Addio a Gino Girolomoni, padre del biologico

di 

16 marzo 2012

ISOLA DEL PIANO – Una notizia terribile. Oggi, verso le 12, è morto Gino Girolomoni. Padre del biologico a livello italiano, si è sentito male all’improvviso, all’interno della cooperativa Alce Nero a Montebello di Isola del Piano che lui stesso aveva fondato negli anni Settanta. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Fossombrone, per lui non c’è stato nulla da fare. I funerali si celebreranno nella chiesetta della cooperativa stessa.

Gino Girolomoni

Gino Girolomoni

“Un grande uomo, sempre 20 anni avanti”, ha scritto il presidente della Provincia Matteo Ricci sul proprio profilo Facebook, sottolineando la “grande perdita per tutti noi”. Un uomo che iniziò da sindaco di Isola del Piano a promuovere iniziative volte a valorizzare l’antica civiltà contadina.

Come ricorda il sito web di Alce Nero, “vengono organizzati corsi di agricoltura biologica, convegni che richiamano da tutta Italia tecnici, intellettuali e giornalisti. Vengono coinvolti personaggi illustri fin dall’inizio, come Guido Ceronetti, Sergio Quinzio, Paolo Volponi e Fabio Tombari. E’ da queste premesse sociali e culturali che nasce, il 13 luglio 1977, la Alce Nero Cooperativa, una delle prime esperienze agrobiologiche italiane.
La Alce Nero Cooperativa voleva essere la risposta alle domande che l’esodo dalle campagne aveva suscitato: se i nostri padri sono vissuti nelle montagne e nelle colline e nei posti più sperduti, senza strade, senza acqua in casa, senza energia elettrica, senza telefono, senza soldi, ora che disponiamo di tutte queste cose, possibile che non siamo capaci di ricavare un’economia che consenta di vivere anche in quei due terzi del territorio italiano, che la cultura dominante prende in considerazione solo per il tempo libero?”

Sempre il sito web di Alce Nero racconta del recupero, progressivo, di un territorio abbandonato da decenni. Della ristrutturazione di un antico monastero, della costruzione di una stalla, di un mulino, di un pastificio e, per ultimo, di un magazzino in legno con le tecniche della bioedilizia. Lì si alleva bestiame, si coltivano cereali, da decorticare o da trasformare in farina o pasta.

Dopo 30 anni e passa buona parte della superficie agricola del Comune viene coltivata col metodo dell’agricoltura biologica. Considerando tutto questo, insieme ai suoi 30 soci, 35 dipendenti e 7 milioni di fatturato, derivante dalla vendita di soli prodotti biologici (anno 2008), Alce Nero Cooperativa è la risposta a quelle domande.

Il padre del biologico se n’è dunque andato all’improvviso, lasciando un vuoto incredibile. Ai familiari, parenti, amici e conoscenze le condoglianze di PU24.IT.

 

Il presidente della Provincia si unisce al cordoglio per la scomparsa di Gino Girolomoni
RICCI: “ESEMPIO DI IMPRENDITORE DALL’ALTO SENSO ETICO E CIVICO”

PESARO –   Con Gino Girolomoni scompare una delle figura capaci, con il proprio lavoro, di dare lustro e conoscenza della nostra terra in tutto il mondo. Le doti di imprenditore e le lungimiranti intuizioni non sono mai state disgiunte dal grande senso etico e dal forte impegno sociale civico. Impegno che lo ha portato anche ad essere per lunghi anni Sindaco di Isola del Piano. AI tre figli e a quanti hanno saputo amarlo ed apprezzarlo le mie condoglianze e quelle della intera comunità provinciale.

