A che serve comportarsi così?

di 

1 marzo 2012

Delle formalità e delle ipocrisie che caratterizzano la società italiana ho parlato diverse volte (anche in questo blog), spesso con attacchi diretti che mi sono valsi mail private e commenti carichi di insulti (mi riferisco, in particolare, alle mie critiche ai protocolli di circostanza che vengono messi in atto dai falsi cattolici presenti nel nostro Paese).

Ebbene, tanto per rimanere in tema, oggi voglio parlarvi di alcune cose che sono successe a un mio caro amico, che chiamerò Alex (nome di fantasia).

Qualche settimana fa è venuto a mancare un suo stretto parente, col quale, tuttavia, non aveva grandi rapporti. A tal punto che non era nemmeno tanto sicuro di voler andare al funerale. Decide quindi di parlarne con i genitori.

Apriti cielo! Al rito d’addio deve esserci, non ci sono scuse.

Prima domanda: in casi come questi, è meglio rimanere a casa o andare controvoglia e senza spontaneità al funerale? Insomma, se uno non se la sente, è giusto che ci vada?

Andiamo avanti.

Altra regola che viene da subito sancita: bisogna vestirsi di nero, ovvero camicia, pantaloni e possibilmente giacca. Alex – ovviamente, aggiungo io – non è molto d’accordo, ma alla fine la spunteranno ancora i genitori. Unica consolazione: niente giacca.

Seconda domanda: sta scritto da qualche parte che una persona debba vestirsi di nero in caso di lutto? Dove sta il problema se ci si presenta con un abbigliamento, non dico da festa, ma normale?

Continuiamo.

Dopo aver passato la giornata ad attendere le visite per le condoglianze, la sera, il mio amico e la famiglia tornano a casa, ma anche qui ci sono delle formalità da rispettare. Già, perché non appena si inizia a cucinare, per poter rifocillarsi un po’ dopo una lunga giornata, ecco che uno dei genitori si avventa alla porta-finestra, per chiuderla vigorosamente: “Non possiamo mica farci vedere mentre banchettiamo!”.

Terza domanda: ma perché, quando muore qualcuno, non si mangia? E’ forse una forma di rispetto per il defunto?

Si va in chiesa per l’orazione funebre. Alex non vorrebbe entrare – non è credente – ma anche qui preferisce evitare questioni: si fa coraggio e va a sedersi al suo posto.

Il funerale finisce. Ci si avvia al cimitero a piedi. Ma ecco avvicinarsi subito un parente: “Getta subito quella gomma da masticare che hai in bocca! Non vorrai mica che la gente ti guardi mentre mastichi?”.

Quarta domanda: qual è il problema se si ha una Vigorsol in bocca durante un funerale? Masticare un chewing – gum deve essere considerato irrispettoso, mentre parlare in chiesa o fumarsi una sigaretta dietro la macchina, con annessa cassa da morto dentro, no?

Mi fermo qua.

Ci sono altre cose che mi sono state riferite da Alex, ma non mi va di parlarne.

Forse, e dico forse, bisognerebbe essere un po’ più se stessi, e fregarsene di quello che pensano gli altri. Certo, nella società dell’apparire nella quale viviamo oggi ciò può sembrare una cosa utopica. Ma io non credo affatto che lo sia.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>