Napolitano, i giovani di oggi e la buona politica

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21 aprile 2012

PESARO – I ragazzi di oggi non hanno valori, consapevolezza dei tempi che vivono né interessi collettivi. Quante volte avete sentito questo ritornello che però, puntualmente, viene smentito dai fatti. La prova che non è così, l’ennesima, è arrivata stamattina dallo Scientifico Marconi, dove i liceali delle classi quinte hanno incontrato il presidente della Provincia Matteo Ricci. Un confronto, e non una conferenza come normalmente viene intesa, in cui si è spaziato con cognizione di causa sui temi dell’attualità.

Matteo Ricci con gli studenti dello Scientifico

Matteo Ricci, al tavolo col preside Riccardo Rossini, parla agli studenti dello Scientifico

Si è fatta politica, nel senso autentico – e quindi più alto – del termine. Si è cioè dibattuto sulle problematiche dell’oggi per capire come adoperarsi per un futuro migliore. Ovviamente tenendo presente la lezione di ieri. Lo spunto è stata la visita pesarese del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 25 aprile, “un evento più unico che raro visto che normalmente il capo dello Stato presenzia alla festa della Liberazione da Roma”, ha sottolineato Matteo Ricci. E poi, dopo l’invito ad affollare piazza del Popolo per abbracciare simbolicamente il collante del Paese, “uno dei pochi che mette tutti d’accordo”, via con le riflessioni e le domande al presidente della Provincia, il quale aveva sin da subito invitato i giovani ad adoperarsi per cambiare lo stato delle cose. “La crisi ha portato a un nuovo modello di sviluppo – aveva detto Ricci – Quello del 2008, del successo facile, è ormai morto e sepolto. La sobrietà deve portare a una nuova politica che deve essere appoggiata, e spinta, da voi ragazzi”.

A rompere il ghiaccio i ragazzi della quinta F, che assieme alla professoressa Maria Grazia Vitali avevano preparato delle domande che Ricci girerà al Presidente Napolitano. Il secondo a prendere la parola per stimolare una discussione spontanea è stato Riccardo Rossini, il preside del Marconi, che ha chiesto ai ragazzi che percezione hanno del periodo che stanno vivendo. “Sentite la crisi?”. “Sì, basta andare a far benzina”, ha risposto un ragazzo. Una studentessa gli ha fatto eco tirando in ballo le aziende che chiudono e le persone che non hanno più lavoro. “Così, anche quando non si arriva a gesti estremi come il suicidio (chiaro il riferimento agli ultimi tragici episodi di cronaca anche locale, ndr), in famiglia c’è tensione”.

“Per conoscere bisogna informarsi – ha detto un’altra ragazza – ma per trovare della buona informazione bisogna scavare a fondo”. Alessandro Parisi della quinta B è andato oltre: “La politica nel nostro Paese ha fallito. Passare la mano ai tecnici è stato un errore. Costi e privilegi della nostra classe dirigente sono insopportabili”. “Ma è mai possibile che una donna come me debba studiare solo per hobby – ha continuato Angelica Montini, quinta G – Che prospettive abbiamo?”

Il presidente Matteo Ricci, da ex giovane come si è simpaticamente definito usando però un linguaggio diretto e frizzante, ha provato a controbattere alle considerazioni degli studenti ricordando il periodo in cui divenne rappresentante d’istituto di Ragioneria. “Era un momento abbastanza simile a quello che vivete voi oggi. Erano gli anni di Tangentopoli e c’era la stessa sfiducia generalizzata, lo stesso distacco tra cittadini e politica. Molti miei coetanei hanno deciso di allontanarsi dalla politica, in me invece è scattato un meccanismo inverso: bisognava cambiare lo stato delle cose, così ho voluto essere protagonista del cambiamento”.

