Imu, “risposta comune”: Pesaro e Fano spiegano

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7 marzo 2012

PESARO – “Relativamente alla nota del Sunia e dell’Apu, i Comuni di Pesaro e di Fano, congiuntamente difendono le scelte applicate che vanno a difesa dei cittadini meno abbienti, di coloro che oggi pagano più che mai la crisi”. L’assessore al Bilancio del Comune di Pesaro, Antonello Delle Noci, e l’assessore al Bilancio del Comune di Fano Riccardo Severi spiegano che “quello che gli enti pubblici oggi si trovano ad affrontare è senza dubbio il taglio ai trasferimenti più elevato che i Comuni abbiano mai ricevuto nella storia a cui si aggiunge l’inasprimento del patto di stabilità. In un momento come l’attuale saranno proprio i Comuni a dover dare le risposte di coesione sociale e di servizi alla persona che oggi più di ieri i nostri cittadini si aspettano.

Delle Noci, Ceriscioli e Arceci

Delle Noci con il sindaco Ceriscioli e il portavoce Arceci

Il periodo che stiamo vivendo richiede grande rigore, grande responsabilità ma soprattutto grande equità e partecipazione alla spesa pubblica in base alla capacità contributiva, come sancito dalla Costituzione.

E’ pertanto evidente che la scelta dei Comuni è stata quella di difendere la prima casa, considerata un diritto, applicando l’aliquota base (4 per mille) che con le detrazioni fissate dal Decreto del governo di 200 euro e con l’aggiunta di 50 euro per ogni figlio, permette a circa 3 cittadini su 4 di non pagare l’Imu sulla prima casa.

Così come la scelta sulle addizionali a difesa dei redditi più bassi ha la volontà di tutelare le famiglie meno abbienti, quelle che oggi combattono per arrivare alla fine del mese”.

I due assessori, che appartengono a due schieramenti politici differenti, continuano: “E’ del tutto evidente che la scelta di chiedere un contributo maggiore a chi è proprietario di più case possa essere comunque una scelta dolorosa, ma indubbiamente chi ha avuto la fortuna (per eredità) o per volontà e capacità (investimento) di accantonare le risorse necessarie oggi è chiamato alla solidarietà verso chi non può permettersi neppure la prima, quella necessaria alla famiglia, alla tutela della società.

Inoltre è quanto mai falso che i Comuni (in tutta Italia le scelte vanno nella stessa direzione) abbiano speculato sull’Imu poiché anche dopo l’applicazione dell’imposta (per legge) gli stessi enti percepiranno molte meno risorse che in passato poiché dall’anno 2011 i trasferimenti dello Stato sono stati quasi azzerati.

Inoltre è fondamentale sottolineare che la metà delle risorse derivanti dalla seconda casa andranno direttamente allo Stato (diversamente dal passato).

Si sottolinea altresì che il Comune di Pesaro e il Comune di Fano hanno accolto le agevolazioni e riduzioni permesse dalla legge come l’applicazione dell’aliquota minima (1 per mille) sui beni strumentali legati all’attività agricola e l’applicazione del minimo sugli immobili affittati a canone concordato (4 per mille). Nonostante la volontà espressa da parte dei Comuni (ed in alcuni casi l’unanimità del Consiglio comunale) la legge non prevede ulteriori esenzioni o agevolazioni né tantomeno distinzioni all’interno della definizione dell’aliquota.

Il lungo lavoro di confronto con i sindacati, con le categorie, con la cittadinanza, ha la volontà di applicare scelte necessarie ma eque nei confronti e a tutela di quei cittadini che oggi non si possono permettere ulteriori richieste e contestualmente di difendere i servizi sociali ed educativi, quel welfare che difende lo stato sociale di un territorio che si è sempre distinto per questo”.

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