5 Commenti to “Addio a Gino Girolomoni, padre del biologico”

  1. Giorgio Carana scrive:

    Un altro “caso” di morte improvvisa (chissà quanti nel mondo ogni secondo) nel nostro territorio. Una sanissima donna di 38 anni ieri a Pesaro, un altro caso il giorno prima e così via. Che ci sia un nesso con i cento e cento voli militari che rilasciano alluminio e bario sulle nostre teste? Il bario notoriamente fà schiattare le coronarie all’improvviso. Ma a nessun medico viene in mente di eseguire un’autopsia mirata. Al dolore del cordoglio la beffa di una morte inutile. Peccato. Giorgio Carana – Comitato Pesaro Tanker Enemy

  2. laura cima scrive:

    ho lavorato con lui in una fase bella e piena di speranza dei Verdi ed ho apprezzato la sua simpatia, la sua competenza e la sua passione,Con lui se ne va anche un pezzo della mia vita
    non resta che continuare, come riusciamo, per il sentiero che ci ha insegnato Addio Gino sarai sempre nel mio cuore e nella mia mente Laura Cima

  3. raethia corsini scrive:

    diversi anni fa inciampai per caso in una notizia sul sito di Biosalus : si parlava di una scoperta appena fatta nei laboratori di ricerca dell’università di Urbino su un chicco di grano ritrovato in una tomba egizia…chiamai Gino Girolomoni per accertarmi della fondatezza di quella notizia. Me lo confermò. Scrissi un racconto per celebrare una storia tristissima ma al contempo – a quel punto – bellissima che parlava di grano e di vittime del nazismo, di una vittima del nazismo: la storia è quella del grano Graziella Ra, il nome è di una ragazza che fu compagna di scuola di mio padre. Girolomoni, anni dopo, lesse il racconto per caso sul mio sito e mi scrisse. Colpito dall’aver intercettato qualcuno legato – anche se lontanamente – con quella ragazzina da cui prende il nome quel grano, Girolomoni mi contattò e con grabo mi chiese se conoscessi qualcuno della famiglia di Graziella…putroppo no, né mio padre né tanto meno io. La vita poi ha fatto il resto: nel paese in cui visse e morì uccisa Graziella oggi si intitolava a lei una parte dei giardini, in sua memoria. Gli organizzatori, che conosco bene e che sono a conoscenza di tutta questa storia, avevano invitato qualcuno di Alce Nero a raccontare la storia del chicco di grano. Avevano ricevuto l’adesione: qualcuno di Alce Nero ci sarebbe andato o comunque sarebbe stata mandata una lettera di Girolomoni. Poi ieri mi hanno chiamato: ho appreso così la notizia della scomparsa di Gino Girolomoni. Me ne dispiaccio, perché non l’ho purtroppo mai incontrato personalmente, ma il garbo con il quale mi si rivolse allora e la delicatezza con la quale parlò di quella storia, me lo fece sembrare “uno di casa”. Mi unisco al cordoglio e simbolicamente metto in un piccolo vaso un chicco di grano perché, come scrivevo nel mio racconto, il chicco di grano se non muore non porta frutto.

  4. Federico L. Montanari scrive:

    Due elementi ci avevano accomunato: l’amore per la cultura del territorio, per le nostre radici, il rispetto dovuto per tutto il creato, affidato all’uomo per curarlo come si cura un giardino, nel ripetto dei ritmi e delle regole della natura. Era stata fin dall’inizio una bella amicizia, all’interno dell’associazione L’Umana Dimora, che lo ebbe in Consiglio Nazionale.
    E una poco nota figura di naturalista forlivese della seconda metà del ‘700: il padre Cesare Majoli, dell’ordine dei Poveri eremiti di San Girolamo, che proprio nel monastero di Montebello avevano la loro casa madre.
    Insieme sognavamo di risvegliare l’interesse per questa incredibile figura di studioso che – appartenendo ad un ordine mendicante – ha lasciato solo una mole incredibile di fogli manoscritti arricchidi di splendidi disegni acquarellati.
    Ti sia leggera, amico Gino, quella terra che tanto hai amato.
    Federico L.

  5. Gemma Tavella scrive:

    Ricordo Gino Girolomoni già dai primi anni del biologico quando quei pochi pionieri come noi venivamo considerari un po’ originali e quantomeno utopisti. Non esisteva ancora il REG, CE 2092/91, ma noi siamo andati avanti e ne abbiamo vista passare di acqua sotto i ponti del BIO. Lui era uno di noi, non ha mai mollato ed ora i risultati gli danno ragione! I semi che ha seminato nella sua vita continueranno a germinare anche per le generazioni future. Così Gino sarà sempre vivo in chi lavora e in chi
    continuerà a lavorare per non inquinare la terra e salvaguardare la qualità della vita!
    Gemma Tavella,
    Terra Sana Piemonte

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>