La vita davanti

di 

3 febbraio 2012

Il nostro indignado speciale, Lorenzo Chiavetta, come ogni settimana dà i voti alla trasmissione di Santoro. Un modo per riflettere, rielaborare e rimarcare gli argomenti più caldi del momento.

 

Susanna Camusso

Susanna Camusso

 

Susanna Camusso: voto 6,5.
Per il segretario della CGIL la polemica sul posto fisso è un po’ “stantia”, in quanto “nasconde l’idea che bisogna togliere le tutele ai lavoratori”. Il 31% dei giovani è disoccupato e il 50% di essi risiede nel Mezzogiorno. Di certo la recente frase di Monti sulla “monotonia” non sarà loro piaciuta. “L’Italia è un paese in cui non è fattibile il cambiamento costante del proprio impiego”. Ci sono diversi non garantiti, a causa delle forme di precariato che hanno portato a una classe di impiegati, operai et simila di serie b. Per questo, è necessaria “una riforma urgente del mercato del lavoro”. Si devono cancellare i contratti flessibili, visto che “la precarietà è una delle cause della crisi”. La Camusso difende a spada tratta il proprio sindacato, ricordando che “siamo stati gli unici a dire che bisogna colpire i grandi patrimoni, pagando in ragione di ciò che si ha”. Purtroppo la patrimoniale non verrà istituita, perché una parte della maggioranza che regge l’esecutivo è contrario ad essa. Le ricette proposte dall’Europa non trovano grandi apprezzamenti nella CGIL, “l’austerità non ci porterà fuori dalla crisi”. La situazione è grave per tutti: disoccupati, precari e chi rischia di perdere il posto di lavoro. Non ci sono soldi per gli ammortizzatori sociali, vogliono “toglierci le tutele acquisite: è una finzione che bisogna smontare”.Poi c’è la questione Fiat, “azienda molto autoritaria”, dove la Fiom si sta battendo per la libertà sindacale. La Camusso vuole gli investimenti, ma dipende dalle condizioni. L’amministratore delegato dell’azienda torinese non punta sulle vetture ecologiche, a differenza di quanto si sta facendo all’estero.

Chicca finale sul ministro del Lavoro: per la Fornero, il segretario rosso prova “simpatia per definizione”.

 

Michele Tiraboschi: voto 6.
“La riforma del lavoro verrà fatta sulla testa delle persone, con la scusa di creare posti di lavoro per donne e giovani, e porterà a uno spaccamento del Pd”. Il giuslavorista non ha peli sulla lingua, parte subito in quarta. “Tramite la riforma dell’art. 18 vogliono mettere all’angolo il sindacato per rafforzare una coalizione di centro” (riflessione molto interessante). Non è favorevole al posto a tempo indeterminato, perché “siamo 60 milioni, di cui 16 milioni sono lavoratori dipendenti, di cui tantissimi lavorano in nero”. Sulla legge Treu non è per niente critico, anzi, la esalta, ma è consapevole che il percorso è incompleto, è mancato qualcosa. Le ingiustizie sul lavoro stanno in Italia, ma pure negli altri stati. I giovani spesso si mostrano incerti: “Non hanno le idee chiare su ciò che vogliono fare, sono lasciati soli, disorientati”. Poi ci sono gli stage, una vera “tragedia”. Il tirocinio è importante, per questo non bisogna farlo a fine laurea, ma durante gli studi (concordo, purché venga proposta un’esperienza seria). “C’è una frattura tra la formazione e ciò che il mondo del lavoro vuole”. Col pensiero di Ichino si trova in sintonia, e un po’ anche con la Fiat: “Non ci sono alternative a ciò che essa propone”.

 

Studenti Bologna: voto 8,5.
Su Monti: “Lo sappiamo tutti che il posto fisso non esiste più, però il presidente del Consiglio potrebbe fare a cambio: a noi il posto di senatore a vita, a lui i lavori in nero e gli stage gratuiti”. Tra gli studenti, c’è una ragazza con due lauree a pieni voti, che fa la stagista non retribuita (la stessa condizione in cui mi trovo io oggi. Anzi, a lei va meglio: le danno 5,50 euro l’ora, a me manco quelli). I ragazzi contestano Napolitano perché pensano che sia stato improprio dargli la laurea Honoris Causa, in un momento in cui “le lauree costano tanto e valgono zero”. Hanno ragione. Una frecciatina arriva anche alla famosa “monotonia” lavorativa: “Il premier venga in banca con noi a chiedere un mutuo. Lo sa che la prima cosa che chiedono è se si ha un posto fisso?”. Già, lo sa? Critiche anche per i sindacati, che “non ci rappresentano, non capiscano cos’è davvero la precarietà”. C’è chi propone un reddito di cittadinanza (magari!), un sussidio economico che ci porterebbe agli standard europei. Tra gli studenti, anche un ragazzo con la partita Iva, solidale con gli operai della Fiom e schierato in difesa dell’art. 18.

