Laura, tempo indeterminato ma mutuo impossibile

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22 marzo 2012

PESARO – “Ho 30 anni, lavoro nella stessa azienda da quando ne avevo 19, ci sono entrata appena dopo il diploma. Mai in cassa integrazione, sempre puntuale in ogni pagamento, conto corrente senza problemi. Poi, il grande passo: avevo una vecchia casa di famiglia, decido di sistemarla per mettere su una mia famiglia. Così, ho chiesto un mutuo in banca…”. Questa è la storia di Laura T., una vita a Pantano, quartiere e cuore di Pesaro. Questa è la storia di una giovane donna, con la testa sulle spalle e con alle spalle una famiglia di lavoratori. Questa è una storia in cui l’Italia di oggi si specchia. E non si piace.

soldi mutuo

Continua la nostra inchiesta sul mondo dei trentenni pesaresi. Con una conferma: a prescindere da come sarà attuata la riforma dell’articolo 18 e, di conseguenza, come verrà ridisegnato il mondo del lavoro, già da oggi risulta difficilissimo accedere a un mutuo anche se si possiedono “privilegi” come un lavoro a tempo indeterminato e una casa di proprietà.

Per questo, a chi dice che con la modifica dell’articolo 18 l’Italia si potrà allineare agli altri paesi europei, sarebbe da ricordare che poi è tutto il resto del nostro paese a non essere ancora neppure lontanamente in linea con gli altri stati. Con tutto quello che ne consegue. A partire dalla banche.

 

“Tutto è partito dalla ricerca della banca per l’erogazione di un mutuo ipotecario per la prima casa” racconta Laura T., ripercorrendo le tappe del suo personalissimo frontale con la realtà.

“Ho calcolato – continua – che per lavori i dell’impresa edile, gli infissi, l’impianto di riscaldamento, quello elettrico, i mobili e i generi di prima necessità come la biancheria, i piatti o le posate servivano, restando i più bassi possibile, almeno 90 mila euro. Ho scoperto sulla mia pelle, infatti, quanto a ogni conteggio si debba poi applicare anche il costo della burocrazia: dal geometra con annesso geometra della sicurezza nel cantiere, all’ingegnere, passando per il notaio e le tasse comunali. Ma non solo: è stato strabiliante notare la differenza di prezzo, nei preventivi, tra le quattro imprese, tutte della zona di Pesaro, che avevo selezionato. Ma per questo, e chi ha avuto a che fare con dei lavori di questo genere lo potrà confermare, servirebbe un’intervista a parte”.

 

Laura T. pensava di partire avvantaggiata avendo una casa di proprietà, certamente vecchia, certamente da ristrutturare, ma posizionata in una invidiabile zona di Pesaro.

 

“Non solo – aggiunge con la forza di una sberla sul tavolo -. Con un contratto a tempo indeterminato da circa 12 anni, senza aver mai usufruito di ammortizzatori sociali, come ad esempio regime di cassa integrazione. Pensavo che non ci sarebbero stati problemi nel chiedere e ricevere un mutuo in banca. Io, fino ad ora, non avevo mai richiesto finanziamenti bancari. Neppure per l’auto. Tengo a sottolineare che quello che ho, l’ho sempre comprato con i miei soldi, lavorando. Così mi hanno insegnato i miei genitori, così sono orgogliosa di aver fatto”. E così, quando nella prima banca in cui si rivolta si è sentita dire che le sue personali garanzie non erano sufficienti “mi sono sentita cadere nel vuoto – racconta con gli occhi lucidi – Ho pensato: ma cosa vogliono di più per concedere un mutuo? Ho un lavoro a tempo indeterminato e ho un casa di proprietà. Se quei soldi li avevo, non mi sarei rivolta a una banca…”.

 

Ci può raccontare come è andata e come, alla luce della sua esperienza, ci si deve comportare?

“Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di contattare più banche, per avere maggiori alternative e un’ampia gamma di offerte. Io, per circa 4-5 mesi, ho avuto colloqui con diversi istituti bancari: dalle banche più grandi e maggiormente presenti sul territorio nazionale, a quelle di minori dimensioni che operano in particolar modo a livello locale. Tengo a precisare che, al contrario di quanto si possa pensare, gli istituti più grandi e più importanti non mi hanno proposto offerte vantaggiose, facendomi pensare che non fossero particolarmente interessati agli investimenti dei piccoli risparmiatori. Questo ha rafforzato in me l’idea che ormai, l’Italia, non è più un paese che pensa alle persone ma solo alle grandi lobby o grandi società”.

 

Poi, cosa è accaduto?

“Per tutte le banche, in merito all’erogazione del mutuo da me richiesto, le mie personali garanzie non erano sufficienti e come ulteriore avvallo, sono state richieste le firme dei miei genitori, che sono due pensionati. La cosa mi ha stupito e mi sono chiesta come era possibile che, per ottenere un mutuo per la sola ristrutturazione di una casa di proprietà, pur avendo da quasi 12 anni un contratto a tempo indeterminato, dovevo coinvolgere due persone che avevano già avuto una vita di notevoli sacrifici economici. Perché dovevano garantire per me? Non mi sembrava proprio la maniera corretta per ottenere un mutuo e per pianificare il mio futuro”.

 

Come ha cercato di uscirne?

“Mi sono rivolta nelle piccola banca nella quale ero correntista da tanti anni. Mi sono tenuta questa possibilità non come ultima chance ma direi, alla fine, come valida alternativa. La stessa banca mi ha erogato il mutuo per l’importo richiesto, a tasso favorevole e senza le garanzie dei miei genitori. Credo di aver fatto la scelta giusta ma tutto questo fa riflettere. In questo periodo di crisi economica, in questi anni così difficili, in cui ritorniamo ad essere tutti precari ricattabili dal datore di lavoro, e in cui la politica nazionale e i sindacati raramente si occupano veramente delle persone, cosa dovrà fare una persona per andare via di casa e crearsi una vita propria? E poi ci dicono che siamo dei bamboccioni, sfigati e che non andiamo via di casa… Evviva!”.

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