Napolitano a Pesaro: “Estirpare il marcio dai partiti”

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25 aprile 2012

PESARO -“Rinnovamento, fiducia e unità per guardare positivamente al futuro”. Splende il sole su Pesaro ma a riscaldare sono soprattutto le parole. Quelle del presidente Giorgio Napolitano, che partono dal passato, analizzano il presente e guardano al futuro. Non senza pungere “qualunquisti” moderni, quelli che spingono per l’antipolitica. La fotografia? Quella delle 11.30, con l’inno nazionale  e la gente, il popolo, vicinissima al Capo dello Stato separato solo da una transenna: alle spalle del capo dello Stato, bambini con striscioni (“Felici di essere italiani”), anziani commossi e cinesi con macchine fotografiche, specchio di un’Italia sempre più cosmopolita, variegata e complessa dove il vecchio cerca di fondersi con il nuovissimo. Ma non sono mancate, chiaramente, riferimenti alla storia del 25 aprile. Napolitano, scusandosi per non essere riuscito a raggiungere Sant’Angelo in Vado, ha fatto deporre a suo nome una colonna d’alloro sotto il monumento dedicato ai militari dell’Esercito italiano che hanno partecipato alla guerra di Liberazione al fianco degli Alleati.

Napolitano saluta le cariche istituzionali a Pesaro

Hanno riscaldato, la piazza e non solo, le parole del presidente della Provincia Matteo Ricci che, utilizzando un palco nazionale, ha riposizionato sul tavolo i temi del Marche day, il futuro dei giovani, la questione della cittadinanza da dare a chi è nato in Italia da immigrati. E quelle del sindaco di Pesaro Ceriscioli, padrone di casa,  che ha ricordato come con l’evento di pochi giorni fa, con Lilian Segre, oltre 3000 giovanissimi stiudenti abbiamo dimostrato come i valori della liberazione siano vivi e presenti anche nelle nuove generazioni.

E’ stata una giornata storica per Pesaro, andata in diretta nazionale su Rai 1. Il presidente Napolitano è arrivato a Pesaro dopo essere stato presente, solo poche ore prima,  all’altare della Patria, a Roma, insieme alle più alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica, atterrato all’aeroporto di Rimini intorno alle 10.30, è subito ripartito in direzione Pesaro dove, dopo aver percorso l’interquartieri (tirata a lucido per l’occorrenza), è risalito per via Branca fino ad arrivare in piazza Del Popolo. Ad attenderlo il cuore di Pesaro e un palco allestito davanti le poste.

Alle 11.30, l’inno nazionale  con la gente vicinissima al Capo dello Stato, separata solo da transenne.  Poi Napolitano ha passato in rassegna le forze armate, prima di raggiungere il palco posizionato davanti alle Poste in direzione Comune.

A fare gli onori di casa il sindaco Luca Ceriscoli: “Grazie a nome della città di Pesaro, stima, riconoscenza e affetto sono i sentimenti che animano i pesaresi nei suoi confronti – ha spiegato il primo cittadino nei confronti di Napolitano – Questa festa non la intendiamo come rituale, ritrovo di politici e militari. Abbiamo cercato di espandere queste celebrazioni per cercare di coinvolgere la cittadinanza. Anche questa piazza, quel giorno, quel primo 25 aprile, era festante dopo essere stata ferita dalla guerra. Ha sofferto molto, tanto da ricevere la medaglia d’argento per l’alto volere civile. Pochi giorni fa la nostra concittadina onoria Liliana Segre ha parlato della sua esperienza di detenuta: bello ed emoziannte vedere 3000 ragazzi seguire per quasi due ore quel racconto. Quei valori di 67 anni fa sono vivi. E’ bello rimarcalo, ma purtroppo fanno più notizia gli atti razzisti di pochi che l’impegno di tanti. Grazie presidente, viva la liberazione e viva il 25 aprile”.

Napolitano a Pesaro durante l'inno

Poi è stata la volta del presidente Matteo Ricci: “Ogni ragazzino ha i proprio eroi, i miei sono sempre stati i partigiani della mia provincia. Molti ci hanno lasciato”. Nota a margine: l’intervento di Ricci è stato tagliato dalla Rai che, in contemporanea, ha preferito mandare in onda un servizio in bianco e nero sulla seconda guerra mondiale. “Alcuni partigiani – ha spiegato Ricci – sono però ancora qui tra noi a ricordarci che i valori della resistenza sono i valori portanti della nostra Repubblica. Presidente, la sua presenza è una grande riconoscimento al valore avuto dalla nostra provincia nella liberazione. Qui passava la Linea Gotica, qui più che in ogni altro posto abbiamo vissuto nelle celebrazione del 150esimo, con grande fastidio, ogni dibattito teso a spaccare l’Italia tra nord e sud. Siamo una grande cerniera geografica e valoriale, per unire la nazione e portarla fuori dalla crisi”. Altro tema caro a Ricci e a Napolitano: “Chi nasce in Italia è italiano. La nostra è una sfida di civiltà: la nuova Italia sono i tanti nati figli di immigrati, nati qui. Noi simbolicamente facciamo la nostra parte anticipando e spingendo il parlamento in questa direzione”. Poi, i temi più importanti: “Qui possiamo uscire con più giustizia e coesione. Libertà, uguaglianza, democrazia e solidarietà. Valori affermati in occasione del Marche Day: questo inverno abbiamo subìto un terremoto bianco, la grande nevicata di febbraio, con cinque vittime e milioni di danni, con Comuni già strangolati tra tagli e patto di stabilità. Noi siamo andati a Roma per ribadire che deve scattare il meccanismo di solidarietà nazionale in questi casi, altrimenti l’Italia non sta insieme. Ultima questione: quale futuro per i nostri giovani? Lei, presidente, è un modello positivo. Dopo aver girato in questa settimana le scuole superiori, le consegnerò i messaggi degli studenti, messaggi di angoscia e rabbia ma anche carichi di speranza, che richiedono una buona politica e richiedono il lavoro come elemento essenziale della dignità di un uomo. Richiedono una buona e sobria politica che investa sul sapere, sui nuovi modelli di sviluppo e sul bene comune. Non c’è futuro senza riconoscimento dei valori del passato. Ricordiamo chi siamo, stabiliamo e fissiamo una nuova partenza, rimettendo in fila i veri valori che contano”.

