Terremoto bianco, il sottosegretario Cecchi visita Urbino

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9 marzo 2012

URBINO – Un sopralluogo per capire. Per toccare con mano e vedere i danni provocati da quello che Matteo Ricci ha definito “Terremoto bianco”, la grande neve, il nevone.

Il sottosegretario ai Beni Culturali Alberto Cecchi ha visitato Urbino. Un incontro importante, anche perché si tratta del primo interlocutore dell’attuale Governo a venire sul nostro territorio martoriato dalla neve.

“Ha preso un impegno importante per sbloccare dei fondi di alcuni milioni di euro – ha spiegato Matteo Ricci -. I danni ammontano a centinaia e centinaia di milioni di euro tra pubblico e privato”. E’ stato chiesto lo svincolo del patto stabilità, lo stato di calamità per l’agricoltura e lo stato di emergenza per ottenere fondi. “Il sottosegretario ne ha preso atto – ha ribadito Ricci -. Ma anche per questo mercoledì 21 andremo a Roma a manifestare. Vogliamo una grande mobilitazionne per non far finire questa vicenda nel dimenticatoio come dopo l’alluvione. Serve ripristinare un meccanismo di solidarietà nazionale. ASpettiamo molti cittadini con noi il 21: il primo giorno di primavera, la fine di un inverno lungo per noi”.

Alberto Cecchi matteo Ricci

L'incontro con il sottosegretario Alberto Cecchi

Bene, per Matteo Ricci, quindi «l’impegno del sottosegretario sui beni culturali». Ma l’intera partita sugli obiettivi riconosciuti e condivisi, che il presidente ricorda a Roberto Cecchi, mentre gli consegna il dossier danni neve, «è ancora tutta da giocare». Dal riconoscimento dello stato d’emergenza, a quello delle spese immediate, passando per la deroga del patto di stabilità. Per questo, «il messaggio deve arrivare più in profondità, perché non c’è la giusta percezione di quello che abbiamo subito. E più passano i giorni, più si rischia di finire nel dimenticatoio». Così il presidente, in attesa della mobilitazione dell’orgoglio marchigiano, tiene alta la pressione. E prima del vertice con Cecchi, riempie la sala degli incisori del Palazzo Legato Albani con decine di sindaci, associazioni di categoria, amministratori. Il tema? L’organizzazione del Marche Day, in programma a Roma il 21 marzo. «L’iniziativa dovrà rafforzare e sostenere la trattativa istituzionale. Non ci saranno bandiere di partito – spiega Ricci –, solo fasce tricolori e gonfaloni. Non è una manifestazione contro qualcuno, ma vogliamo risposte. Siamo abituati a fare da soli, questa volta non è possibile». Il problema, per il presidente, va al di là delle Marche, «perché se non si ripristina il meccanismo di solidarietà nazionale, come fa il Paese a stare insieme?». I primi dettagli sul Marche Day: «Partiamo ufficialmente oggi con l’allestimento dei pullman. Porteremo a Roma centinaia di persone. Sarà un mix di persone e immagini, proietteremo le foto del terremoto bianco davanti a Montecitorio. Perché ancora qualcuno pensa che abbiamo fatto solo una settimana bianca lunga…». Condivisione in sala, dove, tra gli altri, non mancano Corbucci, Ceriscioli e Aguzzi. «Ogni sindaco e associazione farà la sua parte nella sensibilizzazione. Come nell’emergenza neve». Nessuno si tira indietro, anche perché, «se siamo stati in grado di gestire i giorni della calamità, non ci spaventa organizzare una giornata del genere…». Ricci aggiunge: «Sono in contatto con tutte le province marchigiane, anche loro si stanno mobilitando perché la giornata unisce i temi dei danni causati dalla neve e dall’alluvione dello scorso anno. All’interno del Cal (consiglio autonomie locali, di cui Ricci è presidente, ndr), ho registrato l’appoggio del Crel (consiglio regionale economia e lavoro)». Poi snocciola i dati aggiornati sui danni, ma ancora parziali: «Solo come ente Provincia, per l’emergenza stimiamo 5 milioni di spesa; 11 milioni di danni alle strade, 6 milioni nelle scuole. Per i Comuni, 78 milioni di danni. Dalle associazioni di categoria, si sono registrate 1720 segnalazioni e 150 milioni di danni. Ogni azienda ha avuto, come minimo, un calo del fatturato pari al 40 per cento». Cifre che Ricci ribadisce nella sala convegni di Palazzo Ducale, nell’incontro con Cecchi, mentre scorrono le immagini della nevicata record. Gli interventi dei sindaci Corbucci, Francesco Baldelli, Giuseppe Lucarini, battono sul dente dolente, il patto di stabilità. «Ripensiamolo – è il coro -, ormai gli enti locali deprimono l’economia». Oriano Giovanelli, relatore alla Camera, con Stefano Saglia, dell’emendamento che libera dal rifinanziamento-accise il fondo nazionale di riserva per le emergenze (600 milioni, ndr), avverte: «Dalle posizioni manifestate dal ministero dell’Economia, penso che la partita non è chiusa. Temo che in Senato ci sarà un tentativo di fare retromarcia». Poi aggiunge: «Rifinanziamo la legge del’93 per Urbino e il Montefeltro». Mentre per Massimo Vannucci «dall’inizio della vicenda il quadro normativo è cambiato, anche grazie al lavoro del parlamento. Ma ora serve il riconoscimento del governo». Il sottosegretario ascolta anche gli interventi di Lorenza Mochi Onori, Maria Rosaria Valazzi e della dirigente regionale al ramo Paola Mazzotti. Poi annuncia: «I danni sono importanti ed evidenti, testimoniati dai cedimenti e dai crolli sulle cinte murarie. Il livello di collaborazione istituzionale, qui, ha funzionato ottimamente». Sui fondi: «Per i primi interventi sui beni culturali – spiega il sottosegretario – attingeremo ai fondi di riserva del ministero. Arriveranno subito 4 milioni di euro, un milione sarà destinato al convento di San Bernardino. Va presidiata anche la questione dell’otto per mille. Perché va bene l’impegno umanitario per le carceri, ma i beni culturali sono la caratterizzazione dell’Italia, il vero motore di crescita economica. Rappresenterò anche le vostre necessità che vanno al di là dei beni culturali, nelle sedi opportune, nella dimensione e con la qualità che questo territorio si aspetta». Prima di partire, destinazione Valmarecchia, il sopralluogo al convento di San Bernardino, con il prefetto e gli amministratori.

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