 

Emanule, ricercatore di Oxford: voto 7.
A 28 anni è ancora un ricercatore, dunque “sfigato”. Si rivolge subito alla Camusso, chiedendo che si parli più di uguaglianza. “Nello Stivale si tassa solo il lavoro! Prendiamo i soldi dai patrimoni. Ditelo a Monti, visto che lui parla tanto di equità”. Bisognerebbe colpire con forza determinati ordini professionali, creando vera competizione. Il giovane è molto critico con i sindacati, troppo focalizzati sull’art. 18, “che è un falso problema”. Si domanda poi a chi dobbiamo il debito e perché siamo coloro che più spendono nel mondo per le pensioni (la Camusso non è d’accordo). Esse “sono mal distribuite, diamo pensioni d’oro a chi non le merita”. Pura verità.

 

Dipendenti Alitalia in studio: voto 10.
Per loro parla Fabio, il portavoce. La vicenda è inverosimile: lui e i suoi colleghi sono stati mandati a casa, non lavorano più pur prendendo comunque un compenso. Al loro posto l’azienda avrebbe chiamato dei lavoratori precari, che probabilmente percepiscono uno stipendio inferiore. Vicende all’italiana.

 

Maria, donna greca in studio: voto 7.
Conferma quanto mostrato dalle immagini del reportage in Grecia: non c’è più la classe media, la gente non ce la fa più. Nel suo paese di origine ci sono 200 famiglie senza luce e tanti bambini malnutriti. La drammaticità di ciò è dimostrata dal fatto che le onlus che dovrebbero occuparsi degli immigrati, oggi forniscono assistenza ai greci. “Italia e Grecia sono commissariati dall’Ue”, e non ne è felice.

 

Antonio, operaio Fiat in cassa integrazione iscritto alla Fiom: voto 7,5.
A Pomigliano non hanno assunto operai iscritti al sindacato vicino alla CGIL (Travaglio si domanda se non sia una violazione costituzionale dell’art. 3), né gli rcl (ridotte capacità lavorative). Pensa che la sola Panda non possa garantire la forza lavoro in terra campana. Per Ichino prova “tenerezza”, lo considera un “incapace, mi fa venire i brividi”. Molto critico anche con Marchionne, reo di non aver esplicitato il piano per risollevare la Fiat. “Non c’è innovazione del prodotto. Stiamo perdendo tutto e in tutti i settori: c’è assenza industriale. Marchionne vuole solo lasciare l’Italia”. Difficile contraddirlo.

 

Ferroviere sulla torre a Milano: voto 10.
Sono passati quasi due mesi, nel capoluogo lombardo nevica, ma lui e i suoi colleghi sono ancora lì. Il loro coraggio è da ammirare. Continuano a battersi con tenacia per poter riunire l’Italia con i treni a lunga percorrenza.

 

Gianni Dragoni: voto 7.
Impeccabile, come sempre. Prima un’accusa a Marchionne (“se la Fiat nel 2011 ha perso quote di mercato, la colpa è sua”), poi fa il punto su Alitalia, ricordando l’avventura dei “capitani coraggiosi”. L’azienda va male. Se avessimo venduto all’epoca ad Air France ci sarebbero stati meno esuberi e soprattutto meno debiti pagati dai cittadini. Il giornalista non manca di rammentare in studio che anche i sindacati, compresa la CGIL, bocciarono il piano francese, “non facendo il bene del paese”. Oggi Alitalia si è ridimensionata. I “patrioti” hanno perso più di 600 milioni in tre anni e si continua a licenziare. C’è anche la questione del monopolio garantito sulla tratta Roma-Milano, che sarebbe dovuto scadere quest’anno ma che sembra essere stato prolungato per altri 12 mesi. Che dice l’Antitrust?

 

Luca Bertazzoni: voto 9.
Il giornalista più mastino del programma. Fa le pulci sia a Bersani che a Franceschini, sulla questione “Lusi” e i 13 milioni di euro scomparsi. Sulle risposte (risposte?) di Bersani c’è poco da dire. Se la cava meglio, invece, il politico di Ferrara.

 

