Imprenditore tenta il suicidio, lo fermano i carabinieri

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18 aprile 2012

FANO – Non è mai giusto scrivere di un suicidio. A meno che questo non coinvolga una persona estremamente conosciuta o che il modus operandi non richieda di essere raccontato.  Non è giusto perché il suicidio, quasi sempre, racchiude storie strettamente personali, drammi difficili da interpretare e capire pienamente. Storie che a volte sfuggono anche ai più stretti componenti della famiglia, figuriamoci a dei giornalisti. In queste ultime settimane, però, in tutta Italia, le volontà di farla finita sono state in qualche modo collegate dallo stesso movente: la crisi economica, l’incertezza sul futuro, l’impossibilità di andare avanti.

Carabinieri in azione

I numeri sono delle sentenze: nel 2010 sono 193 si sono tolte la vita tra i lavoratori in proprio, 144 tra imprenditori e liberi professionisti. In attesa di sapere che numeri raggiungeranno nel 2012, aziende e lavoratori, oggi, a Roma, manifesteranno insieme al Pantheon con una fiaccolata. L’iniziativa intitolata «Silenziosamente» è stata organizzata da Federlazio, l’associazione di Pmi guidata da Maurizio Flammini, per ricordare «tutte le persone, lavoratori e imprenditori, che si sono tolte la vita per la disperazione di dover chiudere l’azienda o di aver perso l’impiego». Il nostro territorio non sfugge a questa mannaia sociale.

Due giorni fa il suicidio di Roberto Piccinetti (oggi, il funerale alla chiesa del porto di Fano) rientrava nel primo caso: persona estremamente conosciuta con annesso sgomento e incredulità di quanti, moltissimi, l’avevano conosciuto. Ieri sera, a Fano, ha tentato (o aveva pensato) di farla finita anche un altro imprenditore, 44 anni, padre di due figli, sicuramente meno conosciuto, titolare di una ditta metalmeccanica. Dietro questo gesto estremo ci sarebbero stati  diversi problemi economici. E’ stata la moglie a presentarsi al commissariato per denunciare il pericolo dopo aver ricevuto un sms dal marito.

L’uomo è stato rintracciato alle 22, in auto, nella campagna tra Bellocchi e Falcineto, ma ha cercato lo stesso di raggiungere la propria casa, per spararsi legando il fucile a una corda. Aveva appena scritto un biglietto d’addio. I carabinieri, prima di portarlo all’ospedale in stato confusionale, l’hanno dovuto disarmare saltandogli addosso.

 

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