Maresca e White, due chiavi di una sconfitta pesante

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5 marzo 2012

PESARO – In una partita di basket, le chiavi per una vittoria o una sconfitta possono essere tante. Tutte degne di considerazione.

Scavolini Siviglia-Venezia, James White

James White, deficitario in difesa, nella foto Marco Giardini

Per esempio, la (brutta, bruttissima) sconfitta con Caserta propone infiniti temi di discussione. Intanto, l’orribile approccio alla partita (dei biancorossi). Subito dopo le due facili triple realizzate da Jones, che potrebbero messo nella testa dei biancorossi false certezze. Quindi la buona prova difensiva degli ospiti che concedevano il perimetro ma offrivano pochi spazi nell’area pitturata. E da qui l’efficace attacco casertano, che in verità sembrava più un allenamento con cinque ad eseguire bene (i bianconeri) e altri cinque a guardare (i biancorossi). Logico, conseguente e meritato il più 21 (27-48). A quel punto Caserta ha smesso di giocare, limitandosi a controllare. Una melina che ha riaperto la partita, che la Scavolini Siviglia ha gettato via ancora una volta. Prima fallendo tanti, troppi tiri liberi. A proposito: i conti non tornano, perché a Flamini è stato attribuito un solo tentativo – fallito – dalla lunetta. Impossibile. Un giocatore può avere un solo libero se è un aggiuntivo per un fallo su canestro realizzato. Poiché Flamini non ha effettuato tiri su azione, è evidente che il capitano ha eseguito due liberi, falliti entrambi se il tabellino fa seguire una virgola al cognome Flamini. Dunque, troppi errori dalla lunetta (17/26 contro il 13/14 ospite). In una partita persa di 6 punti per il fallo sistematico nei secondi finali, i tiri liberi falliti sono una chiave. E così i tentativi – scriteriati – dalla grandissima distanza quando Caserta era sopra di 4 e la partita apertissima. Si doveva attaccare l’area, non sperare nelle triple taumaturgiche.

Come si può notare, le chiavi della sconfitta sono tante.

E perché allora non pensare che sia stata la sorprendente prova di un giocatore avversario a indirizzare l’ago della bilancia verso Caserta?

Smith? Troppo facile, ha segnato i 18 punti che sono la sua media abituale (18,1 a partita).

Bell? I 15 punti dell’americano sono una normalità per un realizzatore come lui.

Collins? Ha giocato una partita “normale”, con lampi importanti quando la Otto è sembrata in difficoltà. Niente di più.

Doornekamp? Certo, per un giocatore che ha una media di 7,2 punti a gara, 12 non sono male, anche se il canadese ha un record stagionale di 19.

Caserta ha chiuso con 5 giocatori in doppia cifra e di questi la vera sorpresa, forse la chiave per il successo ospite, è Giuliano Maresca. In 21 partite, ha una media di 5,9 punti a gara, con il record stagionale di 14. Quelli realizzati domenica sera sul parquet dell’Adriatic Arena, grazie a 4/7 da 2 e 2/2 da 3.

I 14 punti di Maresca sono un record per l’ex Montegranaro, che prima di domenica era andato solo tre volte in doppia cifra e due volte era rimasto addirittura all’asciutto. Le sue triple hanno inciso pesantemente, come la (non) difesa di White che pure avrebbe dovuto sovrastarlo fisicamente.

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