Sacchetti, l’allenatore più amato dai giocatori

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20 aprile 2012

PESARO – Giancarlo Sacco, che – senza esagerare – è sempre abbastanza critico nei confronti dei colleghi, si scioglie quando parla di Meo Sacchetti, suo giocatore a Varese, nella Ranger che sfidò la Scavolini di Scariolo nella finale scudetto 1989/90. Fu anzi un gravissimo infortunio di Sacchetti a impedire a Sacco di giocarsela sino in fondo.

Meo Sacchetti

Meo Sacchetti

Meo Sacchetti è stato ospite, mercoledì sera, di Tiri Liberi, trasmissione di Videolina dedicata alla pallacanestro sarda in generale, ma in particolare alla Dinamo. Una presenza spiritosa, ironica, anzi autoironica, qualità che dovrebbe essere di ognuno di noi.

Raccontano che Sacchetti è uno degli allenatori più amati dai giocatori. Pozzecco, che qualche problemino lo ha avuto ora con Repesa, ora con Tanjević, ma pure con Recalcati, quando parla di Meo sembra il rappresentante della melassa. Drake Diener, che aveva giocato con Sacchetti a Castelletto Ticino e – con Pozzecco – a Capo d’Orlando, ha consigliato al cugino Travis di non perdere l’opportunità di fare altrettanto a Sassari. E quando ha potuto ha raggiunto l’ex coach. A proposito di americani – gli ha chiesto il conduttore – come reagiscono quando vengono a sapere che lei è stato uno dei più grandi giocatori italiani e ha vinto un argento olimpico, un oro e un argento europei e altro ancora?

“Intanto non è vero che sono stato uno dei più grandi giocatori italiani – ecco l’autoironia -, ma solo un buon giocatore che ha aiutato la Nazionale. Agli americani non gliene può fregare di meno. Loro vivono la pallacanestro pensando solo a quel che accade in America. Poi magari, come è accaduto con Sean May, al quale hanno raccontato che ho giocato con suo padre, possono interessarsi, ma abitualmente non si occupano di quel che accade altrove”.

Il primo posto è di Siena. Le altre lotteranno dalla seconda piazza in giù?
“Ci sono tre squadre di un altro livello che hanno avuto problemi per gli impegni di Eurolega e adesso per gli infortuni. Però sono – fisicamente e tecnicamente – di un livello superiore. Poi ci sono altre squadre, e fra queste noi, che negli scontri diretti si giocheranno una posizione migliore o peggiore nei playoff. Onestamente, in una partita secca, Siena, Cantù e Milano sono battibili, ma in una sfida su cinque o sette partite il discorso mi sembra improponibile. Anche se la pallacanestro ci ha abituato a sorprese incredibili. Noi ci troviamo in una situazione che se ce lo avessero detto a inizio campionato, nessuno ci avrebbe creduto. Ho sempre pensato di avere una buon squadra, un buon gruppo, con giocatori di talento, dove ognuno aveva il suo ruolo. Abbiamo avuto problemi di assestamento sotto canestro, aspettando Othello Hunter, la nostra prima scelta. Con onestà, dobbiamo dire che si è sbagliata la scelta puntando su Benson che, a prescindere dalle qualità, non si era ambientato. Sembrava uno scolaretto impaurito, titubante. L’abbiamo sostituito con un altro Hunter, che però aveva problemi fisici. L’ingaggio di Easley ha risolto tutto. Tony non ha qualità particolari, ma per la nostra squadra e per il suo ruolo nel gruppo dà molto anche dal punto di vista umano. Salta, corre, lavora con impegno, se riceve la palla è contento altrimenti non se la prende. Per come siamo formati, è perfetto”.

Avete rischiato di perdere in casa contro Treviso e Montegranaro…
“Prima avevamo giocato benissimo con Bologna, ma non è sempre facile. Soprattutto in casa ci siamo divertiti, ma conta anche vincere le partite quando non giochi benissimo. Ed esserci riusciti negli ultimi due impegni casalinghi è positivo”.

Ha avuto più paura al tiro decisivo di Travis Diener, che poi vi ha dato la vittoria su Montegranaro, oppure per quello da 3 fallito da Sean May?
“La paura non deve esistere. C’è solo la soddisfazione per le scelte dei giocatori, fatte da Travis e Drake che sono i nostri migliori giocatori e sanno benissimo che certi tiri devono prenderli loro. Certo la scelta di Travis è stata difficile, ma è risultata giusta. Ha tirato all’ultimo secondo con davanti un giocatore proteso nel tentativo di stoppargli la palla. Travis crede in se stessi, magari ha un po’ di incoscienza, ma soprattutto la voglia di dimostrare fino alla fine che quel tiro era suo. Buon per noi che abbia fatto canestro, è pagato per questo”. Come anticipava, appunto, coach Dalmonte nella tradizionale conferenza stampa settimanale.

Andate a Pesaro per una sfida che sembra decisiva, per entrambe.
“Contro la Scavolini Siviglia ci si gioca una sfida importante. Pesaro è reduce da una grossissima partita a Varese, pure essendo in emergenza per l’assenza di Cusin. Così facendo ha mostrato un grande carattere. Sono partiti con legittimi obbiettivi, ma noi ce l’andiamo a giocare senza avere niente da perdere, con la consapevolezza che una vittoria ci darebbe un importante vantaggio su Pesaro…”. Andrea Sechi ha voluto ricordare che Cusin era praticamente assente anche nella gara di andata, eppure la Scavolini Siviglia è stata la squadra che ha messo maggiormente in difficoltà il Banco di Sardegna che pure viveva uno dei momenti migliori della stagione.

“Pesaro è una buonissima squadra, con tre giocatori americani di altissimo livello e una qualità atletica particolare. Ma anche noi non possiamo lamentarci, se è vero che ci presenteremo con gli stessi punti della Scavolini Siviglia”.

Più importante Sacchetti per la promozione e la crescita della Dinamo, o la Dinamo per le fortune di coach Sacchetti?
“Sicuramente più importante la Dinamo. Dietro i risultati c’è sempre una società. Non può essere merito di un singolo, allenatore o giocatore che sia”.

Un commento to “Sacchetti, l’allenatore più amato dai giocatori”

  1. Giacomo Forte scrive:

    E’ sempre troppo modesto!
    La Dinamo c’era anche prima di lui ma non aveva ancora vinto nientecosì come l’exploit di capo d’orlando e le 2 perle di Castelletto Ticino.
    Grande Meo

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