Imu, Bologna piange, Asti brinda e Pesaro paga “poco”

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26 aprile 2012

PESARO – Ad Asti brindano. E non è un modo di dire: da loro, l’Imu, la prima rata dell’Imu costerà mediamente 12 euro. La città capoluogo dove si pagherà di più l’Imu, a giugno, è invece Bologna. La forbice, nella città della piazza grande, potrebbe toccare la punta massima di 382 euro per la prima casa e 771,37 per la seconda. E Pesaro? Bisogna scendere fino alla posizione numero 87: da un minimo di 40,81 a un massimo di 61,22 per la prima casa, 283,06 per la seconda casa.

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“Noi siamo molto bassi come rendite catastali – ha rimarcato il sindaco Ceriscioli -. Una prima casa da noi si pagherà mediamente 40 euro mentre a Bologna si pagherà sei volte tanto”. La classifica in questione calcola l’acconto Imu di giugno per l’abitazione principale di una famiglia con un figlio a carico. Per l’abitazione principale il contribuente potrà decidere di pagare in due o tre rate, negli altri casi si pagherà in due rate e quella di dicembre sarà di conguaglio.

I dati arrivano dal Corriere della Sera che così scrive:

Potrebbe non essere più solo un modo di dire, perché l’imposta di scopo punta a dare ai Comuni le risorse per finanziare opere pubbliche atte a migliorare la vivibilità nel territorio amministrato, e tra i progetti potrebbero anche esserci musei, centri sportivi e biblioteche, o anche la realizzazione di isole pedonali che limitino il traffico per abbattere l’inquinamento.

Il tributo era stato introdotto dall’ultimo governo Prodi nel 2006 e prevedeva un’aliquota massima del cinque per mille calcolata sulla base imponibile dell’Ici. Il decreto sul federalismo municipale della primavera 2011, licenziato dal governo Berlusconi, aveva riconfermato l’imposta ma aveva dato ai Comuni il potere di identificare le tipologie di opere finanziabili e ne ha portato la durata a 10 anni. Infine, nel decreto fiscale giunto ieri a conclusione un emendamento ha ancorato l’imponibile dell’imposta a quella dell’Imu, mantenendo l’aliquota allo 0,5%. Siccome l’Imu ha una base di calcolo del 60% superiore a quella dell’Ici significa semplicemente che si è aumentata l’imposta del 60%. È molto improbabile però che questa imposta si possa trasformare in un bis dell’Imu; sono infatti solo una ventina i Comuni che hanno applicato nel tempo il tributo, lo hanno fatto praticamente tutti nel 2007 e il periodo di imposta è giunto quasi ovunque a scadenza. Lo scarso interesse da parte degli amministratori comunali si spiega facilmente con la considerazione che applicare un’ulteriore tassa ai cittadini è un metodo abbastanza sicuro per perdere le elezioni alla scadenza del mandato. Non c’è motivo di ritenere che le amministrazioni odierne possano cambiare atteggiamento, soprattutto considerando l’inasprimento della fiscalità immobiliare intervenuta negli ultimi mesi.

Certo l’occasione per le casse comunali sulla carta è ghiotta: secondo i calcoli che abbiamo fatto applicando ai valori catastali resi noti dall’Agenzia del territorio a Roma un’applicazione secca dell’imposta potrebbe portare nelle casse del Campidoglio solo con le imposte raccolte dalle abitazioni 1 miliardo e 194 milioni di euro, cui si aggiungerebbero altri 275 milioni tra negozi, box e uffici. A Milano il gettito dalle case arriverebbe a 478 milioni di euro e altri 185 milioni da altri immobili. Seguono Torino, Napoli, Genova e Bologna.

L’imposta di scopo non è l’unica novità che riguarda i possessori di case che probabilmente si troveranno di fronte ad adempimenti ancora più complicati di prima. Un aspetto che suscita molte perplessità è che non si potrà di fatto sapere fino all’autunno inoltrato a quanto ammonterà effettivamente il tributo; anche le amministrazioni che volessero decidere oggi le aliquote hanno le mani legate, perché le previsioni di gettito fatte nel decreto salva Italia sono tutte da verificare e solo dopo aver contabilizzato l’incasso del primo acconto, che va versato entro il 18 giugno, il governo deciderà se mantenere le aliquote e le detrazioni quadro previste dal decreto di dicembre. Per l’abitazione principale il contribuente potrà decidere se pagare in due o tre rate, negli altri casi si pagherà in due tranche, la rata di dicembre sarà di conguaglio. Siccome le regole dell’acconto sono uguali per tutti i Comuni, abbiamo provato a verificare tra i capoluoghi di provincia chi pagherà di più, partendo sempre dai dati catastali ma considerando solo le abitazioni in categoria A2 e A3, le più diffuse. Bologna è la città più cara, perché ad esempio un contribuente con abitazione principale e un figlio, se decide di pagare in due rate, dovrà sborsare in media a giugno 382 euro; seguono Milano con quasi 325 euro e Roma, con 310. Chiude la classifica Sondrio, con 35 euro.

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