Marco Travaglio: voto 7.
L’incipit non è niente male: “Nel governo dei professori ne manca uno di logica”. Siamo pieni di giovani disoccupati e l’esecutivo che fa? Aumenta l’età per la pensione e riforma l’art. 18. “Tanto Monti è senatore a vita, più fisso di così…”. Poi l’editoriale vira su Michelle Martone, il sottosegretario al Lavoro di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi. Il vice direttore del “Fatto Quotidiano” ricorda tutti i messaggi della rete contro di lui, all’indomani della sua dichiarazione sugli sfigati che si laureano dopo i 28 anni. Martone “ha 38 anni, veste bene, non si sa però che faccia nel governo, visto che praticamente con la Fornero non si parla”. Ha una delega alle funzioni particolari (sarebbe?) e sostiene di essersi fatto da solo. A 26 anni ricercatore, a 27 professore associato, a 29 ordinario. E in tutte le commissioni che lo promuovono, stranamente, a dire di Travaglio, è sempre presente il professore col quale il sottosegretario si è laureato. Il padre di Martone nega di averlo mai raccomandato, ma il giornalista torinese dice che il suo curriculum fu portato addirittura a Marcello Dell’Utri. E a proposito di curriculum, il giovane componente della squadra di Monti dice di essere entrato nel governo dopo averne mandato uno a Catricalà. Ma, sempre secondo Travaglio, la realtà è che sarebbe stato raccomandato da Sacconi. Il vice di Padellaro rammenta poi altre cose sul giovane Michelle, che non sto qui ad elencare visto che sono state scritte su tutti i giornali nazionali. E proprio per questo motivo merita un voto in meno (poco originale). Fuori dall’editoriale critica Lusi ma soprattutto i partiti e i rimborsi elettorali, che in realtà sono finanziamenti pubblici, dato che i loro importi sono spesso maggiori alle spese. E non parliamo poi della legge che prevede che essi vengano concessi per 5 anni anche qualora la legislatura finisse prima. Sul tema ilfattoquotidiano.it ha lanciato una proposta (chi volesse saperne di più, può cliccare qui).
  

Michele Santoro: voto 6,5.
Entra sulle note delle Marsigliese, salutando il grande Riccardo Iacona di “Presa Diretta”, seduto tra il pubblico, il quale “fa parte della Rai che ci piace”. Poi cita Eugenio Scalfari, che in un suo editoriale ha affermato di sentire nell’aria le note dell’inno francese, e quindi un estremo bisogno di fratellanza, uguaglianza e libertà. Ma la Marsigliese, dice il conduttore, non può essere cantata dal Pd, vista la vicenda Lusi e i tredici milioni di euro sottratti al partito, di cui alcuni trasferiti all’estero e tornati in Italia scudati. “Come fa un partito serio ad accettare che al suo interno agiscano fondazioni diverse, con casse diverse, che fanno l’uso che gli pare dei soldi? Come si fa ad accettare che Lusi voglia aiutare Rutelli, che non sta più nemmeno nel Partito Democratico? Tutto questo è normale?”. Direi di no. Questa gente siede in Parlamento, “ci rappresenta”. E noi italiani? Possiamo cantare la Marsigliese “ora che lo spread è sceso sotto i 380 punti?”. No. Ciò che è successo in Portogallo e in Grecia lo dimostra: “Lì hanno tagliato tutto, anche i posti di lavoro. Ma tuttora rischiano il crac”. In Italia è aumentato il prezzo del carburante e della merce al supermercato. E presto avremo delle sorprese anche per luce e gas. Ci si avvia verso “una recessione che potrebbe essere del 3%”. Eppure, in questo momento “ci dicono di non fare domande scomode al conducente (Monti, ndr)”. Ma Santoro non demorde, e si rivolge direttamente al premier, chiedendogli di venire nella sua trasmissione, di certo meno accomodante di tante altre (e, aggiungo io, dove si fanno parecchie domande). L’anchorman salernitano menziona poi Tremonti, che nel suo ultimo libro scrive: “La finanza riduce la democrazia, governando in maniera diretta, tramite i tecnici: è un fascismo finanziario”. Una frase che negli Usa, probabilmente, avrebbe suscitato diverse polemiche.
I video-servizi sono ottimi, come sempre. Prima vediamo i pescatori marchigiani e campani in sciopero contro il costo della nafta, incazzati neri con i colleghi che decidono di lavorare nonostante lo stop; poi c’è l’ex operaio greco, disoccupato, chiuso in casa; che non usa la macchina e non apre a nessuno per paura che gli taglino i fili della luce, e la gente numerosissima alla mensa dei poveri, segno che la crisi, in Grecia, paese dove i cittadini sono ormai in rivolta contro i politici, sembra aver raggiunto un punto di non ritorno (licenziamenti anche nelle tv). La testimonianza della commessa senza contratto rinnovato solo per essersi iscritta a un sindacato è incredibile, così come lo è la situazione di tante altre come lei, impiegate con contratti fasulli e buste paghe dimezzate. Addirittura c’è chi viene molestata sul lavoro, ma decide di non denunciare per paura di perderlo. Pazzesco. Sul servizio su Melfi, invece… preferisco non dire nulla, mi ha veramente inquietato.
Il voto complessivo di Santoro sarebbe potuto essere superiore al 7, se non fosse che egli interrompe malamente Fabio, il lavoratore Alitalia; fa lo stesso col ferroviere sulla torre a Milano e manda l’intervento di Dragoni, interessante come sempre, tardissimo (ieri alle 23:37), cosa che avviene ogni settimana. Risulta buona, invece, la scelta degli ospiti in relazione ai temi trattati.

 

Vauro: voto 8.
Queste le vignette che ho scelto: 1) Casa Rutelli. Palombelli: “Tesoro…”; Rutelli: “Ancora con sto tesoro? Cazzo, Barbara. Non ti ci mettere pure tu!”. 2) Honoris causa: Napolitano laureato a 86 anni. Bossi: “Visto, Trota? Non è mai troppo tardi”.

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