“Oggi l’80% dei ragazzi mette tra le priorità il lavoro – ha continuato il presidente della Provincia – Fino al 2008 non era così. Molto spesso mi pongono una domanda a cui non riesco a rispondere compiutamente. Mi chiedono di indicare un motivo per rimanere in Italia. Io dico che un Paese che non mette al centro il lavoro e i giovani non ha futuro. Ci vuole una politica che redistribuisca la ricchezza. Bisogna estirpare due cancri: l’evasione fiscale e la criminalità organizzata, che ha in mano una parte consistente dell’economia della nazione”.

“Purtroppo siamo cresciuti con la cultura di Colpo Grosso – ha detto Ricci – Però voi avete, oltre alle tv e ai giornali, un’opportunità in più: la rete. Internet rende possibile la democratizzazione dell’informazione. In giro c’è anche una buona politica. Quella che non va in televisione ma in mezzo alla gente”.

La palla ripassa agli studenti. C’è chi consegna una lettera scritta di proprio pugno da consegnare a Napolitano, chi contesta i finanziamenti pubblici ai partiti o i partiti stessi e la loro ragione di esistere. Una ragazza è ammaliata da Ricci: “Dove si trova la buona politica che fa lei?”

“Non c’è democrazia senza partiti – ha ripreso la parola il giovane presidente – Il problema non sono i partiti in sé ma come sono diventati. L’anno scorso sono stato a Washington e ho parlato con alcune persone che stavano pianificando la campagna elettorale per la rielezione di Obama. Mi hanno spiegato che investiranno soldi anche negli Stati dove perderanno sicuramente, in modo da far “sprecare” risorse ai repubblicani anche laddove storicamente hanno sempre vinto. Negli States la politica è basata su una raccolta fondi che, per forza di cose, crea dei gruppi economici di interesse che condizionano. Contesto la politica fatta solo dai milionari. I rimborsi elettorali del modello italiano vanno bene, però i partiti devono impiegarli per aprire circoli, comprare bandiere, fare manifestazioni. Il problema sorge quando vengono portati in Tanzania o utilizzati per comprar diamanti da mettere in banca. Ecco perché secondo me bisognerebbe dare la possibilità di devolvere l’8 per mille ai gruppi politici. Sarebbe una cosa volontaria e la gente comprenderebbe”.

Segue un accorato discorso di un’insegnante, la professoressa di storia e filosofia Maria Teresa Pagnini, che racconta del disagio dei suoi due figli nell’andare a votare. Si spinge oltre Edoardo Amadori, un alunno, che parla apertamente di mal di pancia: “Quando dico che all’università voglio fare scienze politiche tutti controbattono chiedendomi che lavoro andrò poi a fare. Sono arrabbiato. A scuola insegnano che la storia è importante, tant’è che studiamo il nazismo e che nell’antichità per risolvere le questioni si sceglieva un tiranno. Noi che abbiamo fatto? Abbiamo mandato al governo una classe di professori che fanno una politica che si interessa ai conti e non alle persone. E poi si sente dire che i suicidi aumentano…”.

“Perché i partiti ignorano la popolazione civile?” chiede un’altra alunna. “Non ci sono spazi per noi giovani dove poter parlare e sfogare la propria rabbia”, fa un’altra.

“Voi oggi avete fatto tanta buona politica – ha concluso Ricci – Adesso sappiamo che fare la differenziata è un dovere, ma coloro i quali anni fa, quando ancora nessuno ne parlava, hanno iniziato a farla hanno fatto un atto politico. Chi fa volontariato fa politica. Chi cerca la felicità propria e contemporaneamente il bene della collettività fa politica. Io sono fiducioso. Gli incontri con voi giovani dimostrano che i ragazzi non è vero che non sono interessati a quello che succede attorno a loro. Tramutate la rabbia in qualcosa di positivo, cioè di propulsivo e costruttivo. Fate casino. Fatevi sentire”.

Due ore interessantissime concluse dal preside Rossini: “Sono orgoglioso di voi, ragazzi. Le cose oggi non funzionano perché i partiti sono fatti da individui che non funzionano. Siete voi, con le vostre idee diverse, a poter cambiare le storture”. Applausi.

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