Ditelo a Napolitano. Gli studenti si riscaldano con Ricci

di 

16 aprile 2012

PESARO – Il ghiaccio viene frantumato alle 8.45 da un ragazzo con i lunghi capelli rossi raccolti in una coda. Si alza, si avvicina al microfono e, con una consapevolezza da fare invidia a molti opinionisti televisivi, lancia sul tavolo un tema che arriva dritto dritto, al prossimo 25 aprile, come una freccia: “Ma oggi c’è bisogno ancora della resistenza? C’è bisogno della difesa dei diritti in Italia? Abbiamo un Governo tecnico. E questo presupporrebbe poi un nuovo inizio della politica. C’è, oggi, ancora un bisogno di resistenza?”. E ancora, subito dopo: “Presidente, ci dia un buon motivo per restare in Italia e non fuggire all’estero”. Risponderà Napolitano. Al presidente della Repubblica, che il 25 aprile sarà a Pesaro, in piazza del Popolo, il “nostro” presidente, Matteo Ricci, selezionerà e consegnerà personalmente le domande che gli studenti delle classi V degli istituti della nostra provincia invieranno. Il cerimoniale del capo dello Stato, infatti, sarà rigido anche dal punto di vista della tempistica: non saranno ammessi “faccia a faccia” con gli studenti. Si ovvierà in questa maniera. E per ottenere questo, per coinvolgere ragazzi che in un futuro molto prossimo si troveranno a decidere della loro vita (Quale università? Quale lavoro? All’estero o in Italia?), sono state organizzate tre assemblee con tre istituti differenti (oggi il Mamiani, seguiranno giovedì 19 il Cecchi, sabato 21 il Marconi). In contemporanea, poi, saranno spediti questionari a tutte le restanti scuole. Facile, il concetto: ditelo a Napolitano, tre pensieri sull’Italia e sul vostro futuro. Il dossier in questione comprenderà anche dei videoclip (vedi spazio video sulla home page con i primi interventi). Un esperimento, un laboratorio di idee, sicuramente coinvolgente. Anche per il momento storico che stiamo vivendo rispetto alla politica e alle istituzioni. “Il contributo dei ragazzi sarà fondamentale – ha ribadito Ricci – tanto più in tempo di crisi. Perché anche con questi strumenti, daremo voce alle nostre proposte per il nuovo modello di sviluppo. Sicuri di avere il miglior interlocutore possibile”.

Gli studenti del Mamiani questa mattina con Ricci

Questa mattina, nell’aula del consiglio provinciale, il presidente Matteo Ricci ha dato il via agli incontri accogliendo gli studenti delle classi V del Liceo Classico di Pesaro. “L’arrivo di Napolitano – è stato il preambolo di Ricci – significa che dobbiamo ricordarci continuamente che noi veniamo dai valori di risorgimento e resistenza. I due nostri pilastri. Ma abbiamo bisogno costantemente di ripuntellarli”.

Ricci, ancora prima di Napolitano, ha provato a sviluppare una possibile interpretazione delle tracce messe sul tavolo dagli studenti: “Questa è la domanda delle domande – ha spiegato rispondendo al primo ragazzo -. Il 25 aprile è un modo per ricordare i valori di fondo dell’unità d’Italia. L’anno scorso abbiamo rimesso in fila i valori dello stare insieme, cogliendo l’importanza del 150esimo. Abbiamo visto e conosciuto i pensieri e le azioni, le convinzioni di chi ha portato all’unità d’Italia: Cavour, Mazzini, la combattività Garibaldi, varie figure del Risorgimento italiano che ha portato all’unità d’Italia. E lì abbiamo capito che c’è un pezzo fondamentale della nostra identità. L’altro valore sta nella libertà , nell’uguaglianza e nella democrazia”. Ricci prende spunto dal viaggio effettuato ad Auschwitz: “Al di là del dolore provato visitando quei posti mi ha sconvolto il pensiero che la classe dirigente di allora, un giorno, si è riunita e ha deciso che quella tale razza era inferiore e andava eliminata. L’annientamento uomo sull’uomo. Per questo abbiamo deciso di manifestare subito e chiaramente a Cattolica, dicendo no al razzismo, dopo quanto accaduto. Anche se c’erano dei pesaresi coinvolti e alcuni, magari, pensavano che non sarebbe stato il caso di alzare un polverone. Noi, invece, non possiamo accettare che avvengano fatti così, non possiamo neanche scusare minimamente un tale accaduto. Poi, io guardo le cose dal punto di vista del padre ancor prima che da politico. Se vedi nella camera di tuo figlio immagini che inneggiano al razzismo non fai nulla? La stessa cosa, chiaro, sarebbe valsa anche se c’erano immagini delle brigate rosse. Bisognava dare un segnale importante. A maggior ragione alla vigilia del 25 aprile, nella nostra terra, in un giorno in cui si affermano i valori di uguaglianza e solidarietà”.