Sul palco, poi, è stata la volta di Vittoriano Solazzi, presidente del Consiglio regionale: “Dobbiamo riaggiornare la forza di valori, sentimenti e fermezza di quelle donne e uomini che hanno sconfitto la dittatura e ricostruito speranza e futuro del nostro paese. Dobbiamo ritrovare al più presto la forza di quei valori, un più forte senso di appartenenza e comunque responsabilità per garantire ai giovani una nuova speranza nel domani”. Solazzi cita lettere scritte da quei giovani. “Battistino: è scoccata per me ultima ora ma ho combattuto per l’ideale che è in me. Bruno: Muoio tranquillo.  Serve un esempio, il valore di un esempio – ha rimarcato Solazzi -. Deve essere in noi tutti, forte e doversoso, per guardare in questa direzione con la memoria solida del nostro passato”.

Sul palco, infine, è stata la volta di Settimio Bravi, sindaco di Sant’Angelo in  Vado. “La libertà – ha spiegato – è il terreno per costruire il futuro. Come allora ne usciremo solo se ognuno farà la sua parte con equità, ma servono segnali di riforme coraggiose. Dietro di lei, presidente, c’è un popolo intero che la segue e ha rispetto della sua figura. Il monumento di Sant’Angelo in Vado, del 28 luglio 1849, dove caddero i garibaldini era stato inaugurato da Pertini e lei oggi ha voluto deporre sua colonna d’alloro. Una testimonianza e un monito a non dimenticare”.

  1. Napolitano ha ripercorso la storia: “Esemplare fu la resistenza tra il Pesarese e l’Anconetano, per la solidarietà tra combattenti e famiglie contadine, e audacia per l’intreccio fra tutte le sue forze combattenti:  jugoslavi e italiani, angloamericani, e il riscatto dell’Italia e i soldati, il corpo italiano di liberazione… un volto unitario e corale della resistenza. Io rendo omaggio a nome delle istituzioni e commosso omaggio a Sant’Angelo in Vado per la barbara invasione fascista del 4 maggio 1944. Mi è dispiaciuto non poterlo raggiungere ma la sento vicino e non ho voluto fargli mancare la mia vicinanza. Questa festa è un simbolo, è una festa di liberazione ma anche festa di riunificazione d’Italia. Ancora adesso emergono fatti e figure della resistenza che ancora non avevano avuto riconoscenza. Si continua a  scavare nelle vicende di quel periodo cruciale. La diffusione della verità, di cui ancor oggi abbiamo acuto bisogno. Abbiamo bisogno di attingere alla lezione di unità nazionale e abbiamo bisogno della politica come impegno inderogabile. Ci si fermi a riflettere prima di scagliarsi contro la politica. Dove può portare rifiutare i partiti? Anche se hanno i limiti… Dove si è creato del marcio venga estirpato, occorre impegnarsi perché i partiti ritrovino slancio ideale e capacità nuova di proposta e governo, senza abbandonarsi a una cieca sfiducia e dar fiato a qualche demagogo di turno. La campagna contro i partiti, in blocco, cominciò prestissimo anche allora quando essi rinacquero, come l’uomo qualunque del demagogo di turno che poi diventò politico e sparì senza lasciare traccia. Oggi si sono create condizioni favorevoli per definire norme e regole e trasparenza nei partiti, con limiti e controlli per il loro finanziamento e una nuova legge per eleggere non dei nominati dai capi di partito. Sono cadute le vecchie contrapposizioni e forme di sorda incomunicabilità per concordare soluzioni indilazionabili. Non tardino i partiti a muoversi in questo senso. Non vi si opponga una sfiducia preconcetta, prevalga un serio impegno di rinnovamento. Rinnovamento, fiducia e unità per guardare positivamente al futuro. L’assillo più grande? Aprire prospettive più certe e degne per i giovani. La politica? I partiti devono fare la loro parte rinnovandosi per dare risposte ai problemi più acuti fino alla conclusione naturale della legislatura. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Sapendo che le possibilità di rilancio economico e sociale devono avvenire sulla base di una giusta ridistribuzione della ricchezza. Cittadini di Pesaro, sono convinto che potremo riuscirci, trasmettiamo questa convinzione nella giornata del 25 aprile, che resta scolpita nella nostra storia . Viva la resistenza, viva l’Italia”.

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