesimo: Bisignani, Pollari, Guarguaglini, Bertolaso. “Tutte persone per bene”. Letta oggi è fuori dal governo, ma lo si continua a ringraziare. Si pensi a Napolitano e Monti. Casi della vita.

Michele Santoro: voto 5,5.
Questo il suo esordio:”Si parla tanto di legalità, ma allora perché accettiamo che i nostri camion violino le regole per poter vincere la concorrenza dell’Est? Perché accettiamo l’aumento dei “costi” del mare, quando si pesca sempre meno? Perché lasciamo soli i produttori del latte contro le grosse multinazionali?”. Le varie categorie di lavoratori che stanno fermando l’Italia vogliono la legalità, ma deve essere lo Stato a porla, con regole certe, che le tutelino. “Noi invece che facciamo? Li massacriamo con Ici, Equitalia e altre tasse”. E ancora: “Si dice che i loro leader (dei movimenti, ndr) non siano presentabili. Sì? E dove sono finiti i leader nel paese che ha avuto la sinistra più forte d’Occidente?”. Santoro si augura che l’aumento delle tasse e del costo del carburante servano per salvare il debito, ma ha i suoi dubbi. Chissà che “tipo di società nascerà da queste riforme”. Inoltre difende la Sicilia dagli attacchi di Castelli, ricordando che senza la Trinacria il centrodestra probabilmente non sarebbe stato al governo per tanti anni.

I reportage. Sono tutti ottimi e aiutano a capire bene la situazione presente oggi in Italia (e forse per questo immagini del genere non vengono quasi mai mostrate sui canali televisivi nazionali). Nel primo video, ad esempio, si nota come la rabbia si sia ormai diffusa tra tutti i lavoratori: tassisti, pescatori (per loro il costo del gasolio è davvero insostenibile), autotrasportatori (da condannare quelli che tagliano le gomme a chi non vuole fermarsi). Nel secondo si entra nel vivo delle proteste, mostrando i camion fermi al porto di Palermo, con la gente in fila dalle prime ore del mattino per poter fare benzina. A tal riguardo, il popolo si mostra solidale con i camionisti. Poi ci sono i sardi, strozzati letteralmente dai debiti (la testimonianza del ragazzo che dopo 20 anni di lavoro al Nord torna nell’isola deve farci riflettere). In primo luogo i pastori, a cui i grossisti pagano il latte e il formaggio una miseria rispetto al prezzo col quale vengono poi arrivano sul mercato. E ancora: gli agricoltori siciliani che buttano le zucchine, con perdite di centinaia di migliaia di euro, e il servizio sulla Romanina, che mi lascia davvero allibito. Sul video che mostra i leghisti che manifestano a Milano, invece, c’è poco da dire: striscioni con scritto “Monti nazista” (“perché consegna l’Italia alla Germania”), parolacce, il povero Luca Bertazzoni insultato e minacciato più volte, perché colpevole di fare domande… Meglio stare zitti, anche se voglio credere – anzi, ne sono certo – che i leghisti non sono tutti così.
Tornando a Santoro, la mancata sufficienza si spiega per tre motivi:
1) Non mi è piaciuto come è stato trattato il camionista calabrese in studio;
2) Perché mettere gli interessanti interventi di Gianni Dragoni sempre a fine serata?
3) Come la scorsa settimana, ancora una volta ospiti molto discutibili. Basti vedere come è andata a finire con Roberto Castelli. Così non va bene.

Vauro: voto 8.
Due vignette su tutte. La prima: “Dittatura dei tir. Siamo l’ultimo paese europeo sotto regime camionista”. La seconda. Il Trota dice: “Papà, Martone dice che si laurea a 28 anni è uno sfigato”. E Bossi: “Tranquillo Trota. Non ce l’ha con te. Tu non ti laureerai manco a novanta”.

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