Le solite critiche a Scienze della Comunicazione

di 

6 febbraio 2012

Ecce Bombo

Clicca qui per vedere il video:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=-w9EBTB8a3Y

Nanni Moretti è uno dei miei registi preferiti. Ho visto quasi tutto di lui.
Per questo ogni tanto mi piace andare su YouTube per riguardare qualche spezzone famoso dei suoi film.
Uno di questi lo trovate riportato all’inizio di questo post, il famosissimo “Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose”.
E’ sempre un piacere rivedere tali filmati, ma oggi mi sono incazzato parecchio.
No, no… il grande Nanni non c’entra nulla, tranquilli.
Me la sono presa dopo aver letto il primo commento che si trova al video di cui sopra. Ve lo riporto di seguito:
“Al giorno d’oggi lei sarebbe certamente laureata in scienze della comunicazione”.
Ecco, mi sono rotto di sta cosa che la facoltà in cui mi sono laureato a Urbino debba essere sempre smerdata dappertutto. Non bastavano già i vari Mentana, Vespa e Gelmini: pure gli utenti di YouTube!
Ma porca miseria… io non dico che Scienze della Comunicazione sia il corso di laurea più difficile al mondo. Ma non è neanche una passeggiata come si cerca di far credere; né tanto meno si studiano stupidaggini, come sostengono in molti.
La comunicazione è una cosa fondamentale, specie in Italia, ed è proprio perché viene sottovalutata che ci siamo ritrovati per tanti anni come premier Silvio Berlusconi.
Se si vogliono fare delle critiche alla struttura della facoltà, ai testi di studio adottati dai professori e a tutta l’organizzazione in sé del corso ben vengano.
Ma pensare che sia da sfigati studiare la comunicazione, in un paese malato come il nostro di televisione e con la memoria cortissima, credo sia una vera scempiaggine.
Gli sfigati sono quelli che pensano questo.
P.s. (scusate il post estremamente partigiano, ma quando ci vuole ci vuole)

6 Commenti to “Le solite critiche a Scienze della Comunicazione”

  1. Riccardo Silvi scrive:

    Chiavetta!!!! Sei un grande!!!

  2. Lorenzo Chiavetta scrive:

    Troppo buono, Richard…
    :)

  3. Francesca Argentati scrive:

    Purtroppo l’ignoranza è un bene sempre più condiviso, così come l’abitudine di fermarsi alle apparenze. Per molti scienze della comunicazione significa “scienze dei telefoni”, e che je devi di? Dove l’ignoranza parla l’intelligenza ride. Non prendiamocela, dimostriamo invece cosa significa essere comunicatori, preparare 40 esami in 3 anni con minimo 3 libri per corso, sapere interpretare un testo e farlo proprio, e vi assicuro che chi studia materie scientifiche ed è solo capace di studiare a memoria ha serie difficoltà a intraprendere il nostro percorso! Si è dato finalmente un titolo di studio al giornalismo, alla pubblicità, al cinema. Ragazzi il problema sta nel nome del corso di laurea. Com’è che dopo la triennale, quando mi chiedevano “in cosa sei laureata?” – “in SDC” la risposta era “ah” mentre dopo la specialistica, alla parola “giornalismo” la reazione è tutta un’altra? E’ questione di semantica.
    Dopodichè è vero, la triennale è una sorta di tuttologia, cosa che io ritengo necessaria per farsi una cultura e poter poi scegliere un ramo specifico. Non è di certo un’ università difficile, ma ha le sue difficoltà al pari di qualsiasi altra, ed il fatto che siano materie umanistiche che significa? Lettere, beni culturali, servizi sociali, scienze della formazione? Perchè non sono altrettanto denigrate? Perchè SDC è nuova. Tutto qua.

  4. Lorenzo Chiavetta scrive:

    Sposo in pieno il pensiero di Francesca. Quando non si conosce una facoltà, è facile giudicarla per luoghi comuni.

  5. sebastianodp scrive:

    Posto che sono d’accordo su quanto scritto, dissento parecchio su quel “chi studia materie scientifiche ed è solo capace di studiare a memoria”…e qui mi dispiace ma si ricade a commettere lo stesso peccato che si sta cercando di condannare. Chi studia materie scientifiche non può proprio permettersi di imparare a memoria qualcosa. L’unico modo di studiare materie scientifiche (e scienze della comunicazione, come dice il nome, lo è) sta proprio nel NON imparare a memoria. Altrimenti di imparare, di capire, di comprendere, di ragionare, non se ne parla proprio. Secondo errore, perchè si parla di “chi studia materie scientifiche” come se la comunicazione (e sue estensioni, linguaggio del corpo, PNL, etc) non lo fosse?

  6. Francesca Argentati scrive:

    Sebastiano, ti rispondo a un anno di distanza non avendo più visitato questo sito: correggo la mia affermazione, è giusto quanto dici, ogni materia e corso di studi richiede capacità interpretativa e ragionamento, quello che intendo dire è che se le scientifiche come ad esempio legge richiedono l’apprendimento mnemonico di articoli e nozioni che poco richiedono all’elaborazione dei dati (anche se, ovviamente, ciò che viene studiato va anche inglobato e capito al di là del mero imparare a memoria) le umanistiche basandosi su aspetti spesso filosofici e psicologici richiedono uno sforzo interpretativo in più, e che chi è portato per la matematica e quindi alla logica trova difficoltà nell’approcciarsi a questo tipo di studi più “astratti”. E viceversa. Non per questo le une possono essere additate come inferiori alle altre.

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