Altro studente, altra domanda. Questa volta la parola è stata presa da una ragazza. Altro tema, sempre di scottante attualità. “Noi ci troviamo di fronte alla scelta universitaria, la cosa più difficile, perché i nostre interessi e le passioni non corrispondono a quello che ci offre il paese. Questo è il primo sintomo di una mancata appartenenza a questo Stato. Quindi senti gente che dice: vado all’estero, lascio l’Italia. Per questo, chiediamo che si inizi a dare spazio ai giovani. Anche nella nostra provincia. Possono pensarci le istituzioni darci la possibilità? Possono aiutarci ad appartenere di più allo Stato in cui viviamo, possono intervenire in questo Stato, a partire dalla nostra città, provincia, ancora prima di intervenire sui soldi? Razzismo è anche non avere uguali opportunità e modalità di accesso”. Ricci risale in cattedra, ma non è un compito in classe. L’operazione è solo quella di chi cerca solamente di interpretare l’idea di crescente distacco che le nuove generazioni stanno maturando dal nostro paese, visto come vecchio e non in grado di offrire opportunità reali. La terza domanda, la terza traccia, si rifà a un tema che non interessa solo le nuove generazioni. Anzi. “Perché Napolitano appoggia il Governo Monti che spesso va a colpire le classi più povere? – chiede una ragazza -. Prendete l’articolo 18: il lavoro c’è quando si licenzia di più? Perché non si vanno a colpire le persone che potrebbero permettersi il peso di una crisi?”. Ancora: “Parliamo di valori ma bisogna essere anche pragmatici – ha chiesto un’altra studentessa -. Qui si parla del nostro futuro. Come possiamo favorire il ricambio della classe politica e che questa crei poi un vero cambiamento. Quindi, come? E’ colpa non solo della classica politica ma anche di noi che non ci siamo ribellati al declino politico di questo paese? Io ho 19 anni e non so cosa fare della mia vita in Italia. Voglio andare via”.

Ancora un’altra, ancora il futuro prossimo al centro di ogni discorso: “La domanda meno originale ma fondamentale è: presidente, ci dica almeno un motivo per avere fiducia nel futuro del nostro paese e non andare via dal nostro paese” ha chiesto un ragazzo.  La risposta di Ricci è partita dalla considerazione che “con questi interventi si è rafforzata l’importanza di questo momento. Un motivo per aver fiducia del nostro paese? L’incertezza che si è creata sarà recuperata solo se la politica riuscirà a dare risposte. Io, alla vostra età, vivevo il periodo Tangentopoli. Anche allora molti pensavano: sono tutti uguali, rubano tutti. Gran parte dei miei coetanei scappavano dall’Italia. O quantomeno dall’impegno politico. Alcuni invece si sono rimboccati le maniche, cercando di tornare protagonisti del cambiamento. E così ci abbiamo messo del nostro, a partire dalla nostra città e dalla nostra provincia. Non deve scattare la molla del disimpegno o la fuga all’estero. L’esperienza all’estero la consiglio, ma per poi tornare e diventare protagonisti della nostra vita”. Ricci entra anche nel merito del perché Napolitano abbia appoggiato, a suo modo di vedere, questo Governo tecnico. “Non solo appoggiato: Napolitano l’ha fatto nascere questo Governo. Perché? Ci dobbiamo ricordare dove eravamo a novembre. Eravamo come la Grecia. Andavi all’estero e se dicevi Italia ti rispondevano con: Bancarotta e Bunga Bunga. Quella era la nostra etichetta. Napolitano ha deciso di non rischiare le elezioni, quindi è nato questo governo di emergenza. Che un po’ di fuoco l’ha spento. Alcune cose mi convincono di più, altre per niente. La mia idea di base è che noi, gradualmente, o ridistribuiamo un po’ di ricchezza oppure non c’è futuro per questo paese. Altrimenti non rilanceremo mai i consumi interni. Bisogna ridare potere d’acquisto ai ceti medio-bassi. La ricchezza, anche quando non c’era la crisi, è andata sempre nelle mani di pochi. E non è solo una questione di giustizia sociale. Credo poi che la lotta all’evasione e lotta alla criminalità organizzata siano fondamentali. Bisogna aggredire questi due grandi problemi Italia. Le liberalizzazioni? Per me sono state fin troppo caute ma sono giuste. Il come è questo: ci vuole più equa distribuzione della ricchezza. Investendo, poi, su istruzione e sviluppo”.

Rinnovamento classe politica? “Con me – ha risposto Ricci ai ragazzi – sfondate una porta aperta. E’ una spinta che serve, serve un rinnovamento delle teste. Servirebbe un luogo di partecipazione per i giovani? Sì. Come il Forum dei giovani (organismo apolitico che la Provincia di Ucchielli lanciò tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, ndr). Vogliamo rilanciarlo. Serve. Ma gli ambiti possono essere vari. Io ho provato a dire il mio punto di vista – ha chiuso Ricci – ma alle vostre domande risponderà il presidente”.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>