All Star Game, il pagellone

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12 marzo 2012

PESARO – Va in archivio anche l’All Star Game 2012, non molto amato dai giocatori come testimoniano le numerose defezioni dell’ultimo minuto, ma che serve alla Legabasket e alla Fip per farsi belle agli occhi del pubblico, nonostante i numerosi problemi che affliggono il basket italiano, alle prese con una crisi che potrebbe produrre numerose vittime nella prossima estate. Da ridiscutere anche la partnership con le televisioni, con La7 non soddisfatta dell’accordo e con Sportitalia pronta a subentrare, dopo essersi aggiudicata l’esclusiva per i match della Nazionale Italiana. Nonostante le premesse è andato in scena comunque un bello spettacolo, grazie soprattutto all’eccellente organizzazione della RCS, professionale in tutti i suoi elementi.

 

I PIU’ DELL’ALL STAR GAME:

 

All Star Game 2012

All Star Game 2012

Pesaro: Risponde alla grande alla chiamata del grande basket, portando all’Adriatic Arena oltre ottomila spettatori, numero sicuramente incrementato dalla vendita di biglietti ai giovanissimi a 3 euro, operazione di marketing condivisibile per far conoscere il basket alle nuove leve.

 

James White: Onora il grande Alphonso Ford, indossando la sua canotta numero 10 sotto la curva a lui dedicata, con due grandi schiacciate che fanno saltare il pubblico dai seggiolini, voto 10 in tutti i sensi.

 

Daniel Hackett: Si merita il titolo di MVP della serata, credendoci dall’inizio, pungolato anche dalla stoppata subita da l”amico” Hickman, decisivi i suoi canestri quando gli avversari ritornano in scia, Pianigiani comprende la voglia del pesarese di esaltarsi davanti al suo pubblico e lo lascia in campo più di tutti.

 

Scavolini Siviglia: Aiutati dal giocare in casa, tutti e sei i biancorossi hanno ben figurato, con Cavaliero e Hickman, eliminati per un soffio nella gara del tiro da tre, Cusin sveglio sotto canestro e il solito Jones tutto triple e rimbalzi, Ciliegine sulla torta i successi individuali meritati di James White e Daniel Hackett.

 

Federica Pellegrini: Arriva nell’ultimo quarto per stare vicino al fidanzato Filippo Magnini, subito circondata dai fotografi che si disinteressano di quello che succede sul parquet, per riprenderla in tutta la sua avvenenza. Auguriamo alla bella nuotatrice veneta, un’estate londinese piena di soddisfazioni.

 

Tecnologia: Nota di servizio per gli addetti ai lavori, il palazzetto di Pesaro è uno dei pochi impianti italiani importanti a non permettere l’accesso diretto internet alla stampa, nel 2012 è impensabile lavorare senza essere sempre collegati, con una semplice password – come successo per l’All Star Game – si risolverebbe il problema, restiamo in fiduciosa attesa.

 

I MENO DELL’ ALL STAR GAME:

 

Lega Basket: In quindici anni di onorata carriera, l’Adriatic Arena non è mai stata considerata dai vertici della pallacanestro italiana, con due soli All Star Game – quello del 2012 si sarebbe dovuto giocare a Trieste, prima della tragica morte di un operaio nell’installazione del palco – e una sola amichevole disputata dalla Nazionale, mai una Final Eight di Coppa Italia, mai una partita decisiva degli azzurri per le qualificazioni a un torneo importante, se per gli eventi europei la lontananza da un aeroporto può rappresentare un problema, per i tornei italiani Pesaro per la sua collocazione geografica dovrebbe essere una priorità nelle scelte dei vertici del basket. Questo pubblico si merita di più.

 

Arbitri: Non pretendiamo che si comportino come i colleghi d’oltreoceano, che sorvolano sulle “passeggiate” prima di una schiacciata nel nome dello spettacolo, ma cercare di ergersi a protagonisti punendo innocui blocchi e sanzionando un fallo antisportivo in un match di esibizione come l’All Star Game, ci sembra francamente eccessivo. Gli unici fischi della serata se li sono presi la terna arbitrale.

 

Chris Douglas Roberts e Dee Brown: Due nomi per simboleggiare lo scarso entusiasmo con cui parecchi stranieri hanno affrontato l’evento. Mentre negli States arrivare all’All Star Game è un traguardo fondamentale nella carriera di un giocatore, in Italia è vissuto come una scocciatura in un weekend che potrebbe essere di vacanza. Una maggiore professionalità non guasterebbe.

 

Gara del tiro da tre: Eliminatorie un’ora prima della partita, senza diretta televisiva e con la maggior parte del pubblico ancora in fila per il biglietto, un turno di semifinale avrebbe giovato alla competizione, senza allungare di molto i tempi.

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