Di Domenico elogia Monti

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22 febbraio 2012

PESARO – Forza Monti. Sì a più modelli socio-economici, sì a più modelli produttivi, sì alla pluralità contrattuale territoriale (gabbie salariali), sì a liberalizzazioni controllate, sì a minimi salariali differenziati per aree produttive.

La bozza Ichino è la soluzione per la nuova flessibilità che potrebbe farci uscire dalle facili contrapposizioni dell’Art. 18 del Codice dei Lavoratori.

Alessandro Di Domenico

Il consigliere Pdl Alessandro Di Domenico

La base economica manifatturiera è la nostra strategia vincente per il futuro dell’occupazione.

Infatti abbinata alla ricerca, innovazione e creatività, saranno gli assi nella manica per risollevare la testa e rilanciare il made in Italy nel mondo.

Questo percorso accompagnato dal progresso tecnologico concilierà sia il mercato del lavoro per i giovani ma, paradossalmente, anche per i più adulti (cinquantenni).

Infatti forza lavoro giovanile ed esperienza dei più adulti ed esperti, potrebbero essere un binomio vincente che porterà ad un nuovo clima sociale.

Il “modello danese” può essere applicato anche al sud? E’ più facile applicare questo modello al centro nord, mentre il modello iper liberale degli Stati Uniti potrebbe ben adattarsi al sud.

Questa considerazione è dovuta alla lettura reale del nostro tempo rispetto ad una puerile contrapposizione nord-sud.

La flessibilità del lavoro per i più adulti si traduce in formazione permanente, finalizzata ad una eccellenza qualitativa manifatturiera per il Centro Nord, che oggi si è persa, per poter essere poi reinserito sul mercato, e con la flessibilità, anche contrattuale, a garanzia dell’occupazione per ambo le parti.

Monti prenda atto che ci sono sistemi socio economici con costi molto differenti su tutto il territorio nazionale. Quindi il concetto di contratto nazionale uguale per tutti, se condivisibile nel dopoguerra, oggi è fuori tempo massimo, anacronistico visto la differenza territoriale del costo della vita, e , pertanto, inadeguato per garantire la concorrenza con la globalizzazione.

Soprattutto al centro sud, invece, occorre fare impresa (vera, reale e tanta), emanciparsi dallo statalismo e attirare il mondo imprenditoriale, nazionale ed internazionale, con la flessibilità salariale e libertà operativa senza precedenti.

L’Italia mai come in questo momento potrebbe vivere in maniera osmotica tra Sud e Nord, proprio come è successo in Germania tra quella dell’ovest e quella dell’Est.

Se offriamo una maggiore libertà d’impresa e non imbrigliamo la capacità imprenditoriale, con un maggior drenaggio fiscale, può essere lo Stato stesso che può sopperire alle carenze del sistema produttivo in quegli ambiti che non rendono snella la volontà d’impresa.

Una deregulation spinta ma controllata. Grazie Monti.

Stefano Banci, cittadino di Pesaro
Alessandro Di Domenico, consigliere comunale Pdl Pesaro

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