Le 100 panchine di Salvagni. “Quante emozioni”

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17 marzo 2012

URBINO – Tre anni fa forse non ci avrebbe creduto nessuno che la polisportiva Robur Tiboni Urbino volley, targata Chateau d’Ax, avesse potuto raggiungere certi risultati. Eppure questa piccola realtà è riuscita a regalare grandi soddisfazioni ai tifosi urbinati e se ciò è avvenuto è anche per merito del suo “fedelissimo condottiero”: Francois Salvagni.

Francois Salvagni 1

Francois Salvagni esultante (foto Marco Giardini)

Qualche numero? Beh, 62 vittorie, 37 sconfitte, 225 set vinti e 156 persi per l’allenatore bolognese di nascita, jesino d’adozione, il quale oggi taglia il traguardo delle 100 presenze sulla panchina di Urbino in una partita doppiamente speciale.

Mister, 100 presenze sulla panchina di Urbino. L’esordio risale a due anni e cinque mesi fa: 18 ottobre 2009 Novara-Urbino 0-3. Si è capito subito che sarebbe stata una grande avventura…
“Non scorderò mai quella mattina. Noi avevamo avuto un pre-campionato molto difficile, dove avevamo perso tutte le partite ed eravamo molto insicuri; poi quando stavamo lì che ci allenavamo e abbiamo visto entrare in palestra gente come Tom Logan, Kirilova, Flier, c’è stato un attimo in cui abbiamo pensato: “Che ci stiamo a fare qua”. Credo che quell’anno Novara avesse una delle squadre più forti che c’è stata in Italia negli ultimi dieci anni e vincere lì, contro quella squadra, è stata una festa enorme e ci ha fatto capire che quell’anno non saremmo stati delle comparse, ma saremmo potuti essere protagonisti e infatti fu così”.

Tre anni alla guida della Chateau d’Ax e ogni stagione è sempre partito con una squadra quasi o completamente nuova; eppure i risultati sono sempre arrivati: 5°, 4° e 3° posto in campionato, l’anno scorso la Coppa Cev, quest’anno l’accesso per la prima volta alle Final Four di Coppa Italia. Merito alla società che, pur rifondando ogni volta, le ha sempre messo in mano una squadra di livello, ma anche ai suoi collaboratori, quindi allo staff tecnico, i quali l’hanno sempre aiutata a raggiungere il suo scopo: ovvero portare le sue squadre a giocare una buona pallavolo.
“Innanzitutto c’è da dire una cosa, ovvero che ognuno di noi è indispensabile. In certe realtà le cose vanno bene, perché esiste una sommatoria di fattori infiniti che fanno sì che le cose vadano bene; nel caso di Urbino c’è l’atmosfera, i Fedelissimi, la capacità della società di lasciarti tranquillo, la fortuna di avere avuto buoni giocatori. Si pensava che senza alcuni di loro sarebbe stato impossibile portare avanti questo progetto, invece sta andando avanti e sarà così anche in futuro. Il motivo è semplice: qui un giocatore riesce a dare il suo massimo, grazie a tutte queste tessere del puzzle che si sono incastonate, quindi sarebbe riduttivo che qui tutto possa dipendere da un allenatore o da un giocatore. Lo staff, invece, è un legame che si è creato e consolidato in questo periodo e che davvero è un valore aggiunto enorme. Simone (Mencaccini) mi ha sempre dato una squadra con zero infortuni e sempre al top; con Tommaso (Barbato) e Paolo (Giardinieri) riusciamo a lavorare serenamente anche quando abbiamo tutti questi impegni e ogni partita è sempre preparata nel migliore dei modi. E da quest’anno l’aggiunta di Paolo De Persio che è riuscito a dare una marcia in più allo staff e alle ragazze”.

Qual è la gara, il momento, il periodo che le ricorderà per sempre Urbino. E poi delle poche sconfitte, c’è stata una in particolare che le ha dato fastidio perdere?
“Sicuramente la settimana della finale di coppa Cev, con i tifosi sui tetti e per le strade che coloravano la città di gialloblù. C’era un’elettricità nell’aria bellissima e poi una settimana per me terminata per la prima volta con una coppa in mano; quindi, un’emozione incredibile. Non riesco, invece, a identificare una sconfitta, perché non c’ho neanche mai pensato. A volte perdere è importante perché è l’unico modo per fare un passo avanti, però avendo vissuto così bene queste stagioni devo dire che l’ultima partita ti lascia sempre l’amaro in bocca”.

Qual è la giocatrice, anno per anno, che l’ha impressionato di più?
“A questa non risponderò mai. In quanto siamo tutti un po’ permalosi e non sopportiamo mai che si possa fare un complimento a qualcuno e pensiamo che nei complimenti e nelle vittorie degli altri noi perdiamo. Quindi, sapendo che potrei ferire qualcuno, preferisco non citare nessuno”.

Che effetto le fa vedere le sue ex giocatrici giocare e fare la differenza in club importanti?
“Se grazie a me e grazie a Urbino, alcuni giocatori sono diventati di alto livello questo inorgoglisce me, il mio staff e la mia società. Altre volte dispiace perché ad alcuni giocatori hai dato tanto e magari speravi usufruire del loro contributo per più tempo. Ma è sempre un piacere vedere che il tuo lavoro ha portato grandi risultati”.

Nel corso dei tre anni a Urbino, si è visto un grande rapporto tra lei e le giocatrici che ha avuto; in questa stagione in maniera particolare, ma anche nelle altre, durante la settimana andava a parlare singolarmente con una di loro, magari in base al periodo che stavano attraversando. Ecco quanto è importante l’approccio psicologico e il lavorare sulla testa delle giocatrici, soprattutto quest’anno che in molte sono davvero giovani?
“Potrei dire è molto importante, ma il tutto è legato al tipo di stile che dai al tuo lavoro. Cerco di essere il più possibile coerente con me stesso, provando a fare quello che mi viene meglio, cercando sempre di capire la necessità dei giocatori. Delle volte è più compatibile il mio modo, il mio stile, altre quello di un mio collega”.

I tre anni di Urbino in A1 hanno avvicinato tanta gente a vedere la pallavolo. In molte partite il fattore PalaMondolce e il calore dei Fedelissimi hanno spinto le sue squadre a superarsi e a vincere gare importanti. La 100esima gara arriva proprio davanti al suo pubblico e non è una partita normale; è la semifinale di ritorno di Coppa Cev contro Busto Arsizio. Ci vorrà una super impresa…
“Per fortuna si gioca a Urbino. Perché è la partita più difficile e più importante dell’anno; non nascondiamo che stiamo soffrendo, stiamo cercando di dare il massimo e a volte non ci riusciamo, ma conta solo la vittoria e quindi sono molto felice”. L’allenatore bolognese poi aggiunge: “Per me questa gara ha un valore simbolico, per la società, per la squadra e per la città, invece, è una match importantissimo davanti ad un PalaMondolce spero gremito; e poi se noi facciamo il nostro dovere e arriviamo ad essere molto vicini alla vittoria, questo palazzetto ci può dare quel qualcosa in più per poter vincere”.

Un ringraziamento, una dedica particolare?
“Sì. 100 volte grazie a tutti”.

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