Muti e la Chicago Symphony Orchestra incantano anche 50 pesaresi

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28 aprile 2012

PESARO – Anche cinquanta pesaresi hanno vissuto una serata indimenticabile. Soci del Circolo Amici della Lirica “G. Rossini” hanno raggiunto in pullman Ravenna per assistere a uno degli eventi musicali della stagione: il concerto della Chicago Symphony Orchestra diretta da Riccardo Muti. Era il concerto conclusivo della tournèe europea di una delle orchestre più importanti al mondo. Non a caso, è richiestissima sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo e trovare biglietti per i suoi concerti è un’impresa. Che gli appassionati pesaresi non hanno voluto perdere. Sono 150 i concerti annuali, un ogni due giorni e mezzo. Il tour europeo l’ha portata a Napoli, Roma, Brescia, Ravenna e San Pietroburgo. Quello nella città romagnola ha inaugurato – con un buon anticipo – l’edizione 2012 del Ravenna Festival.

Un momento del concerto

Per l’occasione, il Palazzo Mauro De Andrè ha offerto uno spettacolo anche in platea e in tribuna: tutto esaurito. E per una volta il concerto è iniziato puntualmente. Riccardo Muti – applauditissimo dal suo pubblico (il Maestro risiede a Ravenna ) – è apparso in splendida forma, assecondato magistralmente dai musicisti che hanno regalato un suono nitido, senza sbavature, autorevole, anzi maestoso, con archi sublimi – straordinario il primo violino Robert Chen – e fiati e percussioni raramente ascoltabili. Il programma voluto da Muti ha spaziato da Rota (Suite sinfonica da “Il Gattopardo”) a Richard Strauss (Tod und Verklärung), a Dmitrij Dmitrievič Šostakovič.

L’apertura con Rota, che ha composto pagine indimenticabili che hanno reso ancora più belli film meravigliosi, è l’omaggio dell’Allievo al Maestro. Infatti, Muti ha intrapreso un’esaltante carriera grazie ai consigli del compositore. Muti, che era figlio di un medico, cambiò la storia presentandosi al Conservatorio di Bari all’esame come privatista. Rota gli diede il massimo dei voti: “Ti abbiamo dato 10 e lode – gli disse il Maestro -. Non per come hai suonato, ma per come potrai farlo in futuro”. Muti aveva 14 anni e ha raccontato l’episodio nel libro autobiografico “Prima LA MSICA, poi LE PAROLE” (Rizzoli)

Un concerto meraviglioso, sembrava di ascoltare la perfezione di una registrazione in un palazzo dello sport.

Il pubblico è rimasto incantato, anche se non ha riservato i 20 minuti che Muti e la Chicago Symphony Orchestra hanno ricevuto al Teatro dell’Opera di Roma.

Per bis, il Maestro ha proposta uno dei suoi brani preferiti, “La forza del destino”. E anche Verdi ha conquistato una meritata ovazione.

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