Articolo 18, primo sciopero da Scavolini

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23 marzo 2012

PESARO – Inizia Scavolini. Ma non è contro Scavolini. Un’ora di sciopero, alla fine del turno di oggi, per ribadire il dissenso alle modifiche che il Governo Monti vorrebbe apportare all’articolo 18. Ricordiamo che la riforma non prevede modifiche solo sui licenziamenti discriminatori, mentre attuerà una vera rivoluzione per i licenziamenti economici e disciplinari.

Articolo 18

I licenziamenti economici, definiti per “motivi oggettivi”, non prevederanno mai la possibilità di reintegro ma daranno vita a una procedura di conciliazione ed eventualmente un indennizzo economico (tra 15 e 27 mensilità). I secondi, per “motivi soggettivi”, daranno al giudice il compito di valutare la situazione e applicare il reintegro o l’indennizzo.

I motivi oggettivi validi riconosciuti dalla normativa e dalla giurisprudenza sono: soppressione della mansione cui era addetto il lavoratore; cancellazione del reparto o dell’ufficio in cui lavora il dipendente; introduzione di macchinari che fanno risparmiare sul lavoro umano; esternalizzazione; crisi o difficoltà aziendale; chiusura dell’attività.

Tutte situazioni che, in questo periodo, potrebbero diventare realtà in qualsiasi azienda. Restano dubbi, forti dubbi, su chi controllerà l’esatta situazione delle aziende una volta avvenuti i licenziamenti. E quanto tempo, eventualmente, richiederanno i controlli. E che, l’azienda in questione, non usi i licenziamenti come operazione “truccata” solo per riassumere altre persone con altri contratti.

L’articolo si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti, com’è già oggi. Per il momento rimarranno fuori gli oltre 4 milioni di dipendenti pubblici.

 

INSORGONO LA CGIL E LE RSU DI NUMEROSE DITTE

Dopo lo sciopero spontaneo dei lavoratori della Scavolini, alla Cgil di Pesaro e Urbino, stanno arrivando numerosi ordini del giorno scritti dalle Rsu delle aziende del territorio. I delegati si dicono nettamente contrari alla riforma del mercato del lavoro varata dal governo Monti e in particolare dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Criticano i provvedimenti che ritengono ingiusti e annunciano attraverso tutte le forme di protesta democratica la richiesta di una riforma equa che non colpisca i lavoratori. Vogliono, tra le altre cose, che non sia modificato l’articolo 18 perché i licenziamenti facili senza la possibilità di un reintegro deciso dal giudice, aprirebbero le porte ai licenziamenti di massa in una fase di recessione che ha colpito duramente anche il nostro territorio. Le Rsu si dicono pronte ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla Cgil e a tutte le altre iniziative di lotta. I documenti sono firmati da Rsu Berloni Spa, Rsu Ifi Spa, Rsu Magnolia Due Spa, Rsu Iterby italiana mobili Spa.

La Rsu della Biesse si spinge oltre. I 16 delegati della Fiom delle unità operative del gruppo Biesse, Biesse/Hsd e Biesse/Viet, si sono riuniti nella sede della Cgil il 22 marzo e hanno scritto un documento in cui: “ Valutano grave e inaccettabile il modo col quale il governo ha inteso concludere il negoziato sulle modifiche legislative del mercato del lavoro. E’ estremamente negativo guardare solo ai mercati finanziari – aggiungono -, è decisamente penalizzante demolire l’effetto deterrente contenuto nell’articolo 18 quale norma fondamentale di tutela per far valere l’insieme dei diritti”. Le Rsu Fiom del gruppo Biesse poi, chiedono anche alla Direzione aziendale di “esprimere un dissenso per le scelte del Governo sui licenziamenti perché non risolveranno i problemi né alle imprese né ai lavoratori che oggi hanno bisogno di ben altro per stare sul mercato e affrontare al meglio la crisi”.

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