Occupazione in picchiata, allarme Cgil

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4 aprile 2012

PESARO – I dati Istat sull’occupazione nella nostra provincia, nel 2011, elaborati dall’Ufficio studi Cgil Pesaro e Urbino, consegnano un quadro ulteriormente deteriorato e drammatico dell’occupazione nel nostro territorio, in particolar modo per i giovani e per le donne.

cgil

Nel 2011 l’occupazione, in provincia di Pesaro Urbino, si è attestata a 163.683 unità, in flessione dell’1,62% rispetto al 2010.

 

La dinamica appare ancora più accentuata rispetto al trend regionale che registra un calo dello 0,87% mentre in Italia il numero di occupati torna nuovamente a crescere segnando un incremento dello 0,41%.

 

Nella nostra provincia il trend negativo dell’occupazione coinvolge entrambe le componenti di genere ma è più accentuato per le donne (-2,75%).

 

Il tasso di occupazione scende al 64% rimanendo tuttavia al di sopra della media regionale pari al 62,8%.

 

Oltre alla rilevante flessione dell’occupazione, si osserva anche un contemporaneo aumento delle persone in cerca di lavoro che tornano a superare, per la seconda volta dal 2004 a oggi, le 10milaunità. Tale valore è inferiore solamente alla rilevazione del 2009, anno in cui la crisi economica ha toccato il suo apice (10.467).

 

L’incremento è particolarmente accentuato per la componente femminile (+46,67%) mentre il trend è quasi costante per gli uomini (da 4.612 a 4.698 pari a +1,86%).

 

Il tasso di disoccupazione sale al 5,8%: era il 4,7% nel 2010 e il 5,9% nel 2009.

 

In riferimento ai giovani tra i 15 e i 24 anni si registra un forte deterioramento del contesto occupazionale: il tasso di disoccupazione sale di oltre dieci punti percentuali e si assesta al 21,4%.

 

 

 

“Dietro a questi numeri ci sono persone, vite, famiglie e disperazione – commenta la Cgil-. Sono dati che purtroppo avevamo ben presenti attraverso la lente del nostro lavoro quotidiano nei luoghi di lavoro e quella dei servizi dei patronati. Occorre intensificare gli sforzi condivisi delle parti sociali: associazioni di categoria, del sistema creditizio locale e delle istituzioni per fare in modo che questa fase di crisi possa essere affrontata senza lasciar solo nessuno e utilizzando tutte le risorse e gli strumenti a disposizione della rete locale nel modo più efficace possibile e attraverso un serio lavoro di coordinamento territoriale di tutti. Allo stesso tempo è necessario che siano poste nuove basi per la crescita e per lo sviluppo senza i quali è impossibile vedere la fine di questo baratro.

 

Per questo pensiamo che aprire il varco nell’art.18 per i licenziamenti economici sia quanto di più sbagliato si possa immaginare poiché, al contrario, occorra garantire tutti gli ammortizzatori sociali necessari per questa fase lunghissima e pesante di crisi economica, rilanciare l’occupazione stabilizzando il lavoro e far crescere il potere d’acquisto di stipendi e pensioni, restituendo al lavoro la centralità che per alcuni sembra perduta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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