Bianchini bacchetta gli allenatori italiani: “Rischiate di più”

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21 febbraio 2012

PESARO – C’è troppo entusiasmo nell’aria. A dargli una bella spazzata ci pensa – e chi potrebbe essere, se non lui? – Valerio Bianchini, che tramite Facebook racconta le impressioni ricavate durante le Final Eight di Torino.

Valerio Bianchini

Valerio Bianchini nella splendida foto di Enrico Manna

Impressioni da Torino:
bellissimo impianto da paradosso italiano: dove c’è impianto non c’è squadra e viceversa.
Per Siena, ormai siamo al misticismo: ascoltare Simone Pianigiani è come ascoltare San Giovanni della Croce. Il basket della Verbena risulta l’ultimo luogo ove ritrovare la spiritualità smarrita, dopo Celentano.
Siena appartiene ormai a una diversa sfera del reale. Scariolo ha da sbattersi di suo, Meo Sacchetti le ha provate tutte, ma gli altri allenatori italiani protagonisti di un gioco troppo protocollare, senza colpi d’ala, senza atti di coraggio tecnico. E dire che gli allenatori sono stati da sempre i precursori del precariato e del posto mai sicuro. Cos’hanno da perdere a rischiare un po’ di più?”.

Non mancheremo di girare queste considerazioni a Luca Dalmonte, coach della Scavolini, in occasione della prossima conferenza stampa settimanale, presumibilmente giovedì, dedicata alla partita di domenica sera a Treviso, contro l’Umana Venezia.

Una considerazione su Torino: che il palasport fosse bellissimo era noto dalle ultime Olimpiadi invernali. Detto, appunto, Palaolimpico o PalaIsozaki dal nome dell’architetto giapponese Arata Isozaki, che ha concepito la struttura, sarebbe costato 87 milioni di euro. Non pochi, in verità. Ma se raffrontati a quelli spesi per l’Adriatic Arena – mai comunicati nella loro esattezza – potrebbero anche essere giustificati, proprio per avere ospitato le XX Olimpiadi invernali, nel 2007, comprese le cerimonie di apertura e di chiusura.

Detto questo, è stato deprimente seguire – in tv – le partite di Coppa Italia. In particolare per chi ha seguito anche le Final Eight di Copa del Rey trasmesse in diretta da Sportitalia. E’ vero che si giocava a Barcellona e che in campo c’era la squadra di casa, ma dal Palau Sant Jordi arrivavano immagini di tribune gremite, dal PalaIsozaki di un vuoto deprimente. A un certo punto le immagini trasmesse da LA7d portavano in casa volti conosciuti, uno a uno. Sembrava una cosa per pochi intimi. Così, se qualcuno le ha definite Flop Eight non ha tutti i torti.

Non a caso, intervistato dal Resto del Carlino, Claudio Sabatini, presidente della Virtus Bologna, ha detto che il fallimento era facilmente ipotizzabile, perché Torino è lontana dalle città del basket, difficilmente raggiungibile dalla massa e soprattutto è una città a senso unico dal punto di vista sportivo: calcio, calcio, solo calcio. A proposito di Sabatini: visto che era stato deriso da mezzo mondo sulla vicenda di Kobe Bryant alla Virtus, è doveroso segnalare che due giorni fa, intervistato da Simona Ventura, inviata a Los Angeles da Sky per seguire la cerimonia degli Oscar, ha confermato che la trattativa era vera e che non è venuto in Italia solo perché è ripartita la stagione Nba.

Sabatini – che si è chiamato fuori con Bologna – ha invitato, per il futuro, a puntare su Pesaro o Milano. La metropoli lombarda per gli sponsor, Pesaro per la passione. Invece, qui si disputerà l’All Star Game, un’americanata che non sempre muove le masse, senza i biglietti omaggio. Si sta spingendo molto il pubblico pesarese a votare i propri giocatori (Hickman, White e Jones) che sono fra i primi cinque nella classifica degli stranieri. Ma i tifosi pesaresi li vedono all’opera domenicalmente. Una Final Eight di Coppa Italia – nell’anno in cui la Vuelle è protagonista al vertice – avrebbe richiamato un grande pubblico. Altro che i pochi di Torino…

Luciano Murgia

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